| |
|
| |
Pescara, 16/06/2026
Visitatore n. 754.995
|
|
|
|
|
|
|
12/07/2011
Il Centro
|
De Matteis: uniti sulle grandi opere «L'Abruzzo è un nodo strategico, con Roma bisogna trattare» |
|
PESCARA. L'Abruzzo è in una fase nuova della sua storia che impone un cambio di passo alla classe dirigente. Lo sostiene in questa intervista il vicepresidente del consiglio regionale Giorgio De Matteis, leader dell'Mpa Abruzzo. De Matteis riprende in particolare la tesi del senatore Franco Marini sulla necessità di cercare obiettivi comuni sui quali fare massa critica nei confronti di Roma. Per esempio il Patto per lo sviluppo o la Zona franca urbana dell'Aquila. Presidente De Matteis, sulla zona Franca urbana lei sembra ottimista, al contrario di molti. «Lo sono perché conosco un po' di più le cose. Il 17 giugno la commissione europea ha richiesto una integrazione alla documentazione data, perché la zona franca dell'Aquila è stata stralciata dal contesto della altre zone franche per la sua particolarità legata al terremoto. Le integrazioni sono state inviate al governo che le girerà a Bruxelles. Entro due mesi dovrebbe esserci la decisione. Dunque sono molto fiducioso, anche per oggettiva necessità». Su questo argomento ha collaborato col senatore Franco Marini. «Io e Marini abbiamo lavorato all'unisono senza strombazzarlo in giro. Ci siamo sentiti quotidianamente per sostenere esigenze che non sono di una sola parte politica». E' un metodo esportabile in altri contesti? «Marini mi sembra autorevole nel centrosinistra, e non ha badato alle appartenenze. Anche nei momenti di difficoltà abbiamo continuato a lavorare insieme». Dunque il tema della condivisione è centrale? «L'Abruzzo si trova di fronte a uno spartiacque della sua storia, più di altre regioni. Recuperando la convergenza su certi argomenti potremmo guadagnare un ruolo di assoluto valore strategico. Per esempio, come linea di collegamento infrastrutturale l'Abruzzo ha un ruolo cruciale nel paese. Non più di qualche giorno fa, discutendo delle risorse messe a disposizione dalle Ferrovie in relazione al terremoto, si è parlato di un avvicinamento al polo infrastrutturale di Roma. Lì le aree industriali sono chiuse, e noi siamo per loro la porta d'accesso all'Adriatico. Per questo dobbiamo collocarci dentro il piano logistico nazionale perché ci sia un riconoscimento dell'Abruzzo e del Lazio come piattaforma infrastrutturale, senza nulla togliere a collegamenti fondamenali come quello tra Teramo e Ascoli, già previsto e in fase di programmazione». Qualche giorno fa il coordinatore del Pdl Filippo Piccone imputava alla classe dirigente regionale una certa mancanza di coraggio». «Questo lo dice Piccone, ma noi dobbiamo avere il coraggio di osare e di chiedere le cose». L'impressione è però che tutto sia fermo nel rapporto con Roma. «Per questo va forzata la mano con intelligenza e capire che le cose vanno fatte indipendentemente dall'appartenenza politica. Oggi io mi porrei favorevolmente nei confronti del sindaco Cialente se fosse necessario. E quando ho ritenuto di criticare il governo l'ho fatto. Su certi obiettivi è impossibile non avere una visione comune. Ma dirò di più...». Dica. «Bisognerebbe chiudere quella querelle infinita tra le due parti dell'Abruzzo...». L'Aquila e Pescara? «Gemelliamo L'Aquila e Pescara e facciamola finita con le contrapposizioni». Ma un gemellaggio è un fatto formale, occorrono anche atti concreti. Questo sistema dell'Abruzzo interno e dell'Abruzzo costiero è un anacronismo. In cento chilometri attraversiamo tutto l'Abruzzo. Dobbiamo chiudere la partita di una conflittualità latente e aprire una nuova strada. L'Aquila è lo snodo centrale della regione, Pescara il punto di approdo verso l'Est. Questo è il ruolo che devono svolgere le due città. Una sinergia che darebbe un segnale a tutto l'Abruzzo contro ogni campanilismo». Oggi il campanile alimenta soprattutto il conflitto nella sanità. «Nessuno può sentirsi leso nei propri interessi dalla cosiddetta chiusura degli ospedali, che non è una chiusura ma una riorganizzazione, che tende a ridurre i costi e a rendere migliore il servizio. Così com'era non si poteva andare avanti. E' stata una scelta difficile ma la condivido. E trovo che la scelta dell'opposizione di sostenere le proteste locali sia un po' ipocrita». In che senso? «Quando stai qui in Consiglio ti rendi conto che certe cose vanno fatte». La politica è matura per il cambio di passo che lei suggerisce? «Credo sia necessario. E quelli che in questo momento hanno maggiori responsabilità devono dare l'esempio per primi. Oggi il messaggio è che sugli obiettivi comuni deve esserci necessariamente condivisione. Chi non lo capisce deve essere marginalizzato». Il commissariamento della sanità e della ricostruzione possono ostacolare questo obiettivo? «Chiodi si è ritrovato commisionario. Non è stata una scelta sua, nè per la sanità, tantomeno per il terremoto. Riguardo al terremoto la fine del commissariamento oggi potrebbe essere più uno svantaggio che un vantaggio per L'Aquila». Perché? «Il Comune non sarebbe in grado di reggere l'urto che la fine del commissariamento comporterebbe. Il sindaco Cialente si sente in grado di sostenere il compito? E sulla sanità? «Per Chiodi sarebbe un errore arrivare ad assumere certe determinazioni senza la partecipazione del Consiglio. Nell'interesse generale deve invece cercare una convergenza. Penso invece che vada superata la fase dei commissariamenti dei vari organismi regionali, per aprire una fase nuova.
|
|
|
|
|