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Pescara, 14/04/2026
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08/07/2011
La Stampa
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P4, ordine di arresto per Milanese. I pm: "Pagava la casa a Tremonti". Il ministro: ero ospite, ora la lascio |
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Ordinanza di custodia cautelare in carcere per il deputato del Pdl, Marco Mario Milanese, fino a pochi giorni fa braccio destro di Tremonti. Il provvedimento, firmato dal gip del Tribunale di Napoli Amalia Primavera, su richiesta del pm Vincenzo Piscitelli, è stato trasmesso oggi alla Camera che sarà chiamata a pronunciarsi sulla autorizzazione all'arresto.
Le accuse contestate all'ex ufficiale della Guardia di Finanza sono di corruzione, rivelazione di segreto d'ufficio e associazione per delinquere. La misura cautelare è conseguenza dello sviluppo delle indagini su una serie di irregolarità in cui fu coinvolto nei mesi scorsi l'imprenditore Paolo Viscione, in relazione alle attività delle sue società, tra cui l'Arteinvest. Milanese, «in concorso con ufficiali della Guardia di Finanza allo stato non identificati», avrebbe rivelato a Viscione (anch'egli indagato e ora diventato il "grande accusatore") notizie riservate sulle indagini svolte dalla stessa Gdf sul suo conto e sulle sue società. Tutto ciò, violando i doveri d'ufficio inerenti, prima, la sua funzione di aiutante di campo del ministro dell'Economia e, poi, di consigliere politico dello stesso ministro Tremonti, al quale avrebbe pagato l'affitto dell'abitazione romana.
Secondo l'accusa in cambio di queste notizie, di interventi volti a «rallentare» le indagini («ponendo in essere iniziative verso gli organi e gli appartenenti alla Gdf delegati all'investigazione») e della promessa, alla fine, di «sistemare positivamente ogni cosa», Milanese si sarebbe fatto consegnare da Viscione somme di denaro (secondo l'accusa almeno 450mila euro in contanti), ma anche orologi di valore, gioielli e auto di lusso come una Ferrari Scaglietti e una Bentley, oltre al pagamento di viaggi e soggiorni all'estero. Tra questi, un capodanno a New York, con la sua compagna Manuela Bravi, portavoce di Tremonti, all'Hotel Plaza dove avrebbero alloggiato anche «la Ferilli, De Sica e Cattaneo».
Tremonti sentito dai pm Milanese si è dimesso il 28 giugno scorso. Ma i suoi rapporti con Tremonti sarebbero ancora così forti da far pensare che egli possa inquinare le prove di quell'inchiesta nella quale i magistrati napoletani vogliono arrestarlo. Sospettano che Milanese abbia preso tangenti assicurando nomine ed incarichi in società controllate dal ministero dell'Economia. E anche i rapporti di Milanese con i vertici della Guardia di Finanza non convincono i magistrati, i quali ritengono che siano nate delle "cordate" nelle Fiamme Gialle in vista della prossima nomina del comandante generale. Argomento del quale i pm titolari dell'inchiesta sulla P4 hanno parlato il 17 giugno scorso proprio con il ministro Tremonti, interrogato in qualità di persona informata sui fatti dopo l'intercettazione di una telefonata tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il capo di stato maggiore della Guardia di Finanza, generale Michele Adinolfi: oggetto - secondo indiscrezioni - proprio i nuovi equilibri all'interno delle Fiamme Gialle.
La casa del ministro a Roma Per gli inquirenti un segno emblematico che il rapporto tra Tremonti e Milanese sopravviva anche dopo le dimissioni del secondo dall'incarico ricoperto in via XX settembre è un immobile di via Campo Marzio n. 24 che Tremonti occupa a Roma. La casa - hanno accertato i magistrati - è di proprietà del Pio Sodalizio dei Piceni, che l'ha data in affitto a Milanese, il quale paga un canone di 8.500 euro al mese. «La mia unica abitazione è a Pavia - ha replicato Tremonti - non ho mai avuto casa a Roma. Per le tre sere a settimana che normalmente, da più di quindici anni, trascorro a Roma, ho sempre avuto soluzioni temporanee, prevalentemente in albergo e come ministro in caserma. Poi ho accettato l'offerta fattami dall'on. Milanese, per l'utilizzo temporaneo di parte dell'immobile nella sua piena disponibilità e utilizzo. Apprese oggi le notizie giudiziarie relative all'immobile - ha detto il ministro - già da stasera per ovvi motivi di opportunità cambierò sistemazione».
"Con il suo ex collaboratore rapporti poco chiari" Il gip di Napoli Amelia Primavera definisce «assolutamente poco chiari» i rapporti finanziari tra Tremonti e Milanese e, a proposito della locazione dell'immobile, ne spiega le ragione. «Milanese paga mensilmente» per quella casa «un canone molto alto, il cui complessivo ammontare rispetto alle rate gi? pagate risulta di oltre centomila euro»; aggiunge che un consulente, incaricato di verificare alcuni conti, «non ha rinvenuto», a titolo di rimborso, «assegni o bonifici provenienti da Tremonti». Quanto ad un assegno di 8.000 euro emesso dal ministro, nel febbraio 2008, in favore di Milanese, esso - secondo il gip - «attiene evidentemente ad altra partita economica tra i due, essendo isolato nel tempo» ed essendo stato emesso «un anno prima della nascita del rapporto contrattuale con il Pio Sodalizio dei Piceni». «Ne discende - scrive il gip, parlando del pericolo di inquinamento probatorio - la permanenza», nonostante le dimissioni di Milanese dalla carica di consigliere politico del ministro, «uno stretto ed attuale rapporto fiduciario tra i due esponenti politici che prescinde, evidentemente dal ruolo istituzionale rivestito dal Milanese».
Fiamme Gialle nel mirino Poi c'è il capitolo Guardia di Finanza. Marco Milanese è «tuttora in stretto contatto» con i vertici delle Fiamme Gialle, dice il gip Amelia Primavera, riportando quanto riferito dal ministro dell'economia Giulio Tremonti nel corso di un interrogatorio, in qualità di persona informata sui fatti, avvenuto il 17 giugno scorso nell'inchiesta sulla P4. In quell'interrogatorio - scrive il gip - il ministro ha riferito della «esistenza di "cordate"» all'interno della Guardia di Finanza «costituitesi in vista della prossima nomina del Comandante Generale, precisando come alcuni rappresentanti di quel Corpo siano in stretto contatto con il presidente del Consiglio» Silvio Berlusconi. Ma soprattutto Tremonti ha riferito come Milanese - scrive il gip - sia «tuttora in stretto contatto con quei vertici». Circostanza ancora più allarmante allarmante - secondo il gip - anche per «l'accertata vicinanza» di Milanese al ministro Tremonti.
A Voghera tremano i proconsoli locali Gli agenti della Digos di Napoli hanno eseguito anche altre due ordinanze agli arresti domiciliari: destinatari il sindaco di Voghera, Carlo Barbieri, e il commercialista Guido Marchese, anch'egli di Voghera, entrambi accusati di corruzione, in concorso con Milanese. Questi, nella sua qualità di consigliere politico del ministro dell'Economia «e da quest'ultimo delegato alle iniziative di raccordo con la maggioranza parlamentare di governo finalizzate all'individuazione dei nominativi da segnalarsi nelle società controllate dallo stesso ministero», avrebbe prima promesso e poi assicurato l'attribuzione di nomine e incarichi vari in cambio di «somme di denaro e altre utilità in corso di preciso accertamento». A questo riguardo l'attenzione degli investigatori è concentrata sulla vendita di alcuni immobili posseduti da Milanese in Francia ad alcune persone, tra cui proprio Marchese e Barbieri.
Le nomine nel mirino «Le numerose incongruenze relative a tale compravendita - spiega la Procura - hanno consentito di ritenere che Milanese avesse favorito l'attribuzione di incarichi per Barbieri e Marchese in diverse società controllate dal ministero dell'Economia». In particolare la nomina di Marchese (che avrebbe corrisposto somme «non inferiori a centomila euro») a componente del collegio sindacale di Ansaldo Breda, Oto Melara, Ansaldo Energia, Sogin e Sace e di Barbieri a consigliere di amministrazione di Ferservizi spa, società controllata dalle Ferrovie dello Stato. Gli investigatori intendono ora «accertare i collegamenti all'interno della Guardia di Finanza che hanno consentito a Milanese di accedere a notizie coperte dal segreto di indagine nonchè per ricostruire l'origine delle disponibilità economiche di Milanese ed altri connessi episodi corruttivi».
L'inchiesta e i legami con il caso P4 L'iniziativa della magistratura napoletana giunge all'indomani dell'intervento davanti alla Giunta per le autorizzazioni a procedere di Alfonso Papa, altro parlamentare del Pdl per il quale gli inquirenti partenopei chiedono l'arresto. «La Procura di Napoli non guarda in faccia a nessuno. Carabinieri, poliziotti, guardia di finanza, onorevoli o magistrati sono tutti uguali», ha detto il procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore rispondendo alle domande dei cronisti a margine di una conferenza stampa indetta per illustrare i risultati di una operazione antidroga. «Sono maturate contemporaneamente situazioni sulle quali indagavamo da tempo - ha aggiunto Lepore riferendosi alle richieste di arresto per Papa e Milanese - Non credo che la Procura sarà attaccata e resterà isolata, forse ci sarà una reazione. Saremo accusati di sollevare un polverone come è già stato fatto. Siamo qui pronti a replicare».
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