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Data: 12/07/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pochi ritocchi alla manovra: pensioni, bolli e ammortamenti. Oggi al Senato vertice con Tremonti sulle correzioni

Patto di stabilità più morbido per chi usa i fondi strutturali Ue

ROMA Modifiche limitate all'impianto della manovra, se non addirittura un suo rafforzamento. La nuova giornata nera sul mercato azionario e su quello dei titoli di Stato ha avuto l'effetto di cambiare il contesto nel quale - in commissione Bilancio del Senato - si discute il decreto legge con la manovra. L'orientamento generale per un'accelerazione dei tempi porta come conseguenza la necessità di toccare il meno possibile il testo. Il più esplicito, durante la prima giornata di audizioni, è stato il presidente dell'Abi Mussari, che si è detto favorevole ad un'approvazione veloce del testo comprese le parti indigeste per gli istituti di credito come la stretta sull'Irap. Ma anche i sindacati pur se con accenti diversi hanno inserito le proprie critiche al provvedimento in un quadro che tiene conto delle sollecitazioni giunte dal presidente della Repubblica.
Così il lavoro tecnico di messa a punto degli emendamenti, come hanno confermato in serata anche i capigruppo del Pdl Gasparri e Cicchitto, è rimasto concentrato sui pochi temi già emersi nei giorni scorsi: rivalutazione delle pensioni, imposta di bollo sui depositi titoli, ammortamenti per le società concessionarie. Qualche miglioramento potrebbe poi arrivare in materia di Patto di stabilità e di enti locali. Nodo a cui è particolarmente attenta la Lega, ma che in realtà riguarda anche altre realtà geografiche. Il punto sarà fatto oggi con il ministro Tremonti, al suo rientro da Bruxelles.
Sul capitolo adeguamento delle pensioni è confermata la correzione che garantirebbe la rivalutazione piena a quelle fino a 1.428 euro lordi al mese (tre volte il minimo Inps) e quasi piena fino ai 2.380 euro (sarebbe applicata al 90 per cento solo sulla parte di assegno superiore alle tre volte il minimo). Al di sopra di questa soglia, che corrisponde a cinque volte il minimo Inps, l'adeguamento sarebbe del tutto cancellato anche per la fascia più bassa della pensione.
In materia fiscale si va verso l'introduzione di un'area di esenzione dall'aumento dell'imposta di bollo, a beneficio dei piccoli depositi, con un'applicazione progressiva della stretta. Mentre il gettito che il decreto ricava dal tetto del'1 per cento all'ammortamento dei beni per le società concessionarie dovrebbe essere corrisposto dagli stessi soggetti ma attraverso una forma di prelievo meno penalizzante per gli investimenti.
Infine gli enti locali: in questa situazione appare difficile ipotizzare una riduzione del sacrificio loro richiesto, ma si vuole rafforzare il valore premiale del Patto di stabilità per gli enti virtuosi; tra i criteri di virtuosità verrebbe inserito anche l'utilizzo dei Fondi strutturali europei.
Se poi maggioranza e governo avessero la forza di dare un ulteriore segnale sulla via del risanamento, allora il passaggio naturale sarebbe il ripristino del percorso originario per il passaggio a 65 anni dell'età della vecchiaia per le lavoratrici private: inizio nel 2012 anziché nel 2020 e andata a regime in otto anni. Ma ieri Bossi è tornato a definire questa idea una «porcata».
Intanto i tecnici del Senato nel loro consueto dossier hanno confermato che il decreto in quanto tale non basta a centrare l'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2014, visto che assicura solo 25 dei 40 miliardi di euro necessari, in termini di correzione netta del deficit. Il resto è affidato, in base a quanto detto la scorsa settimana da Tremonti, all'applicazione della legge delega su fisco e assistenza oppure - se questa non venisse approvata - al taglio automatico della agevolazioni fiscali esistenti, che complessivamente valgono oltre 161 miliardi di minor gettito. La clausola che fa scattare questo automatismo al momento non è legge (come non lo è nemmeno la delega approvata solo dal Consiglio dei ministri): potrebbe essere inserita questo autunno nella legge di stabilità.


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