Conferenza stampa al Tesoro per illustrare il decreto sui conti
ROMA - Alla fine, sia pure con 24 ore di ritardo, la conferenza stampa di Tremonti per l'illustrazione della manovra si è tenuta. Ma di una spiegazione del giallo sul lodo Mondadori, che per diffusa convinzione aveva determinato la cancellazione dell'appuntamento del giorno prima con i giornalisti, neanche a parlarne. Il ministro del Tesoro ha dirottato le prevedibili domande dei cronisti sulla Presidenza del Consiglio. Della norma Fininvest, ha detto, «ne parlerà palazzo Chigi. Ora siamo qui per discutere del testo che c'è ora, che è stato presentato in sede politica e che è esattamente quello che avevamo in mente per importi, tempi e strumenti». Per spiegare lo slittamento dell'incontro con la stampa, Tremonti non ha esitato a esibire il piano del volo che, a causa del maltempo, invece di portarlo a Roma in tempo per la conferenza stampa, martedì lo ha dirottato a Pisa, anche a causa della scarsità del carburante che stava esaurendosi. Quindi, lontana dalla verità la scusa diplomatica che era stata ipotizzata per coprire la riluttanza del superministro a presentare una manovra che contenesse ancora il codicillo salva-Fininvest.
Tesi, questa, avallata anche da Gianni Letta che ha fatto una breve comparsa alla conferenza stampa per confermare che «non ci sono stati momenti di tensione né lacerazioni nel governo». Annunciato che poco prima Giorgio Napolitano aveva firmato il testo del decreto, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha sottolineato che «il provvedimento è espressione della collegialità del governo», mettendo in guardia i giornalisti che l'anticipato abbandono da parte sua della conferenza stampa per recarsi a L'Aquila, non venisse male interpretato come una presa di distanza politica.
La difesa del contestato lodo è quindi toccata, tra i ministri presenti, a Paolo Romani: «Era una norma responsabile e di civiltà - ha detto il titolare dello Sviluppo economico -. Il fatto di pagare prima d una sentenza definitiva colpisce la salute di un'azienda e pregiudica l'occupazione dei suoi lavoratori. Ma poi - ha osservato Romani - si è scatenato l'inferno e responsabilmente Berlusconi ha ritenuto più importante la manovra di questa norma e ha chiesto al Tesoro di ritirarla».
A confermare invece l'esistenza di una spaccatura nel governo, sanata solo con il ritiro del discusso lodo, è stato Roberto Calderoli confermando di «non aver visto né letto la norma» e dando voce alle «perplessità» di tutta la Lega sulla sua costituzionalità. Secondo il ministro per la Semplificazione, infatti, «una legge deve essere generale ed astratta e non avere parametri numerici che ne limitano l'applicabilità». A differenza del collega Romani, Calderoli ha osservato: «Pur non entrando nel merito e nel giudizio della norma, avrei qualche dubbio sulla sua costituzionalità, in quanto non tratta tutti i cittadini allo stesso modo». Dubbi, questi, amplificati dal segretario dell'Anm, Giuseppe Cascini, chiedendosi, in un'intervista radiofonica, «quante siano oggi in Italia le cause superiori ai 20 milioni e dunque a quanti casi si possa applicare la norma». Il rappresentante dei magistrati ha aggiunto di trovare «stravagante che in una manovra finanziaria si inserisca una norma che favorisce il debitore insolvente allungando i tempi del processo. E' una cosa incomprensibile se non con l'esigenza di intervenire su una singola vicenda giudiziaria». E di «pagina molto triste» e di «iniziativa dissennata» parla Pier Ferdinando Casini a proposito del lodo Fininvest, che - dice il leader Udc - «è una norma palesemente costruita su un caso personale, tirata fuori nel momento meno opportuno, cioè quando con la manovra si chiedono sacrifici ai cittadini». A prendere le difese di «una norma assolutamente condivisibile» è invece l'avvocati di Berlusconi Niccolò Ghedini, che dice di averne seguito «con apprezzabili risultati la parte penalistica», mentre su quella civilistica afferma di «non saperne nulla, non fa parte del mio settore: l'ho solo letta».