Di fronte alle lungaggini e alle incertezze della politica hanno deciso di dare battaglia quattordici tra associazioni di categoria, di consumatori e sindacati guidati dalla Cna
Visto che i politici non si muovono, anzi si guardano bene dall'intervenire seriamente contro il pedaggio sull'asse attrezzato, ci pensa una pattuglia ardimentosa formata da 14 soggetti. Sono associazioni di categoria e dei consumatori e i sindacati che hanno deciso di rompere gli indugi e dare battaglia. Hanno firmato un documento congiunto che sarà discusso lunedì 11 luglio alla Camera di Commercio. Capofila dell'iniziativa è la Cna che spiega il metodo e il merito della lotta da intraprendere: «La linea da seguire è una sola - spiega Riccardo Colazilli, segretario regionale, - è che l'asse attrezzato non può essere equiparato a un vero raccordo autostradale, quindi dobbiamo arrivare al declassamento dell'arteria». Il documento lanciato dalla Cna e condiviso da Adoc, Cgil, Cia, Cisl, Coldiretti, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Confindustria, Federconsumatori, Ugl e Uil, punta chiaramente sul merito della questione: «È del tutto evidente che l'arteria ha perduto progressivamente la sua funzione di collegamento con il casello autostradale da e per Roma, - questo è il nòcciolo dell'intervento - finendo inglobata nella viabilità urbana dell'area Chieti-Pescara, con utilizzo prevalente da parte di pendolari che quotidianamente si spostano all'interno dei centri che ne fanno parte». Una nota concreta inviata ai titolari delle istituzioni, cercando di dare una sveglia ai parlamentari abruzzesi, al presidente della Regione Gianni Chiodi, all'assessore regionale ai Trasporti Giandonato Morra, ai consiglieri e agli assessori regionali eletti a Chieti e a Pescara, ai presidenti delle due Province interessate, ai sindaci dei Comuni di Chieti, Pescara, Cepagatti, Manoppello, Spoltore e San Giovanni Teatino, ai presidenti dele due Camere di Commercio. La data scelta, l'11 luglio, non è casuale: la prossima settimana, infatti, il Parlamento discute la conversione in legge del Decreto del Governo sullo sviluppo. E una iniziativa forte, sollecita e condivisa di tutto i politici abruzzesi potrebbe avere un'eco e un peso importante a Roma, invece del nulla prodotto dalle istituzioni regionali da un anno a questa parte, con la sola virtuosa eccezione della Provincia di Pescara.