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Data: 10/07/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Governo e manovra domani di nuovo all'esame dei mercati

ROMA. Fine settimana con il fiato sospeso per il governo che attende, domani, la prova dei mercati dopo il salasso patito in Borsa la settimana scorsa (-7,1%). Nel "venerdì nero" hanno pesato anche i timori per le possibili dimissioni del ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Si sono scatenate le vendite sui titoli bancari e il differenziale dei tassi dei titoli italiani di Stato rispetto a quelli tedeschi è arrivato al nuovo record del 2,5%.
La paura è che non sia ancora finita, la speculazione potrebbe tornare a colpire duramente davanti a una manovra dall'incerto destino che domani inizierà l'iter al Senato.
A calmare i mercati non è bastato nemmeno il giudizio positivo sulla solidità delle banche italiane espresso venerdì dal governatore Mario Draghi. Ieri il presidente della Bce, la Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, ha voluto fugare ogni dubbio sulla capacità di tenuta dell'Eurozona, la cui situazione di bilancio, ha detto, «è relativamente corretta rispetto a quella degli altri Paesi avanzati», alludendo in particolare agli Stati Uniti.
I timori degli operatori, all'apertura delle contrattazioni di domani, torneranno a concentrarsi sulla tenuta del governo e sulla sua realte capacità a tenere la barra dritta sui conti. Del resto continuano a piovere dure critiche su questa manovra. Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso ha parlato ieri di «azione totalmente confusa del governo e di incapacità ad avere un orizzonte per il futuro del Paese che è esposto ora ad un rischio straordinario».
Durissimo anche il giudizio della Sap, il sindacato delle forze dell'ordine: «La manovra rappresenta uno scempio mai visto per noi, contiene solo tagli e nessuna risorsa». Per Mario Monti, presidente della Bocconi, è invece «tutta l'impostazione seguita da Berlusconi fin dall'inizio a non portare l'Italia nella direzione della crescita. Servono riforme strutturali e liberalizzazioni che combattano privilegi e rendite».
Di fronte alla crescente protesta la maggioranza corre ai ripari. Nel week end ha lavorato per mettere a punto un pacchetto di emendamenti alla manovra e le proposte saranno illustrate martedì. Per domani, intanto, sono previste le audizioni dei rappresentanti delle categorie economiche e a seguire dei sindacati e dell'Abi, l'associazione delle banche italiane.
Tre sono i temi principali sui quali le forze di maggioranza stanno ragionando per cercare di rendere più equilibrati gli interventi: blocco totale solo delle cosiddette "pensioni d'oro", quelle superiori cioè a otto volte la minima di legge, introduzione di una certa progressività sulla nuova tassa che colpisce ora indiscriminatamente tutti i depositi titoli e l'introduzione di correttivi per quanto riguarda le misure che toccano gli enti locali e le Regioni.
Sui costi della politica ieri è uscito uno studio della Confesercenti, secondo il quale l'abolizione delle Province porterebbe ad un risparmio di 7 miliardi di euro, tenendo conto anche del trasferimento dei dipendenti e delle funzioni ad altri livelli territoriali di governo. Nelle tasche degli italiani potrebbero finire così 300 euro l'anno a famiglia.

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