ROMA Una stretta che colpisce soprattutto i depositi titoli con giacenze relativamente basse e che - al livello attuale dei tassi di interesse - risulta più penalizzante di quanto sarebbe l'ipotetico aumento dal 12,5 al 20 per cento del prelievo sulle rendite finanziarie. Si presenta così l'operazione con cui il governo ha deciso di aumentare (fino a dieci volte nel 2013) l'importo del bollo sul deposito titoli. La maggiorazione, secondo la relazione tecnica al decreto, vale 721 milioni quest'anno, ben 3,6 miliardi nel 2013 per il cumularsi di saldo e acconto, e 2,4 miliardi a regime dal 2014 in poi.
Sono somme rilevanti, che contribuiscono alla realizzazione di una manovra di dimensioni imponenti. Ma può essere rilevante, in termini relativi, anche l'impatto sul singolo risparmiatore. È possibile verificarlo con alcuni esempi. Immaginiamo un deposito sul quale si trovino 10.000 euro investiti in Bot; il bollo può essere applicato con diversa periodicità dalla banca ma supponiamo per comodità che sia trattenuto una sola volta all'anno, e trascuriamo le commissioni applicate dalla banca stessa al momento dell'acquisto.
Il rendimento lordo dei Bot è oggi intorno al 2 per cento. Dunque su 10.000 euro fanno 200 euro. A questa somma va tolta l'imposta sostitutiva del 12,5 per cento e l'importo del bollo che attualmente è di 34,20 euro. Netti ne restano 140,8. Con il bollo portato a 120 euro quest'anno scenderebbero a 55. Lo svantaggio è ben maggiore di quello che si avrebbe con l'incremento al 20 per cento dell'imposta sostitutiva, a parità di bollo. Un provvedimento da anni discusso e temuto, ora previsto nella delega fiscale per le varie forme di rendita finanziaria ma on la specifica eccezione dei titoli di Stato.
Nel 2013 ci sarà un ulteriore inasprimento: il bollo costerà 150 euro per i depositi titoli con meno di 50 mila euro e ben 380 per quelli non al di sotto di questa soglia. Per un deposito con giacenza pari appunto a 50 mila euro, nell'ipotesi di un rendimento lordo cresciuto al 3 per cento quello netto scenderebbe a 932,5 euro, rispetto ai 1278,3 che si avrebbero con l'attuale imposta di bollo. Dunque una penalizzazione di 345,8 euro. Con il teorico passaggio all'imposta sostitutiva del 20 per cento l'aggravio sarebbe minore, 112,5 euro.
C'è poi da ricordare che quando l'unificazione dell'aliquota sulle rendite sarà realtà, scenderà al livello del 20 per cento dall'attuale 27 il prelievo sugli interessi dei conti correnti, sui quali l'imposta i bollo è destinata a restare al più favorevole livello attuale (34,20 euro l'anno). Ecco quindi che per il piccolo risparmiatore potrebbero diventare più appetibili le forme di investimento che passano proprio per il conto corrente, come i conti di deposito: questi strumenti di risparmio rispetto ai Bot sarebbero un'alternativa ancora più interessante, almeno per chi ha interesse a parcheggiare momentaneamente la liquidità.
L'operazione bolli è stata decisa del governo quando è sfumata, per l'opposizione delle banche e per difficoltà tecnica, l'idea originaria di applicare un prelievo su tutte le transazioni finanziarie, sulla linea del vecchio fissato bollato.