La «norma giusta e doverosa», come la definisce Berlusconi, alla fine salta per il «no» del Quirinale, per i veti della Lega, ma anche per il vento contrario che ormai soffia con sempre maggiore insistenza nel Pdl e che il neosegretario Alfano fatica ancora ad intercettare.
Nella solitudine di palazzo Grazioli, assistito dall'immancabile Gianni Letta, Berlusconi ha firmato la dichiarazione nella quale parla di «vergognosa montatura», dopo una mattinata trascorsa a contare le dichiarazioni in difesa del provvedimento. Pattina il ministro Frattini, si arrampica Cicchitto, si tappa la bocca Brunetta, scarica ogni responsabilità Tremonti. Tra i difensori senza se e senza ma della norma, spiccano Maurizio Sacconi, Gaetano Quagliariello e Daniele Capezzone. Per il resto è un disastro, mentre a Montecitorio i deputati del Pdl scuotono sconcertati la testa e Calderoli sfida la legge di gravità sostenendo che «la norma non c'è mai stata».
Un disorientamento in grado di trasformare l'ex socialista lombardiano Fabrizio Cicchitto nel più grande sponsor di una possibile intesa con l'ex democristiano Pier Ferdinando Casini. A Montecitorio il vuoto di prospettiva politica riempie i discorsi di pettegolezzi mentre tutti tentano di capire come si è riusciti a vanificare con «uno spericolato blitz» l'aria nuova che si era creata con il consiglio nazionale della scorsa settimana. Nell'attesa di capire, si racconta di un Cavaliere furibondo per come il «mio partito mi sta difendendo». Disertare la riunione dei gruppi parlamentari convocata per la serata, non è quindi tanto un'attenzione nei confronti Alfano, ma anche un segnale della distanza che ormai separa l'inquilino di palazzo Chigi dalla sua maggioranza e dal suo stesso partito che non riconosce più e che considera come «luogo di ingratitudini».
«Vogliono rovinarmi» ripeteva anche ieri sera Berlusconi, convinto che la magistratura stia tentando «l'ennesimo assalto politico», spingendo i giudici che si dovranno occupare della vicenda Cir-Fininvest ad una sentenza che «metterà in seria difficoltà le mie aziende». In diciassette anni di avventura politica, ragionamenti simili avevano fatto sempre breccia tra collaboratori e parlamentari. Da qualche tempo però il Cavaliere avverte di non essere compreso e sospetta che nel Pdl, e in buona parte del centrodestra, ci sia chi sottovaluta scientemente il problema dell'uso politico della giustizia per accelerare un cambio di mano. Al Cavaliere non è piaciuto il gioco di sponda che ci sarebbe stato tra Tesoro, Lega e Quirinale per fargli mettere il dito nella marmellata con la norma salva-Fininvest, salvo poi scandalizzarsi. Eppure, raccontano i bene informati, è da tempo che il Cavaliere parla di quel dispositivo «salva-bancarott», come lo ha definito, che sarebbe stato messo a punto da una super consulente del ministero di Grazia e Giustizia e possibile successore al ministero dell'uscente Alfano. Un accenno delle sue intenzioni Berlusconi lo avrebbe anche fatto nell'ultimo colloquio avuto al Quirinale ricevendone come risposta un eloquente alzata di ciglia. «Ma io dove trovo tutti quei soldi!», ripete il Cavaliere da settimane. Nel «mi vogliono rovinare», pronunciato anche ieri dal premier, non c'è però solo l'aspetto finanziario ma la stanchezza e l'amarezza di un leader che lunedì scorso confidava ad un suo amico ad Arcore che «se va avanti così non reggiamo fino alla fine» anche perché nella Lega «si stanno azzannando» e entro breve ci sarà «un nuovo assalto delle procure» che avrebbero fatto il pieno di intercettazioni.
Derubricato il partito degli onesti evocato da Alfano al Consiglio nazionale a «principio importante ma pericoloso», Berlusconi si prepara a serrare nuovamente i ranghi del Pdl sulle questioni della giustizia. Ovvio quindi non solo la difesa di Alfonso Papa dalla richiesta di arresto.