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Pescara, 14/04/2026
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Data: 06/07/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Caccia aperta alla "manina" Polemica su chi ha inserito la norma ad aziendam nella manovra. Fra i sospettati c'è anche la Iannini, moglie di Vespa

ROMA. «Se quella norma c'era, l'abbiamo votata tutti, altrimenti non ce l'ho messa certamente io». Il ministro dell'Agricoltura Saverio Romano arriva perfino a dubitare che la salva-Fininvest sia arrivata veramente al Quirinale.
Poi l'annuncio del Presidente del Consiglio toglie dall'imbarazzo Romano e tutti gli altri ministri che durante l'intera giornata di ieri hanno fatto i vaghi. Tremonti, arrivando ad annullare la conferenza stampa di presentazione della manovra, è stato il primo a mostrare più sconcerto che imbarazzo. Poi Sacconi e Frattini e lo stato maggiore della Lega: nessuno era al corrente, nessuno ha visto, letto, approvato.
E così è partita la caccia a chi sapeva e soprattutto alla "manina" che, per conto o su diretta regia del Cavaliere, ha infilato quelle modifiche dopo gli ultimi controlli e un minuto prima di mettere i sigilli per spedire la manovra al Quirinale. Le prime ipotesi portano naturalmente agli avvocati di Berlusconi che conoscono alla perfezione la posizione processuale e sono perfettamente in grado, come hanno mostrato in questi anni, di costruire i salvagenti del caso.
Niccolò Ghedini però è tra i primi a negare: «Non so nulla, non l'ho scritta io e poi mi occupo di penale» risponde ai cronisti. Ma la targa ufficiale di quel pezzo della manovra porta dritta al ministero della Giustizia. L'articolo trentasette che prevede «Disposizioni per l'efficienza del sistema giudiziario» è tutta farina del sacco di Via Arenula. Dunque del ministro Alfano, che però in questo periodo di doppio incarico non può esporsi tanto e dunque avrebbe lasciato cucinare i due commi incriminati all'ufficio legislativo del ministero coordinato dal Dipartimento degli Affari di Giustizia. Ufficio guidato da Augusta Iannini (moglie di Bruno Vespa) che negli ultimi giorni si dice anche abbia guadagnato posizioni come candidata a sostituire Alfano proprio sulla poltrona di ministro.
Se Tremonti sapeva o no di quei due codicilli, è il secondo giallo della giornata. Chi lo conosce sa bene del suo maniacale approccio ai documenti ufficiali. Difficilmente delle norme così dirompenti sarebbero sfuggite al rigido controllo del Tesoro. E' altrettanto vero che su questa manovra Tremonti si è speso parecchio, ha mediato e si è giocato molta della sua reputazione sul fronte internazionale. Inciampare su una buccia di banana come il salvataggio degli affari del premier nel più grossolano dei conflitti d'interesse, mentre tutto il mondo finanziario sta a guardare, sarebbe stato da ingenui della politica. Dunque: probabilmente il ministro sapeva e ha lasciato fare, salvo poi tirarsi molto velocemente indietro quando è esplosa la bomba per evitare danni maggiori.

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