ROMA. Fine settimana con il fiato sospeso per il governo che attende, domani, la prova dei mercati dopo il salasso patito in Borsa la settimana scorsa (-7,1%). Nel "venerdì nero" hanno pesato anche i timori per le possibili dimissioni del ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Si sono scatenate le vendite sui titoli bancari e il differenziale dei tassi dei titoli italiani di Stato rispetto a quelli tedeschi è arrivato al nuovo record del 2,5%.
La paura è che non sia ancora finita, la speculazione potrebbe tornare a colpire duramente davanti a una manovra dall'incerto destino che domani inizierà l'iter al Senato.
A calmare i mercati non è bastato nemmeno il giudizio positivo sulla solidità delle banche italiane espresso venerdì dal governatore Mario Draghi. Ieri il presidente della Bce, la Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, ha voluto fugare ogni dubbio sulla capacità di tenuta dell'Eurozona, la cui situazione di bilancio, ha detto, «è relativamente corretta rispetto a quella degli altri Paesi avanzati», alludendo in particolare agli Stati Uniti.
I timori degli operatori, all'apertura delle contrattazioni di domani, torneranno a concentrarsi sulla tenuta del governo e sulla sua realte capacità a tenere la barra dritta sui conti. Del resto continuano a piovere dure critiche su questa manovra. Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso ha parlato ieri di «azione totalmente confusa del governo e di incapacità ad avere un orizzonte per il futuro del Paese che è esposto ora ad un rischio straordinario».
Durissimo anche il giudizio della Sap, il sindacato delle forze dell'ordine: «La manovra rappresenta uno scempio mai visto per noi, contiene solo tagli e nessuna risorsa». Per Mario Monti, presidente della Bocconi, è invece «tutta l'impostazione seguita da Berlusconi fin dall'inizio a non portare l'Italia nella direzione della crescita. Servono riforme strutturali e liberalizzazioni che combattano privilegi e rendite».
Di fronte alla crescente protesta la maggioranza corre ai ripari. Nel week end ha lavorato per mettere a punto un pacchetto di emendamenti alla manovra e le proposte saranno illustrate martedì. Per domani, intanto, sono previste le audizioni dei rappresentanti delle categorie economiche e a seguire dei sindacati e dell'Abi, l'associazione delle banche italiane.
Tre sono i temi principali sui quali le forze di maggioranza stanno ragionando per cercare di rendere più equilibrati gli interventi: blocco totale solo delle cosiddette "pensioni d'oro", quelle superiori cioè a otto volte la minima di legge, introduzione di una certa progressività sulla nuova tassa che colpisce ora indiscriminatamente tutti i depositi titoli e l'introduzione di correttivi per quanto riguarda le misure che toccano gli enti locali e le Regioni.
Sui costi della politica ieri è uscito uno studio della Confesercenti, secondo il quale l'abolizione delle Province porterebbe ad un risparmio di 7 miliardi di euro, tenendo conto anche del trasferimento dei dipendenti e delle funzioni ad altri livelli territoriali di governo. Nelle tasche degli italiani potrebbero finire così 300 euro l'anno a famiglia.