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Pescara, 14/04/2026
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06/07/2011
Il Messaggero
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Pensioni, Sacconi apre al confronto, salvate di nuovo le Province. Proposta bocciata da Pdl e Lega. Il Pd si astiene, l'ira di Idv e Udc |
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ROMA Ormai è certo: il primo ritocco al decreto legge con la manovra economica, che ancora deve fare la sua comparsa in Gazzetta ufficiale, sarà la revisione della stretta sulla rivalutazione delle pensioni. La soluzione sarà quella di un'ulteriore penalizzazione per i trattamenti più alti, a vantaggio di quelli medi, in particolare quelli compresi tra i 1.400 e i 2.300 euro circa. Lo ha confermato il ministro del Lavoro Sacconi. Intanto però in materia di rigore e di tagli si è aperto un altro fronte ieri con la bocciatura alla Camera di un proposta di legge presentata dall'Italia dei Valori per la soppressione delle Province. Gli interventi previsti dalla manovra, sommati per i 4 anni su cui interviene, valgono circa 49 miliardi, anche se l'effetto di correzione dei conti al 2014 è minore e pari a 25,4 miliardi. Una parte rilevante di queste risorse dovrà essere reperito tramite tagli di spesa, anche se le maggiori entrate hanno comunque un ruolo di rilievo con quasi 7 miliardi. E tra i tagli rientrano proprio quelli alla spesa previdenziale, ottenuti in buona parte proprio con il provvedimento sulle indicizzazioni: 420 milioni nel 2012 e 680 nel 2013 e 2014, al netto degli effetti fiscali. Va ricordato che già con le norme precedenti alla manovra l'indicizzazione non sarebbe stata totale, ma pari al 90 per cento dell'inflazione per i trattamenti tra 3 e 5 volte il minimo Inps e al 75 per cento per quelli al di sopra di questa soglia, pari a circa 30.500 euro lordi l'anno. L'Inps è stata già incaricata dal governo di trovare una diversa ripartizione dei sacrifici. «Dialogheremo con le parti sociali e troveremo una soluzione» ha spiegato ieri Maurizio Sacconi, aggiungendo che «l'indicizzazione potrebbe essere diversamente modulata verso le fasce più alte». Ad esempio, come è avvenuto in passato, l'adeguamento al costo della vita potrebbe essere applicato sull'intera pensione, compresa la fascia più bassa, per i trattamenti superiori ad otto volte il minimo Inps. Non è detto però che questo basti visto che sono molti di meno i pensionati che si trovano in questa situazione reddituale. In ogni caso tutte le modifiche realizzate in Parlamento dovranno trovare un'adeguata copertura finanziaria con altri tagli. E ieri alla Camera si è discusso e polemizzato su una voce spesso indicata come possibile fonte di risparmio, le Province. È stata infatti messa ai voti una proposta di legge costituzionale dell'Italia dei Valori, che ne chiedeva direttamente la soppressione. Il testo non è passato per i voti contrari di Pdl e Lega ma anche per l'astensione del Pd (con qualche eccezione tra cui ad esempio Walter Veltroni e Rosy Bindi ). Insieme al partito di Di Pietro ha invece votato a favore l'Udc. Alla fine i favorevoli sono stati 83, i contrari 225 e gli astenuti 240. Inevitabili gli strascichi polemici. Di Pietro ad esempio ha detto che «in aula si è verificata una maggioranza trasversale: la maggioranza della casta. Mi dispiace molto perché il Pd ha perso l'occasione per fare una cosa saggia, visto che se avessero votato a favore il governo sarebbe andato in minoranza». Per Bersani invece la proposta era demagogica perché «le Province gestiscono un certo numero di cose importanti» e dunque «per ridurle e accorparle bisogna anche dire come si fa». In questo clima il ministro leghista Calderoli ha annunciato di aver presentato un disegno di legge che dimezza complessivamente il numero dei parlamentari e istituisce il Senato federale. «Vedremo chi lo vota» si è domandato polemicamente il responsabile per la Semplificazione. Il suo collega di partito Roberto Castelli, vice ministro delle Infrastrutture, è invece tornato alla carica su un tema a lui caro, quello del pagamento dei pedaggi in alcune importanti tratte stradali e autostradali, in particolare il Raccordo anulare di Roma e la Salerno-Reggio Calabria. «La legge c'è già e i pedaggi sono previsti, credo che verranno applicati a meno che non cambino la legge ma l'Italia è un paese strano» ha argomentato Castelli. A cui ha risposto il sindaco di Roma Alemanno, ricordando che «il Parlamento si è già espresso su questo tema». Mentre il presidente della Provincia Zingaretti ha detto che il suo ente «appena sarà presentato il decreto ricorrerà al Tar».
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