Iscriviti OnLine
 

Pescara, 14/04/2026
Visitatore n. 753.121



Data: 07/07/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Meno di mille euro per i futuri pensionati». Questo l'importo dell'assegno per il 42% dei giovani dipendenti di oggi. Sacconi: «Dati opinabili»

ROMA Meno di 1.000 euro al mese, meno che a inizio carriera, per quasi un giovane su due quando smetterà di lavorare. Il quadro è quello tracciato dai risultati del primo anno del progetto «Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali di Censis e Unipol». Il 42% dei giovani, tra i 25 e i 34 anni, lavoratori dipendenti di oggi - dice - andrà in pensione intorno al 2050 con meno di 1.000 euro al mese.
«Sono proiezioni molto opinali», commenta il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, secondo cui è difficile «divinare percorsi lavorativi complessi, che credo neanche la zingara sarebbe in grado di disegnarci». La ricerca - sulla base della stima elaborata dal Censis su dati Istat e Ragioneria generale dello Stato - sottolinea come attualmente i dipendenti in questa fascia di età che guadagnano una cifra inferiore ai 1.000 euro siano il 31,9%. «Ciò significa che in molti si troveranno ad avere dalla pensione pubblica un reddito addirittura più basso di quello che avevano a inizio carriera», spiega l'indagine. E la previsione riguarda solo «i più fortunati, cioè i 4 milioni di giovani oggi ben inseriti nel mercato del lavoro, con contratti standard: poi ci sono 1 milione di giovani autonomi o con contratti atipici e 2 milioni di giovani che non studiano nè lavorano». Sacconi evidenzia «la necessità di organizzare sempre più forme di previdenza, di assistenza, di sanità complementare».
E proprio sulla previdenza complementare fa sapere che «molto presto» convocherà le parti sociali «per fare una grande campagna di adesione». Critica la Cgil che parla di futuro previdenziale a «rischio» per i giovani, i «nuovi poveri» di domani. «Con le norme attuali - dice il segretario generale Susanna Camusso - le pensioni del futuro saranno troppo basse, assolutamente insufficienti. E non vale scaricarle in termini di responsabilità sui giovani, dicendo che non fanno subito la previdenza complementare». Anche il leader della Uil, Luigi Angeletti, bolla la stima sui giovani come «proiezioni assolutamente improbabili». Il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, riconosce che «nessuno fa niente per cambiare la situazione».
Il rapporto ricorda, infine, la proiezione della Rgs secondo cui «a fronte di un tasso di sostituzione del 72,7% calcolato per il 2010, nel 2040 i lavoratori dipendenti beneficeranno di una pensione pari a poco più del 60% dell'ultima retribuzione (andando in pensione a 67 anni con 37 anni di contributi), mentre gli autonomi vedranno ridursi il tasso fino a meno del 40% (a 68 anni con 38 anni di contributi)».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it