ROMA Per difendersi dall'impatto della manovra economica i Comuni minacciano perfino di ricorrere alla Corte Costituzionale, e annunciano che sospenderanno qualsiasi attività sul fronte del federalismo fiscale, compresi i programmati incontri politici.
Dal fronte delle Regioni la manovra economica illustrata ieri dal ministro Tremonti riceve un'uguale sonora bocciatura. I governatori si sono riuniti ieri, e dopo una seduta fiume il presidente della Conferenza, Vasco Errani, ha dichiarato che «la manovra così come è stata impostata non assicura il governo del territorio». Secondo i calcoli taglierà di 5,4 miliardi di euro alle Regioni. Gli uffici di Renata Polverini sono al lavoro per valutare l'impatto sul Lazio: il 10% di questa somma potrebbe arrivare proprio dalla Regione. Se la manovra del governo resterà nella sua forma attuale si rischiano «pesanti ricadute sui servizi essenziali del Paese», ha detto Errani. Servizi di competenza regionale, «dalla sanità ai trasporti pubblici locali, dai servizi sociali alle politiche di sostegno alle imprese».
Troppo sacrifici richiesti e una questione di metodo: il governo «non ha rispettato il principio della reale collaborazione tra enti istituzionali». Le Regioni si aspettavano di essere consultate prima del varo definitivo della manovra. Invece niente. E il risultato è un testo che secondo Errani «vanifica anche il percorso del federalismo fiscale».
Se le Regioni chiedono modifiche radicali e «una divisione equa dei tagli, i sindaci non sono da meno. Notano che c'è una profonda contraddizione tra la riforma federalista e l'ulteriore riduzione delle risorse previste per i Comuni. Che «un taglio del 35% al fondo di equilibrio è l'antitesi del federalismo» come spiega il presidente dell'Anci, Osvaldo Napoli. Che la manovra è «in contrasto con i principi costituzionali e di autonomia finanziaria e di gestione, e riduce le entrate assegnate di ben 3 miliardi di euro, cosicchè le risorse assegnate passano da 11 miliardi di euro a 7 miliardi».
I sindaci chiedono la convocazione urgente della Conferenza unificata per spiegare a Tremonti l'impatto di questa manovra, «fortemente iniqua» e che «mette una pietra tombale sul federalismo». E per spiegare che avrebbe dovuto invece tagliare i costi della politica, il vicepresidente Graziano Del Rio dice: «E' come se fossimo in un condominio. Ai piani alti crescono le spese per i ministeri, e si cercano le perdite staccando i tubi al piano di sotto, dove ci sono i Comuni».
«Andando avanti così i Comuni si riducono al nulla» commenta il sindaco di Roma, Alemanno. «Il governo deve ascoltare».