Verso un esame rapido del decreto che ora potrebbe essere rafforzato
ROMA Stavolta l'assalto alla diligenza non ci dovrebbe essere: per il buon motivo che sotto attacco è il Paese nel suo insieme, esposto ai venti di tempesta che vengono dai mercati internazionali. La manovra che inizia oggi il suo percorso al Senato con le audizioni delle parti sociali potrebbe anzi essere rafforzata nel suo impianto, con qualche novità che dia l'idea di una volontà ancora più decisa di centrare l'obiettivo del risanamento.
La parola d'ordine è naturalmente l'invarianza dei saldi: le non molte correzioni che ci saranno - su temi sensibili come imposta di bollo, rivalutazione delle pensioni e ammortamenti nel settore delle infrastrutture - dovranno mantenere lo stesso impatto sul deficit degli anni 2013 e 2014 e possibilmente migliorarlo. La mossa più significativa sarebbe un qualche anticipo degli effetti finanziari, visto che il testo ha suscitato qualche perplessità più che per i contenuti in sé per la gradualità della sua azione. Ma potrebbe servire anche un'accelerazione su un capitolo ad alta valenza simbolica quale quello delle pensioni.
Ecco quindi che torna in discussione lo schema predisposto per il passaggio da 60 a 65 anni dell'età della pensione di vecchiaia per le lavoratrici private. Nella versione attuale l'innalzamento del requisito partirebbe nel 2020 per concludersi nel 2032; si lavora ad una nuova tabella di marcia che faccia scattare la stretta almeno nel 2015 (se non nel 2012 come già previsto in una primissima bozza) per portarla a regime in otto anni. L'opposizione della Lega e dello stesso ministro Sacconi potrebbe essere superata in nome del nuovo clima di emergenza.
Sempre in materia di previdenza, è poi data per scontata la modifica del meccanismo di rivalutazione. Da una parte sarà garantito un pieno adeguamento all'inflazione per i trattamenti fino a tre volte il minimo Inps (circa 1.430 euro al mese lordi), mentre per quelli fino a 2.380 resterebbe in vigore la legislazione precedente l decreto (rivalutazione al 90 per cento). I minori risparmi dovrebbero essere compensati con la cancellazione totale dell'adeguamento per le pensioni al di sopra di questa soglia, anche relativamente alla loro fascia più bassa.
L'altra misura destinata ad essere ammorbidita è l'aumento dell'imposta di bollo: per attenuarne la natura regressiva (l'importo fisso di 120 euro colpisce maggiormente i piccoli patrimoni) è allo studio una soglia di esenzione o un'applicazione progressiva. Sarà rivista anche la drastica riduzione del regime degli ammortamenti per le società concessionarie, una novità che penalizzerebbe l'intero settore delle infrastrutture.
Infine c'è il tema caldo dei tagli a Regioni ed enti locali. L'irritazione per la nuova drastica sforbiciata dei fondi, dopo quella attuata con la manovra 2010, è ampia e diffusa anche all'interno della maggioranza: se ne è fatta interprete la Lega, ma gli spazi di manovra finanziari sono limitati. E c'è anche il vincolo del tempo a disposizione che è poco: l'iter in commissione è destinato a concludersi in settimana.