ROMA. Regioni ed Enti locali rompono con il governo sulla manovra che per loro significa anche chiudere con il progetto di federalismo fiscale. «Ormai siamo ad un conflitto istituzionale profondo con il governo», ha detto ieri il presidente delle Regioni Vasco Errani, al termine della Conferenza unificata con vari membri del governo, in cui ha chiesto un incontro urgente con il premier.
La preoccupazione di Errani è soprattutto per i servizi essenziali che a suo giudizio sono ora davvero a rischio.
Ma le Regioni, tra le più tartassate dalla manovra che raggiunge i 68 miliardi includendo i 17 di tagli all'assistenza contenuti nella delega fiscale, non sono le sole a far sentire la loro protesta.
Ieri, per i ministri dell'Economia Giulio Tremonti e del Welfare Maurizio Sacconi intervenuti all'assemblea della Coldiretti e per Paolo Romani, ministro dello Sviluppo economico presente a quella di Confesercenti, è stata una giornata da dimenticare. Per la prima volta ai tre membri di governo sono piovuti fischi e proteste.
Si stanno mobilitando anche i sindacati, che di fronte all'emergenza cercano di ritrovare l'unità. Il leader della Cgil, Susanna Camusso, ieri ha preso carta e penna invitando Cisl e Uil a fissare al più presto una segreteria unitaria «per valutare una possibile posizione comune ed eventuali iniziative unitarie».
Di fronte al crescente mal di pancia nel Paese per i contenuti di questa manovra, il Capo dello Stato Giorgio Napolitano ha ritenuto di dover intervenire nuovamente. «Vorrei davvero - ha detto - che opposizione e maggioranza concordassero e che l'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2014 non fosse messo in discussione. Sulle proposte e soluzioni è aperta la discussione. Quando parlo di proposte - ha chiarito Napolitano - intendo la riduzione del nostro debito e la necessità di rilanciare la crescita».
Il Presidente della Repubblica è intervenuto poi anche sulla legge di riforma fiscale lanciando un monito: «La legge di riforma fiscale va decisa nel momento opportuno - ha detto - e va seguita da ulteriori decisioni e sicuramente da completamenti economici necessari».
Tremonti ieri davanti agli agricoltori della Coldiretti ha paventato ancora il rischio default: «La crisi ha creato squilibri che ancora sono da non sottovalutare», ha detto mentre da oltreconfine è arrivato il plauso di Jean-Claude Trichet, secondo il quale «le misure adottate dall'Italia nella manovra sono buone e vanno nella giusta direzione».
Tornando alla Conferenza unificata Regioni, Enti locali e governo, la riunione ha sancito una rottura istituzionale già annunciata unilateralmente l'altro ieri dall'Anci, l'associazione dei comuni. I membri del governo presenti, tuttavia, si sono impegnati ad organizzare a breve un vertice con il premier e con Tremonti.
Duro il giudizio del presidente delle Regioni: «La manovra - ha detto Errani - è stata fatta senza rispettare il federalismo perché pesa sulle Regioni per il 49 per cento. E non si può dimenticare che quella del 2010 aveva insistito su Regioni ed enti locali per l'80 per cento. Al momento - ha concluso - non c'è possibilità per gestire i servizi fondamentali, sancendo così la fine del ciclo storico del governo del territorio e del progetto del federalismo fiscale che non esiste più». Infine sulla manovra interviene nel numero in edicola oggi anche l'Economist con un duro servizio: «E' un decreto senza vergogna», afferma il settimanale alludendo alla proposta salva-Fininvest.