LE MISURE ANTICRISI Casini: «Minori servizi e più costi» E per Bersani è «del dottor Stranamore»
ROMA. Da una parte chi è pronto a ricorrere alla Corte costituzionale e si appella al Parlamento contro i tagli, dall'altra chi li invoca perché «altrimenti rischiamo di diventare come la Grecia». Pronti a ricorrere alla Corte Costituzionale contro una manovra «iniqua e inaccettabile» e non più disposti a partecipare a discussioni sul federalismo che la manovra, di fatto «ha seppellito», sono i sindaci italiani, i presidenti delle Regioni e delle Province. A chiedere che la spesa pubblica subisca nuove sforbiciate è invece Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria. Per l'opposizione è invece una manovra sbagliata. «Sembra scritta dal dottor Stranamore», dice Bersani citando Kubrick. «Le famiglie si troveranno con minori servizi e più costi», aggiunge Casini.
Oggi gli Enti locali proveranno a spiegare un'ultima volta al ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto, perché la manovra è sbagliata, poi resteranno in silenzio fino a che il ministro Tremonti e il presidente del consiglio non si decideranno a sedersi con loro intorno a un tavolo. Una rabbia trasversale quella degli amministratori: «La manovra non è sostenibile, l'Anci (associazione dei comuni d'Italia) ha tutto il mio appoggio», dice Gianni Alemanno, sindaco di Roma. Lo sconforto delle Regioni lo esprime bene Vasco Errani, presidente della conferenza dei governatori: «La manovra varata non assicura il governo del territorio e vanifica il percorso del federalismo fiscale, ne è la pietra tombale». A rischio, spiega l'Anci, ci sono i servizi essenziali, con «l'impossibilità di svolgere un ruolo a sostegno dello sviluppo locale e di accompagnamento dei processi sociali». E ancora: «Verrà azzerata la spesa per lo sviluppo e gli investimenti e la spesa per il sociale incidendo in un settore delicatissimo».
Quello che i Comuni non digeriscono è che i tagli agli Enti locali sono immediati e certi, mentre per quelli ai ministeri seguono criteri «incerti e aleatori». Con un elemento in più. La manovra viene presentata come una riduzione strutturale della spesa, vale a dire come tagli che valgono per sempre, ma i Comuni, carte alla mano dicono che è esattamente il contrario: «Si tratta di tagli che non comporteranno una riduzione strutturale e permanente della spesa pubblica complessiva in quanto riguardano settori che naturalmente e fisiologicamente richiederanno nuove risorse».
Quanto alle spese dei ministeri «manca in questa manovra un intervento strutturale e certo sugli 84 miliardi di spesa discrezionale ancora a disposizione dell'amministrazione centrale». C'è, invece, «una proliferazione di enti, agenzie e autorità indipendenti con costi finanziari significativi del tutto in contraddizione con i processi di riduzione della spesa che colpiscono gli Enti locali». Processi di riduzione - osservano i Comuni - che «in contrasto con i principi costituzionali di autonomia finanziaria e di gestione riducono le entrate assegnate di ben 3 miliardi di euro, pertanto nel 2014 le risorse da più di 11 miliardi di euro passano a 7 miliardi» per la somma dei tagli precedenti.
Alla richiesta di Confindustria di tagli alla spesa «per non diventare la Grecia anche se noi non siamo la Grecia» risponde Susanna Camusso, Cgil: «Troppo facile dire che bisogna tagliare pensioni, sanità, lavoro pubblico, voci che hanno conseguenza diretta nella riduzione del tasso di crescita. Bisognerebbe tagliare ciò che è spesa improduttiva, che naturalmente c'è».