L'AQUILA - Esplode il caso Pagano dopo il Consiglio regionale di martedì scorso, culminato con la clamorosa decisione del centrosinistra di abbandonare l'aula al momento del voto sulla riforma dei consorzi industriali, riforma poi approvata a maggioranza. I gruppi del centrosinistra ieri hanno raccolto le firme per chiedere la sfiducia del presidente del Consiglio: Nazario Pagano è accusato di aver accettato un subemendamento presentato dal centrosinistra, che le opposizioni ritengono arrivato fuori tempo massimo e Pagano invece, pur non risparmiando critiche al centrodestra, comunque entro i termini di legge.
Cesare D'Alessandro, vice capogruppo dell'Italia dei Valori: «Entro la settimana prossima il Consiglio regionale dovrà riunirsi per decidere se revocare o meno il presidente dell'assemblea. E' la seconda volta che un'iniziativa simile viene considerata, in oltre quarant'anni di vita regionale. La mozione di sfiducia è stata sottoscritta da tutti i gruppi di opposizione, perché in sostanza Pagano non svolge quel ruolo di garanzia affidatagli dallo statuto, dal regolamento e dal buon senso. Consente alla maggioranza di violare sistematicamente le regole ed è inflessibile nell'applicarle con i consiglieri di minoranza. Stufa di questo comportamento, martedì scorso tutta l'opposizione ha abbandonato i lavori dell'aula e subito dopo ha deciso di sfiduciare Pagano per aver permesso ad una legge fantasma, quella sui consorzi industriali, di approdare in aula fuori dai tempi regolamentari senza consentire ai consiglieri di minoranza neppure una rapida lettura».
Secca la replica del Pdl, affidata al capogruppo Lanfranco Venturoni e al portavoce Riccardo Chiavaroli: «D'Alessandro e gli altri firmatari facciano un favore a loro stessi e agli abruzzesi: si autosfiducino prima che lo facciano per loro gli elettori. Questo atto è il segno tangibile di un'opposizione allo sbando che oramai, travolta dagli insuccessi politici in Abruzzo, comincia persino ad attaccare sul piano istituzionale. La mozione di sfiducia non solo è infondata nel merito e nella forma, ma rischia di incrinare il clima di reciproco rispetto che mai come oggi aveva caratterizzato le attività del Consiglio regionale. Sul contenuto, poi , è semplicemente incredibile leggere le accuse rivolte al presidente Pagano».
Pagano non nasconde l'amarezza per l'iniziativa del centrosinistra: «È un fatto molto grave, che spezza l'equilibrio istituzionale, un rapporto unitario. Non sarà facile ricomporre lo strappo. Non potevano trovare un presidente più garantista di me. Sono degli irresponsabili: io sono uomo di principi e, nel caso di cui si parla, in Consiglio, avevano torto le opposizioni e non io. Quindi trovo grave che in un momento di difficoltà del Paese e della regione si arrivi a tanto». Parole che, oltre l'amarezza, svelano la profondità della spaccatura che ora divide il presidente del Consiglio dalle opposizioni.