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Pescara, 16/06/2026
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13/07/2011
Il Messaggero
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Tremonti vede le opposizioni intesa bipartisan, il Colle plaude. Accolti gli emendamenti di Pd e Udc, il via libera entro venerdì |
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ROMA Approvazione della manovra in appena quattro giorni, entro venerdì, da parte di Senato e Camera. Saldi confermati nel quadro delle poche (ma non banali) modifiche esaminate in una serie di vertici a catena fra Tesoro, maggioranza e opposizione. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti che ringrazia i partiti dello schieramento avverso per aver dimostrato «senso dello Stato». Lo stesso ministro che fissa un nuovo incontro con le Regioni per oggi pomeriggio per tentare di raggiungere un accordo sui tagli. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che può esprimere pubblicamente il proprio «vivo apprezzamento» fin dal primo pomeriggio quando le agenzie battono la notizia che, all'unanimità, i capigruppo del Senato hanno deciso di chiudere l'esame della manovra entro giovedì. Sono davvero molti i segnali positivi di una giornata memorabile per le abitudini della politica italiana: neanche l'ombra di una zuffa; fragoroso silenzio sul fronte delle dichiarazioni velenose destinate a preparare il terreno all'assalto alla diligenza; lamentazioni di parte azzerate. E' come se all'improvviso la manovra - la più pesante degli ultimi anni - avesse imboccato il rettifilo di un'autostrada: mai le due Camere del Parlamento italiano hanno dedicato così poco tempo ad esaminare quella che un tempo si chiamava Finanziaria e sulla quale deputati e senatori disputavano dai primi di ottobre alla vigilia di Natale. Basterà? I mercati resteranno impressionati da questa inusuale, per l'Italia, dimostrazione di coesione nazionale? Se l'estate è lunga e il cono d'ombra della crisi finanziaria si allunga ben oltre le Alpi, resta il fatto che ieri la politica italiana nel suo insieme, e con l'evidente regia del Quirinale, ha mostrato una capacità di reazione agli attacchi scatenati contro Btp, Borsa e i rispermi degli italiani. Questo non vuol dire che l'opposizione abbia rinunciato a differenziarsi dalla maggioranza. Ieri il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, in missione al Cairo, ha telefonato al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta per aprire una linea diretta di comunicazione col governo sottolineare la volontà dell'opposizione di consentire in varo in tempi record della manovra mantenendo però il voto contrario. Bersani ha fatto sapere d'aver telefonato anche a Napolitano per ringraziare il Quirinale per quanto sta facendo in queste ore con l'evidente obiettivo collaterale di sottolineare all'opinione pubblica il senso di responsabilità di cui stanno dando prova centro-sinistra e Terzo Polo. Per Berlusconi, tuttavia, nessuno sconto. «Il premier - è la tesi del leader Pd - continua a dire che il governo è coeso e forte. Queste dichiarazioni mostrano per usare un eufemismo una non comprensione di quanto sta succedendo. In questa situazione il Paese si aspetta un messaggio ben più forte piuttosto che un messaggio sempre più traballante per rinverdire vecchie glorie». Sulla stessa lunghezza d'onda le dichiarazioni del leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. Anche qui la parola d'ordine è: responsabilità. «Quando la casa brucia bisogna solo spegnere l'incendio il prima possibile - ha dettoieri Casini - Mentre il premier è ancora avvolto nel suo delirio di autosufficienza è confortante quanto sta dimostrando l'opposizione». E poi ancora: «Noi da anni diciamo che il Paese non si salverà senza coesione tra partiti, ma la maggioranza è trincerata, e fino a ieri non tutti, nell'opposizione, erano consapevoli di questa necessità. La drammaticità degli eventi che stiamo vivendo, tuttavia, sta finalmente facendo pensare».
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