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Pescara, 14/04/2026
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Data: 08/07/2011
Testata giornalistica: Rassegna.it
La Cgil stronca la manovra - Per gli statali è una super-stangata, pensioni bloccate e rimandate. Fisco: vantaggi per i redditi alti, bot massacrati. Tagli agli enti locali e al welfare, sanità compresa

Una manovra che si avvia verso i 50 miliardi di euro, che con molta probabilità non riuscirà a raggiungere gli obiettivi del pareggio di bilancio del 2014 e che colpisce lavoratori, pensionati e piccoli risparmiatori. Il ministro Tremonti sembra aver fatto il miracolo di andare a reperire le risorse nelle tasche dei più deboli per premiare ancora una volta le grandi rendite e i redditi più ricchi, ma anche i vitalizi dei parlamentari. Si può sintetizzare così la manovra economica: niente di più lontano dalla proposta della Cgil, che aveva suggerito di andare a cercare le risorse nei grandi patrimoni, nelle rendite e nell'abnorme evasione fiscale che caratterizza il nostro sistema fiscale.

"Proviamo a vedere che cosa si scarica sulle famiglie che oggi sono una catena lunga,fatta molto spesso di un nucleo di pensionati che aiuta un nipote o un figlio che non ha un lavoro", è il ragionamento di Susanna Camusso. E il quadro tracciato dal segretario generale della Cgil riguarda solo la parte della manovra che avrà incidenza diretta sui bilanci (e gli equilibri) delle famiglie. Sì, perché, indirettamente, i lavoratori, i pensionati, i giovani e le donne, saranno colpiti da una manovra furbetta che tenta di fare apparentemente poco oggi per scaricare i sacrifici più pesanti domani, magari alla prossima legislatura, ma anche dalla delega fiscale (che non è stata ancora varata formalmente) che premia i redditi più alti e dagli aumenti generalizzati di tariffe e benzina con la modificazione delle accise.

PER GLI STATALI È UNA SUPER-STANGATA. La manovra prevede un taglio di 256 mila posti entro il 2014, la mobilità obbligatoria per tutti i dipendenti pubblici e una riduzione di circa 215 euro al mese dovuta al blocco degli stipendi che è stato prolungato e al diniego di aggancio alla dinamica del carovita. Stretta organizzativa per tutti i settori pubblici e la visita fiscale scatterà al primo giorno per tutti coloro che saranno in malattia prima o dopo i giorni festivi. Sono previste altre penalizzazioni per la scuola pubblica, mentre i docenti dichiarati non idonei dalle Asl saranno declassati a personale tecnico o di segreteria.

PENSIONI BLOCCATE (E RIMANDATE). Confermate le misure contro le pensioni. Ci sarà infatti il congelamento dell'indicizzazione degli assegni: sarà totale solo per quelli superiori cinque volte al minimo, mentre scenderà al 45 per cento per la quota di pensione che supera da 3 a 5 volte le più basse. La perequazione sarà dunque invariata sui primi 1.428 euro, scenderà al 45 per cento sulla quota tra 1.428 e 2.380 euro e sarà bloccata per tutta la parte eccedente. Sarà poi anticipato di un anno (dal 2015 al 2014) l'adeguamento della data di pensionamento all'aspettativa di vita. La stretta sulle pensioni è stata considerata subito "inaccettabile"dalla Cgil. "Ci opporremo anche con la mobilitazione", ha detto nei giorni scorsi la segretaria confederale Vera Lamonica. Un primo appuntamento potrebbe essere il 15 luglio La Cgil definirà le modalità della mobilitazione in sintonia con lo Spi, che aveva già indetto una manifestazione nazionale per quel giorno.

FISCO: VANTAGGI PER I REDDITI ALTI E BOT MASSACRATI. Nel testo della manovra è stata inserita a sorpresa una supertassa sui Bot che colpirà soprattutto i piccoli risparmiatori. Il bollo di imposta sui titoli di Stato è stato aumentato da 34,2 a 120 euro. Ma arriverà a 150 euro nel 2013. Il rendimento dei titoli pubblici sarà così almeno dimezzato e il conto lo pagheranno i piccoli e piccolissimi risparmiatori. Nel frattempo,la delega in materia fiscale predisposta dal Consiglio dei ministri ha prefigurato, come era facile prevedere, il tentativo evanescente, quanto pericoloso, di dare credibilità alle promesse elettorali del governo. Si rende esplicito infatti ciò che la Cgil aveva sospettato: il governo intende finanziare la cosiddetta "riforma fiscale" prendendo le risorse dall'assistenza; non assume la necessità di riorganizzare il fisco su diverse platee di reddito, rendendo più efficace ed equa l'azione redistributiva; predispone un aumento generalizzato dell'imposizione indiretta; non rompe il legame tra profitti e ricchezze improduttive e "parassitarie"; non avvia una politica di sostegno al reddito degli incapienti e di contrasto alla povertà; non produce un riequilibrio a favore di lavoro e pensioni, crescita e sviluppo.

TAGLI AGLI ENTI LOCALI E ALL'ASSISTENZA. Dopo aver drasticamente ridotto i finanziamenti destinati a Comuni e Regioni e aver in pratica cancellato il fondo nazionale per le politiche sociali, quello per i nidi e quello per la famiglia, ora si passa a colpire i diritti soggettivi. In una legge delega che dovrebbe occuparsi di assistenza non si fa cenno ai Livelli essenziali delle prestazioni sociali, ma, dietro termini come "riqualificazione"e "riordino" si sottraggono risorse da tutte le forme di sostegno socio assistenziale,sanitario o previdenziale: per esempio,l'indennità di accompagnamento, il sostegno all'invalidità o i trattamenti pensionistici di reversibilità. Nel testo finale della manovra sono confermati poi tutti i tagli alle risorse degli enti locali. Il taglio è perfino superiore a quello previsto per i ministeri: 9,6 miliardi di euro,contro 9,5 miliardi per i ministeri nazionali.

TAGLI AL WELFARE, SANITÀ COMPRESA. Oltre alla stangata sul personale,questa volta si annunciano "costi standard" per ottenere risparmi, ma è solo un trucco, perché la manovra ha già stabilito che comunque il finanziamento verrà ridotto. Nel testo della manovra c'è stato il balletto dei ticket: prima inseriti e quantificati, poi tolto il riferimento esplicito, ma siccome nel testo la copertura necessaria per evitarli non c'è, era chiaro che i ticket sarebbero ricomparsi. E infatti fra ticket e "razionalizzazioni" la sanità sarà tagliata di 7,5 miliardi di euro.

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