ROMA Rivalutazione piena (o quasi) fino ai 2.380 euro al mese di pensione lorda, totalmente cancellata per chi ha un trattamento che supera questa soglia, aumento del bollo sul deposito titoli reso progressivo, cancellazione del tetto del'1 per cento per gli ammortamenti delle società concessionarie. Le poche modifiche al testo della manovra riguardano i nodi già emersi nei giorni scorsi. Ma alla luce della tempesta sui mercati il decreto sarà rafforzato su due fronti. Quello dello sviluppo, con nuove norme su privatizzazioni e liberalizzazioni, e quello contabile con la clausola di salvaguardia già evocata una settimana fa da Tremonti: una norma secondo la quale nel caso in cui la riforma fiscale non dovesse arrivare in porto, verranno automaticamente tagliati quasi 15 miliardi di agevolazioni fiscali, tra quelle individuate nei lavori preparatori della riforma stessa. In questo modo l'effetto del provvedimento sul deficit 2014 passerebbe da 25 a 40 miliardi, permettendo fin d'ora di centrare in quell'anno l'obiettivo del pareggio di bilancio.
Rivalutazione pensioni. La necessità di mantenere i risparmi garantiti dalla versione originaria della norma ha portato a tracciare una divisione piuttosto netta tra i pensionati con un reddito fino a cinque volte il minimo Inps, 2.380 euro lordi al mese circa, e quelli che prendono di più. I primi avranno la rivalutazione al 100 per cento (salvo eventualmente sulla quota superiore ai 1.480 euro, per la quale già la legislazione ante decreto prevedeva il 90 per cento). Al di sopra dei 2.380 euro invece l'adeguamento all'inflazione sarà sospeso per due anni, sull'intero ammontare dell'assegno.
Imposta di bollo. Verrà modificata la stretta sull'imposta di bollo relativa ai depositi titoli. L'applicazione sarà graduale e progressiva, con una salvaguardia per i piccoli risparmiatori.
Concessionarie. Il governo ha accettato di fare marcia indietro sulla norma introdotta nel decreto che - limitando all'1 per cento la possibilità di ammortizzare i beni che le concessionarie pubbliche restituiscono al termine della concessione - penalizzava fortemente gli investimenti nel settore delle infrastrutture. La compensazione è stata trovata con una norma che riguarda gli stessi soggetti - in particolare quelli autostradali - e che limita la possibilità di deduzione fiscale del cosiddetto fondo di ripristino.
Patto di stabilità. Una ulteriore modifica prevede la possibilità di non tenere conto dei Fondi strutturali europei nel Patto di stabilità per Regioni ed enti locali: di fatto un premio per chi riesce ad usare al meglio queste risorse.
Agevolazioni fiscali. Il decreto da solo permette di ottenere per il 2014 una riduzione netta del deficit pari a 25 miliardi di euro, sui 40 necessari per arrivare al pareggio di bilancio. Gli altri 15, come annunciato dallo stesso Tremonti una settimana fa, dovranno essere ricavati dalla legge delega sulla riforma di fisco e assistenza. L'idea è che razionalizzando le aree di sovrapposizione tra questi due settori si possano ottenere notevoli risparmi. Ma se ciò non avvenisse, per il mancato arrivo in porto della delega, verrebbero ricavati proprio 15 miliardi dalla riduzione delle attuali agevolazioni fiscali, che in base alla lista compilata dal gruppo di lavoro nominato dal ministro, ne valgono oltre 161. L'inserimento di questa clausola di salvaguardia direttamente nel decreto permette di completare almeno virtualmente il percorso verso il pareggio.