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Pescara, 14/04/2026
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Data: 07/07/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Prefettura e progettisti, le bordate di Letta «Quante arrabbiature per il nuovo palazzo del Governo. I tecnici? Qualcuno ha preso troppo»

In un intervento come di consueto carico di speranza, di inviti alla coesione e di critica alle polemiche strumentali, stavolta Gianni Letta ha inserito due passaggi insolitamente duri, destinati a lasciare il segno. Il primo è sui lavori in corso al nuovo palazzo del Governo: «Sono nove mesi, bastano a fare un bambino, non sono bastati a fare di un palazzo la sede della Prefettura». Il secondo, invece, è una frecciata ai tecnici: «Qualcuno ha voluto prendere troppo, c'è stato un ingorgo naturale con duecento progetti in mano a un tecnico e questo è diventato un fattore di ritardo». Il sottosegretario ha partecipato ieri al convegno che ha formalmente aperto il salone della ricostruzione che comincia oggi. Nell'afosa sala dell'Ance c'erano tutti, forse per la prima volta da quando la Protezione civile ha lasciato L'Aquila: dal capo del Dipartimento Franco Gabrielli a Gianni Chiodi, da Cicchetti a Fontana, da Cialente a Petullà, da Del Corvo a De Matteis. Oltre a sindaci, amministratori e rappresentanti di ordini e associazioni. Letta ha ascoltato con pazienza quasi un'ora e mezza di dibattito sulla ricostruzione, poi, fazzoletto alla mano per asciugare qualche stilla di sudore, ha preso la parola. Una mezz'oretta per esaltare «il ritrovato spirito della prima ora, quello dell'unione e del confronto», per criticare «le inaccettabili sterili polemiche», per auspicare «un'etica della ricostruzione». Un intervento appassionato, che ha richiamato «la tenacia, l'orgoglio e la dignità degli aquilani» e ha rimarcato l'importanza di aver scelto l'indennizzo al posto del contributo: «È stata la prima svolta, un atto di fiducia nei confronti degli imprenditori e dei cittadini di questa regione, un modo per dire che la ricostruzione doveva essere aderente all'identità degli aquilani. L'atto di fiducia, però, è stato in qualche modo svisato perché qualcuno ha voluto prendere troppo». Nel bel mezzo del discorso una pausa, un attimo di riflessione, poi la confessione: «Abbiamo individuato palazzo e risorse perché il segno della ricostruzione del centro storico fosse il rientro del prefetto nel cuore della città. Nove mesi non sono bastati. Mi sono scontrato, ho fatto tante riunioni, tanti incontri. Quante arrabbiature mi sono preso. Niente, per la Prefettura dell'Aquila ho perso anche la pazienza». Discorso simile per il centro Eni: «Nonostante la buona volontà abbiamo trovato tante difficoltà, adesso per fortuna siamo sulla via della soluzione». Chiodi e Cialente sono intervenuti l'uno dietro l'altro. Letta ne ha esaltato «il linguaggio franco e coraggioso». Il governatore ha ricordato brevemente le cose positive, poi si è concentrato sugli ostacoli: accelerare le progettazioni, snellire le procedure, rimuovere i tappi dell'emergenza macerie (Letta ha assicurato la sinergia pubblico - privato). Chiodi ha ribadito l'importanza dei piani di ricostruzione: «Consentiranno di avere provvidenze maggiori». Il sindaco si è soffermato sui ritardi della ricostruzione pesante e sul disagio delle fasce più deboli. Poi ha chiesto a Letta quanti fondi può sbloccare il Governo per le iniziative strategiche: Thales Alenia, polo farmaceutico, Gran Sasso Institute. I costruttori, come ha detto il loro presidente Gianni Frattale, vogliono l'avvio immediato dei cantieri nel centro, procedure più snelle, un cronoprogramma preciso. E poi la legalità, la ricostruzione «sicura e sostenibile», il problema dei «mille operai in cassa integrazione», «i 17 mila cantieri A, B e C già chiusi». Più ottimista Cicchetti: «Sta funzionando quasi tutto». Qualche risposta, in questa delicata fase della ricostruzione, potrà arrivare dalle «mille idee per tornare a casa», il salone che si apre oggi a Bazzano: tre giorni con 230 espositori, 300 stand in ottomila metri quadrati, 40 tra convegni e seminari, 15 sponsor e una ricaduta 250 mila euro sul territorio. Dulcis in fundo le parole dell'ex prefetto Franco Gabrielli: l'affetto per Cialente, il «rischio che deriva dalle semplificazioni», la «grande amarezza quando si sminuisce, si critica o si criminalizza quanto successo qui». Infine la carezza, applaudita, a Bertolaso: «Quando si parla di lui sembra calare una sorta di freddo polare. Mi dispiace, ha dato molto a questo territorio».

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