"Spero lo facciano davvero perché di promesse ne abbiamo sentite un numero infinito. Su molte cose bisognerebbe tornare indietro perché quando arriva la manovra i soggetti colpiti sono sempre i soliti". Così il leader della Cgil, Susanna Camusso commenta l'apertura del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi per un possibile ripensamento sull'intervento che rallenta le rivalutazioni delle pensioni
Manovra, il governo apre sulle pensioni
Napolitano ha firmato il decreto. Tremonti pronto a rivedere la tassa sul deposito titoli
ROMA. La manovra economica che deve riportare in equilibrio i conti del Paese resta ancora avvolta nel mistero perché i dettagli non emergono. Neanche la conferenza stampa di ieri - annullata il giorno prima, ufficialmente a causa dei ritardi del volo Milano-Roma di cui ora sono stati dati ampi dettagli per fugare ogni dubbio - è servita a fare chiarezza nel balletto di cifre.
Ieri il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, dopo aver girato direttamente a Palazzo Chigi il compito di giustificare l'inserimento a sorpresa della norma salva-Fininvest nella manovra, ha parlato di intervento globale per 48 miliardi: 2 miliardi quest'anno, 6 nel 2012, 20 nel 2013 e altrettanti nel 2014. In precedenza il ministro aveva dato importi diversi perché non era stato considerato, ha detto, l'effetto trascinamento in base al quale la manovra di un anno si porta dietro un effetto correttivo anche per l'anno successivo. Ieri mattina il capo dello Stato ha posto il suo sigillo sul decreto legge approvato il 30 giugno e che è stato inserito subito dopo nella Gazzetta ufficiale: «I contenuti - ha voluto sottolineare Napolitano - sono strettamente attinenti alla manovra finanziaria». Secondo Tremonti il provvedimento diventerà legge all'inizio di agosto, prima delle ferie estive. Nel frattempo il Parlamento avvierà la discussione e il governo, ha detto ancora Tremonti rispondendo ai giornalisti, «è pronto ad accogliere modifiche in materia di pensioni e sul bollo dei depositi titoli, ma a saldi invariati».
Come dire, quei soldi in qualche modo devono entrare, comunque sia. E non sono pochi visto che tutti i risparmiatori con oltre 50 mila euro di titoli dovranno dare all'Erario, indifferentemente dal patrimonio detenuto, 380 euro all'anno. Una vera e propria patrimoniale come hanno detto sindacati e opposizione. Tremonti più che fornire numeri concreti ha spiegato ancora la filosofia che ha ispirato l'intero provvedimento e ha voluto rimarcare le novità introdotte per favorire la crescita economica. In particolare la fiscalità forfetaria del 5% per cinque anni per tutte le nuove imprese create da giovani o da lavoratori che escono da regimi di cassa integrazione. Come pure per favorire la crescita dimensionale delle imprese sono possibili ora i cosiddetti "contratti rete", in base ai quali è la rete l'interlocutore di fronte alle banche, alla pubblica amministrazione e sui mercati internazionali. Ma Tremonti non ha chiarito, a proposito della delega fiscale che vuole ricevere dal governo, dove e come intenda mettere le mani tra i 470 regimi speciali di esenzione che pesano oggi per circa 150 miliardi. Sono quelle voci che il ministro vorrebbe "riordinare" e che vanno dalle detrazioni per i familiari a carico alle deduzioni della rendita sulla prima casa. Del resto, margini per tagliare la spesa pubblica Tremonti ha detto ci sono in abbondanza: come giustificare, per esempio, le spese quadruplicate in quattro anni per le richieste di invalidità? Nessuno ha voluto dire qualcosa sui 9,7 miliardi che verranno tagliati a Regioni, province e comuni e che ieri hanno portato alla rottura del tavolo con il governo.
Il ministro della Semplificazione, il leghista Roberto Calderoli ieri pure presente alla conferenza stampa e critico per la vicenda della norma pro-Fininvest di cui era totalmente all'oscuro, mastica amaro per questa manovra: «E' chiaro, non è gradita. Ma ha avuto la fortuna di incocciare il federalismo per trovare soluzioni - ha detto - Tra le opportunità, l'estensione allo Stato del meccanismo dei costi standard. Per quanto riguarda le amministrazioni locali, quelle virtuose non subiranno tagli. Anche i nostri sindaci, quindi, si diano da fare». Intanto i sindaci, anche leghisti, contestano la norma: «Otterrà l'effetto opposto», dice l'Anci.