ROMA Con il decreto legge pubblicato in Gazzetta ufficiale sono entrate in vigore molte delle novità della manovra: comprese alcune di quelle che nelle stesse intenzioni della maggioranza potrebbero essere riviste e ammorbidite. È il caso ad esempio dell'imposta di bollo per le comunicazioni relative al deposito titoli: le banche la applicano con periodicità variabile e dunque l'aumento scatta subito nel caso di prelievo mensile. Se la stretta scritta nel testo attuale dovesse essere rivista, sarà necessario un nuovo conteggio. Invece la rivalutazione delle pensioni partirà dal primo gennaio e dunque c'è tempo per recepire le eventuali correzioni.
Su questi come su altri temi il nodo naturalmente è quello già indicato dal ministro Tremonti, cioè l'invarianza dei saldi: tutte le concessioni fatte dovranno essere pagate con risorse equivalenti e reperite in altro modo. In più i tempi sono stretti, vista l'esigenza di convertire il decreto entro i primi di agosto.
Sulla previdenza il lavoro tecnico è già iniziato. Si valuta uno schema che prevede di applicare la rivalutazione per intero fino a 5 volte il minimo Inps (circa 2380 euro al mese lordi), poi al 45 per cento sulla fascia di pensione fino a otto volte (circa 3800 euro mensili), al 30 per cento fino a dieci volte; mentre per la fascia di pensione al di sopra di questa soglia (circa 4750 euro mensili lordi) l'adeguamento sarebbe cancellato. Tuttavia data la maggior incidenza delle pensioni medio-basse, questi correttivi non basterebbero. Per finanziare la differenza ci sono alcune possibilità, tra cui l'introduzione di un contributo di solidarietà sui trattamenti altissimi (al di sopra delle 25 volte il minimo Inps, circa 12.000 euro al mese lordi). Non la mancata rivalutazione quindi ma un vero e proprio prelievo destinato a ridurre l'importo nominale dell'assegno, in ragione del 5-10 per cento.
Una misura del genere anche se relativamente blanda fu decisa alcuni anni fa, quando era ministro del Lavoro Roberto Maroni; ci sono però perplessità perché si tratterebbe di qualcosa di molto simile ad una tassa, applicata però solo su una particolare categoria di contribuenti.
Per il bollo sul deposito titoli l'obiettivo è creare una soglia di esenzione, ad esempio a 10.000 euro di giacenza; nell'ipotesi più ottimistica la copertura potrebbe derivare dall'applicazione degli aumenti su un numero di conti più ampio di quello prudentemente stimato dalla Ragioneria generale dello Stato (circa 10 milioni). Più difficile trovare le risorse per attenuare la stretta Irap su banche e assicurazioni.
Tra le misure immediatamente operative ci sono anche gli aumenti dei contributi unificati per una vasta tipologia di cause, da quelle civile a quelle amministrative a quelle tributarie. L'obiettivo del governo è recuperare risorse ma anche scoraggiare il contenzioso che ingolfa i nostri tribunali. In questo modo però risulterà compressa anche la possibilità dei cittadini di rivolgersi alla giustizia per far valere i propri diritti. Ad esempio in tema di diritto del lavoro, come denuncia Fulvio Fammoni della Cgil: i maggiori costi saranno prevedibilmente un disincentivo anche per le cause di massa intentate dai precari, come quelle nel settore scolastico.
Proprio dalla Cgil, per bocca di Susanna Camusso, è venuta ieri la richiesta di una riunione con le segreterie di Cisl e Uil per valutare possibili iniziative unitarie contro la manovra.
Infine sono sul piede di guerra anche le aziende farmaceutiche, preoccupate per la norma che pone a loro carico il 35 per cento degli eventuali sfondamenti della spesa farmaceutica ospedaliera. «Il rischio di un ulteriore calo dell'occupazione nel settore farmaceutico c'è ed è evidente - ha detto il neopresidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi - l'eco di queste nuove misure ha fatto il giro del mondo e il pericolo è anche che le aziende delocalizzino la produzione e non investano più in Italia».