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Pescara, 16/06/2026
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Data: 13/07/2011
Testata giornalistica: La Repubblica
Ataf, la vendita si complica. I sindaci-soci: "Privatizzare ma non in fretta". E tutto slitta a settembre

PRIVATIZZAZIONE Ataf, l'affare si complica. E assume sempre di più le sembianze di un «risiko» politico: con il Pd tormentato, gli alleati dubbiosi e i sindacati infuriati. La conseguenza è che, al termine di una giornata in cui si svolgono ben 4 riunioni, l'operazione di spacchettamento (immobili da una parte, autisti, bus e servizio dall'altra) e vendita dell'azienda dei bus sembra avviata verso uno slittamento a settembre. Si comincia di primo mattino. I sindaci, tutti Pd, dei Comuni soci dell'azienda del trasporto pubblico incontrano i sindacati degli autisti, contrari alla vendita: è il primo cittadino di Sesto, Gianni Gianassi, a convocare tutti proprio mentre il sindaco Renzi è in vacanza in Sicilia (al suo posto c'è l'assessore al traffico Massimo Mattei). Le Rsu pongono il problema occupazionale: 800 autisti resterebbero in carico alla società che comprerà il servizio bus, una ventina si occuperebbero della società (che resterebbe pubblica) del patrimonio. «E gli altri 480? Tutti a casa?», domandano i sindacati ricordando che in Ataf lavorano 1.316 persone. Sindaci e assessori non mollano: spiegano che la vendita di un'azienda con 17 milioni di perdite consolidate e 18 milioni di perdite previste nei prossimi anni è inevitabile per non fallire, visto che nessuno ha denari per ricapitalizzarla. «Impensabile partecipare in questa situazione alla gara regionale del 2012», è del resto il verdetto dell'advisor nominato da Ataf per un parere sulla privatizzazione. E' un nulla di fatto: le posizioni restano lontane, coi sindacati convinti che non esista «alcuna strategia» se non quella di «sbarazzarsi di Ataf» col rischio, come dirà la Cgil poche ore dopo, di lasciarla in balia di «logiche di mercato» e magari «in mano a gruppi stranieri». Contemporaneamente, in Palazzo Vecchio, la maggioranza comunale e le segreterie politiche di Pd, Idv e Sel, incontrano il presidente Ataf Filippo Bonaccorsi: i dipietristi si dicono contrari all'operazione (con l'eccezione del capogruppo comunale Scola) sentendosi dire che con un «no» sarebbero fuori dalla maggioranza, Sel si pronuncia per il rinvio dell'operazionea dopo l'estate. Il Pd accetta: «Il dialogo è essenziale ma a settembre bisogna decidere», sentenzia il capogruppo Francesco Bonifazi. Anche la maggioranza della Provincia di Firenze discute della vicenda in mattinata. E nel Pd molti si chiedono se non abbia un senso la posizione della Regione Toscana: perché vendere ora, prima della gara regionale e prima di aver cercato un accordo con un partner industriale? Nel pomeriggio i sindaci soci si rivedono da soli in Palazzo Vecchio: ma l'ok allo spacchettamento dell'azienda in due parti (immobili e gestione) e alla cessione del servizio a privati non arriva. Comuni come Sesto, Calenzano e Bagno a Ripoli non celano i dubbi sull'operazione: non tanto sull'opportunità di farla ma sulla fretta di chiuderla prima dell'estate e senza aver avviato un serio confronto coi lavoratori, alla maniera «renziana». E alla fine tutti i Comuni concordano su questa posizione: un nuovo incontro coi sindacati è convocato per lunedì 18 luglio, ore 10. Servirà a parlare ancora della privatizzazione e anche ad un estremo tentativo di fermare lo sciopero dei bus

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