Non c'era l'attesa folla, il balletto delle cifre sui manifestanti: 300 per la questura, 1000 per gli organizzatori
Uova e palloncini pieni di acqua colorata contro la sede di Villa Gioia, imbrattata con la scritta «Complici»; lo scontro tra cittadini per la presenza del gonfalone nel cuore del corteo; il sindaco che sfila insieme ai manifestanti, sostenuto da una stampella per l'infortunio al piede, davanti ai cartelloni che lo contestano. L'afoso pomeriggio che segna il ritorno alla protesta, a un anno esatto dagli scontri di Roma, fa registrare un attacco violento non solo a Chiodi e alla struttura commissariale, ma anche, forse inaspettatamente, al Comune e al primo cittadino. Un corteo strano, lontano dalle adunate quasi oceaniche delle volte precedenti (trecento persone per la Questura, oltre mille per gli organizzatori), forse anche spaccato da qualche divisione al suo interno, come testimonia il litigio, proprio in partenza, tra chi ha difeso la presenza del gonfalone comunale e chi, come Eugenio Carlomagno, ne ha chiesto con forza la rimozione. Che fosse una giornata carica di tensione lo si è capito quando un manipolo di esponenti del comitato 3e32, con un vero e proprio blitz, ha lanciato uova e palloncini contro la sede di Villa Gioia.
«Complici» è la scritta apparsa sul muro: «Non si può venire alle manifestazioni - hanno spiegato in seguito i giovani - e poi andare a stringere le mani a Gianni Letta, bisogna chiarire da che parte si sta». Cialente si è affacciato alla finestra, brandendo la stampella che da qualche tempo lo sorregge. I ragazzi sono fuggiti, il sindaco, che dice di averli riconosciuti, si è sfogato: «Dietro c'è un disegno politico che conosco bene, questo è solo l'inizio dei guasti all'interno dei quali si può infilare di tutto. La denuncia? Vediamo, riparare i danni costa, sono soldi dei cittadini». Tensione anche in avvio del corteo, a manifestanti già schierati lungo viale Corrado IV. Qualcuno ce l'ha con il gonfalone del Comune e con i politici presenti. Ne esce una baruffa, sedata con qualche fatica. Alle 15,45 la partenza. In bella vista gli striscioni-simbolo: «Senza lavoro, senza case, L'Aquila non rinasce» e «Zona franca? Economia? Ricostruzione?». Ce ne sono a decine, in particolare contro i commissari e il sindaco. E poi ci sono i senza casa, gli sfollati della Campomizzi, i precari, i cassintegrati. I più deboli. Resiste qualche politico, come Lolli, Pietrucci, De Santis, Petrilli. La Pezzopane fa un'apparizione fugace. A un certo punto, a sorpresa, compare anche Cialente. Sfila in un serpentone spaccato a metà: davanti chi lo sostiene, dietro chi lo critica con slogan e striscioni. Poi torna in macchina, è una giornata amara. Il corteo, nel frattempo, chiude il suo percorso davanti a palazzo Silone: anche qui lancio di uova e palloncini. La polemica divampa. Per De Santis (Idv) «il Pd e il gonfalone del Comune hanno rovinato una sana protesta».