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Pescara, 18/06/2026
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Data: 11/07/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Paolucci: sì al dialogo ma in Regione Basta commissari. Basta con i commissariamenti Il confronto sulla sanità va fatto in Consiglio regionale

PESCARA. Segretario Silvio Paolucci, ieri su queste pagine il coordinatore del Pdl Filippo Piccone ha chiesto uno sforzo comune alla classe dirigente abruzzese per dare una visione nuova all'Abruzzo, superando divisioni che a volte appaiono sterili. E' d'accordo?
«Credo che al di là della contrapposizione politica, che fa parte del rispetto dei ruoli di governo e opposizione, ci sia stata sempre una disponibilità al dialogo da parte del Pd, penso al Patto per lo sviluppo, alla Zona franca urbana dell'Aquila, alla questione di Bussi».
Allora cos'è mancato finora per trovare un'intesa vera sulle cose da fare?
«Registro che non c'è manico in chi governa. Non vedo un serio protagonismo sulla questione della sanità o del Patto, o sulla ricostruzione, dove lo scontro vero è sul fatto che dopo due anni occorre fare una legge per L'Aquila. In fondo questa cosa la rileva anche Piccone quando dice che ora è tempo di fare le riforme vere».
A cosa attribuisce questa "mancanza di manico"?
«A come sono state scelte le candidature, a quali percorsi sono stati fatti. Pensiamo solo alle liste bloccate: si tratta di un percorso molto romano. Il risultato è una subalternità molto forte e non di confronto col governo centrale, confronto che altre regioni riescono invece a ottenere con risultati più apprezzabili».
E' possibile che incida negativamente il commissariamento di settori importanti della regione?
«Qui c'è un aspetto formale (cioè una regione commissariata su troppi punti determinanti), che di fatto nasconde una questione sostanziale: sulle grandi questioni il confronto non c'è perché non ci sono le sedi deputate per farlo. C'è stato uno slancio col Patto per lo sviluppo, ma mai su sanità e ricostruzione».
Per voi la ricostruzione deve partire da una legge per l'Aquila. Perché?
«La legge è determinante perché non si può continuare con le ordinanze».
C'è anche questa contrapposizione Chiodi-Cialente.
«Il Comune sostiene che, dopo l'emergenza, la struttura commissariale è più di peso che di aiuto. Chiodi risponde: dovete darci i piani di ricostruzione».
E la verità dov'è?
«La verità è che ci vuole una legge che determini i confini delle procedure e che dia una visione alla città che le ordinanze non possono dare».
Vi siete confrontati sulla legge per L'Aquila?
«Non c'è stato un confronto vero, c'è stata una certa separatezza, è stato un errore. Ma detto questo ribadisco che la gestione commissariale va superata. Dopo due anni non c'è più il tema dell'emergenza ma della ricostruzione, e onestamente, per ricostruire non ci vuole un commissario».
Uno dei punti di contrasto resta la sanità. Il Tar ha dato ragione ai vostri rilievi sulla riconversione dei piccoli ospedali, ora il governo c'ha messo una pezza».
«Infatti questo decreto finanziario introduce una legge ad hoc per l'Abruzzo. E a me dispiace che anziché strappare a Roma qualche risorsa per la vertenza Abruzzo, questa classe dirigente riporti a casa una bella norma ad hoc che ha solo un unico leggero tasso di garantismo in più».
Cioè?
«Tremonti ha dovuto dire ai nostri che bisogna andare in Consiglio regionale per fare certe cose. Ora, anche questa norma per noi è incostituzionale, ma su un impianto di questo tipo come fa l'opposizione a dare un contributo? La verità è che c'è una maggioranza irresponsabile che non va in Consiglio perché non ha i numeri. E non dimentichiamo che tutto l'impianto normativo sul tema sanità appartiene alla consiliatura precedente. Vogliamomo modificarlo perché magari è combiato il contesto? D'accordo, ma va riconosciuto che in quell'occasione sono state fatte quattro leggi determinanti, e il Pd ha dato prova che quando sta in campo discute e fa le riforme».
Non la convincono neanche i risultati economici riportati da Chiodi?
«Sono risultati che vanno verificati con i costi della mobilità passiva. Non è che tutti gli anni possiamo cavarcela con le devoluzioni delle regioni. E poi resta il fatto che non si investe sulla rete di emergenza urgenza, che vuol dire privare i cittadini del diritto alla salute. E che fine hanno fatto i nuovi ospedali? Sono stati annuncianti e se n'è persa traccia».
Piccone ha posto un problema sui privati. Ha detto, perché poniamo limiti alla mobilità attiva? Lasciamoli crescere sul mercato senza troppi lacci».
«Sono d'accordo se c'è un ruolo chiaro di complementarietà tra pubblico e privato. Ma la mobilità attiva prevede accordi tra le regioni altrimenti si rischiano le inappropriatezze. E' un tema da approfondire».
Veniamo al Patto per lo sviluppo. Il 14 c'è un incontro preliminare a quello col governo. Con che spirito ci andate?
«Innanzitutto confermo che noi andremo fino in fondo sperando che Chiodi possa investire questa nostra disponibilità con Roma. Ma alcuni fatti non ci fanno ben sperare, come la rimodulazione dei fondi Fas in assenza di concertazione, rimodulazione sulla quale sappiamo che nei ministeri il giudizio è negativo perché manca di strategicità. Aspettiamo comunque una verifica. Come va verificata la questione delle infrastrutture. Che partita si intende giocare? Il Master plan è agganciato al decreto terremoto, cosa intende fare Chiodi? La normativa prevede che prima si soddisfino le necessità della ricostruzione e poi si possono svincolare le risorse per lo sviluppo. Siamo in attesa di capire se lo stanziamento è sufficiente».
Pochi giorni fa ha annuncianto un piano di tagli ai costi della politica.
«La nostra proposta non riguarda solo i vitalizi ma il disegno complessivo della pubblica amministrazione dentro e fuori la Regione con un forte ridimensionamento degli enti strumentali. Tra pochi giorni la formalizzeremo».

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