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Pescara, 14/04/2026
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Data: 08/07/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Protesta per la ricostruzione - La rabbia sfila in piazza: via tutti. Corteo per case e lavoro, contestato il sindaco: «Comune complice»

L'AQUILA. «Tutti a casa». «Ma quale casa?», ironizza Fabrizio, «ché non ci stanno». Per fortuna che, dal corteo degli aquilani arrabbiati per la ricostruzione che non c'è, l'ironia non viene invitata a farsi da parte. Qualcuno prova a dirottare il gonfalone nelle retrovie, ma senza successo.
IL SIMBOLO. Già, perché, a dirla con la prosa, non piace a tutti che sulla manifestazione dei cittadini venga messo cappello da chicchessia. Comune compreso. Cialente compreso. Che ha l'ardire di presentarsi a una manifestazione che è anche contro di lui. Scortato dalla Digos. E se non l'avete capito, ecco uova non sode schiantarsi contro le sedi di Regione e Comune, con tanto di palloncini guarniti di vernice che per alcuni è «acqua colorata di neroverde». Ecco la scritta «Complici». Ecco slogan «contro tutta questa classe dirigente, commissari, vicecommissari e sindaci conniventi contro i loro giochetti e i loro rimpalli di responsabilità. Andate via tutti. Basta macelleria sociale. Alziamo la testa. Rompiamo il loro gioco».
«QUANTI SIETE?» «Quanti siete?» pare dire Cialente, il sindaco «azzoppato» da un infortunio al piede ma stoicamente al sole in abito scuro per gridare, nel corteo dei «Senza lavoro senza case L'Aquila non rinasce», che «la città è con me». Per la questura sono 300, per gli organizzatori almeno il doppio. Tanti? Pochi? Ecco un altro spunto interessante per il fervido dibattito cittadino sulla ricostruzione. A difesa del sindaco il deputato Giovanni Lolli. «Sono esterrefatto. Faccio presente che Lampedusa per due anni non paga tasse mentre al Veneto non chiederanno indietro un euro. Da noi, ecco che ci stanno combinando, a novembre rivogliono tutto. Sono senza parole. Se non capiamo che dobbiamo indirizzare la giusta protesta verso i giusti obiettivi, fermo rimanendo il diritto, e anche la ragionevolezza, di ogni critica, non andiamo da nessuna parte. Finora un po' ci siamo fatti rispettare perché la città è stata unita. Se la dividiamo non funziona».
«IO E GIULIANTE». Cialente, come un pugile suonato all'angolo, risponde per le rime puntando la stampella. «C'è in atto un gioco contro la città. Lo fa chi dice che litighiamo. Io non ce l'ho con nessuno. Cambiamo questo stato di cose. Non sta funzionando un commissariamento così lungo. Ma se 3e32 e qualcun altro attaccano il Comune non si è capito qual è la partita in campo. Noi complici? Vabbè, so' ragazzi. Lo lascio alla città. Li ho pure visti, li ho chiamati. Ho detto: che state a fa'. Sono scappati. Io a 12-13 anni, la sera, al Torrione, con Giuliante (l'assessore regionale Gianfranco, ndr) andavo a suonare ai campanelli. È grave? Detto da chi? Dalla città? Non credo proprio. La città ha capito e sta con me. Se mi metto a fare denunce pure io...Loro ritengono che sarebbero molto più bravi? Non lo metto in dubbio, ma l'ente locale non dovrebbe essere aggredito. Neanche la Regione e la Provincia. Non riesco a capire qual è la linea. O sono buoni i commissari o i commissari non vanno bene».
CHI PAGA. «Mi hanno sporcato il muro e mi dispiace, sì», chiude il sindaco. «Perché ripittare costa un sacco di soldi, sì, i soldi dei genitori molto benestanti, spesso, di questi che l'hanno fatto. Sul gonfalone, invece, voglio dire che non si possono permettere. Infatti i cittadini l'hanno difeso. Il gonfalone è la città. Tu puoi essere un pezzo della città, il gonfalone è tutta la città».
IL SIT-IN. «Palazzo vuoto, tutti scappati», ironizzano i movimentisti che lanciano slogan davanti a palazzo Silone, dove i vetri, sì, andranno irrorati di detergente. «Forza Massimo», gli gridano mentre risale sull'auto blu. «Me ne serve, e tanta». «Scì», impietoso torna il coro, «mò vattene».

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