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Pescara, 16/06/2026
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Data: 10/07/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Mondadori, condanna confermata. Fininvest deve pagare 560 milioni. Pronuncia immediatamente esecutiva. Ghedini: faremo ricorso

Per i giudici d'appello Berlusconi colpevole di corruzione

MILANO Se la fedeltà del giudice Vittorio Metta non fosse stata comprata «con almeno 400 milioni di lire», l'accordo del 1988 tra i Formenton e la Cir sarebbe stato dichiarato valido, la maggioranza della Mondadori sarebbe rimasta a Carlo De Benedetti, Silvio Berlusconi avrebbe dovuto lasciare la presidenza del gruppo e non ci sarebbe stato l'accordo di spartizione. La storia non si fa con i «se», ma a volte le sentenze aiutano.
La seconda Corte d'Appello civile di Milano, presieduta da Luigi De Ruggiero, ha condannato Fininvest a pagare a Cir 560 milioni di euro - tra capitale, interessi legali dall'ottobre 2009 e spese legali - come risarcimento per i danni subiti dalla corruzione giudiziaria che nel 1991 condizionò l'esito della battaglia tra Berlusconi e De Benedetti per il controllo della Mondadori. E trattandosi di sentenza civile, è immediatamente esecutiva.
Una condanna con sconto di 190 milioni, dato che la somma indicata è a parziale riforma del verdetto di primo grado dell'autunno di due anni fa firmato dal giudice Raimondo Mesiano che aveva quantificato il danno in 749,995 milioni di euro calcolando una perdita di chance pari all'80% e un danno diretto del 20%.
Per la Corte d'Appello, invece, la Cir subì un danno «immediato e diretto» dalla sentenza Metta e non una semplice «perdita di chanches». Il collegio è giunto a questa conclusione su base empirica, riproducendo la stessa corte di vent'anni fa «con Metta non corrotto» e riscrivendo la sentenza. Ebbene, «l'esito del rigetto del lodo a questo punto era dovuto, indiscutibile, scontato. Sarebbe stata la conclusione normale, di un giudizio normale con giudici normali». Poi, calcolo su calcolo, si è stabilita l'entità del risarcimento.
Assurda per il legale del premier Niccolò Ghedini. «E' contro ogni logica processuale e fattuale, addirittura ampiamente al di là delle stesse risultanze contabili che erano già di per sè erronee in eccesso, e addirittura superiore al valore reale della quota Mondadori posseduta da Fininvest». Non solo: «E' la riprova che a Milano è impossibile, quando vi è anche indirettamente coinvolto il presidente Berlusconi, celebrare un processo che veda la applicazione delle regole del diritto. La Cassazione non potrà che annullare questa incredibile sentenza».
Che identifica in Silvio Berlusconi uno degli artefici del «peccato originale», cioè la corruzione di Vincenzo Metta (condannato in via definitiva dalla Cassazione nel 2007) della quale il premier viene definito «corresponsabile». Sotto il profilo penale il Cavaliere non subì alcuna conseguenza dopo che nel 2001, in udienza preliminare, il gup Rosario Lupo gli concesse le attenuanti generiche e dunque la prescrizione del reato. Ma, scrivono i giudici, «non si può prescindere dalla cronologia dei versamenti dei bonifici che partono da Fininvest per giungere a Vittorio Metta», denaro stanziato «per una causale tutt'altro che irrilevante essendo finalizzata, mediante la corruzione di un magistrato», alla «miglior spartizione della Mondadori, vicenda che aveva una rilevanza evidente non solo negli assetti economici ma anche politici generali».
Perciò «è assolutamente improbabile, anzi fuori da ogni plausibile logica», che «il proprietario della società pagatrice fosse all'oscuro dell'esistenza o anche solo del fine di questa operazione». Salvo, rileva il collegio, «elucubrare di corruttori intraprendenti e audaci che in autonomia sottraggono tre miliardi di lire a Fininvest per consumare una corruzione clandestina». Insomma, «è certo, essendo il contrario addirittura irreale, che il dominus della società in persona», ossia Berlusconi, «abbia promosso la condotta criminosa».

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