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Pescara, 12/04/2026
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Data: 15/07/2011
Testata giornalistica: Corriere della Sera
La manovra da 70 miliardi - Il nuovo volto della manovra. Da lunedì si pagano 10 euro per le visite. Ticket di 25 euro per le prestazioni di Pronto soccorso col codice bianco. Gli interventi sulle pensioni

SANITA'

Da lunedì, a carico di tutti i cittadini non esenti, scatta il ticket di 10 euro sulla ricetta per l'assistenza ambulatoria e specialistica e di 25 euro (oltre agli esenti in questo caso non pagano i bambini fino a 14 anni) per le prestazioni di Pronto soccorso col codice bianco, quelle per le necessità meno gravi. Previsto dalla Finanziaria 2007 del governo Prodi, il ticket nazionale sulla diagnostica è stato di anno in anno rinviato trovando coperture alternative. L'emendamento presentato ieri dal relatore di maggioranza alla manovra prevede invece che il ticket di 10 euro entri ora in vigore, riducendo l'incremento del finanziamento del Servizio sanitario nazionale per il 2011 dai 486,5 milioni di euro previsti originariamente dal decreto legge della manovra ai 105 milioni dell'emendamento, con un risparmio di 381,5 milioni. In realtà, secondo l'ultimo monitoraggio effettuato lo scorso aprile dall'Agenas, l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, la compartecipazione alla spesa per le prestazioni specialistiche è già applicata con proprie disposizioni in tutte le Regioni, con un importo massimo di 36,15 euro che sale a 45 euro in Calabria e a 46 euro in Sardegna e fino a 46,15 euro in Campania. Ogni Regione inoltre prevede specifiche regole sulle esenzioni. Il rischio, adesso, è che questi ticket aumentino ancora. Il ticket sul Pronto soccorso, invece, veniva in alcune Regioni applicato già da prima della Finanziaria 2007 e oggi esiste ovunque, secondo l'Agenas, tranne che in Basilicata. Si calcola che su 30 milioni di accessi annui al Pronto soccorso circa 7 milioni e mezzo richiedono prestazioni classificate col codice bianco, il più leggero, che non richiede il successivo ricovero. Anche in questo caso ogni Regione segue sue regole sia sulla misura del ticket sia sulle esenzioni. Nel dettaglio alcune Regioni (Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Provincia autonoma di Trento, Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio, Molise, Sicilia e Sardegna) hanno previsto solo l'applicazione della quota fissa nazionale, 25 euro per l'appunto, mentre nella Provincia autonoma di Bolzano e in Campania la quota fissa è il doppio: 50 euro.

PENSIONI

Si andrà in pensione più tardi e le pensioni d'oro saranno gravate da un contributo straordinario. L'emendamento del relatore di maggioranza contiene diverse cattive notizie per chi deve andare in pensione o per chi lo è già. Per la prima volta vengono toccati anche i lavoratori con 40 anni di contributi che, finora, potevano lasciare immediatamente il lavoro, indipendentemente dall'età anagrafica, al raggiungimento del requisito contributivo. Dal 2012 dovranno invece aspettare un mese. Coloro che matureranno i 40 anni nel 2013 due mesi e infine tre mesi quelli che raggiungeranno la soglia nel 2014. Non cambia nulla per chi matura i 40 anni di contributi entro il 31 dicembre 2011. Questa norma, stima la relazione tecnica all'emendamento, riguarderà 68 mila lavoratori privati e 11 mila dipendenti pubblici e 34.500 lavoratori autonomi. Dal ritardo del pensionamento per chi raggiunge 40 anni di contributi i tecnici stimano risparmi pari a 201 milioni di euro nel 2013, 433 milioni nel 2014 710 milioni nel 2015 e 790 milioni nel 2016.

Arriva inoltre un contributo di solidarietà del 5-10% sulle pensioni d'oro. Da agosto 2011 e fino a tutto il 2014 sugli importi delle pensioni eccedenti i 90 mila euro lordi e fino a 150 mila euro si applicherà un prelievo del 5%, che salirà al 10% per la parte eccedente i 150 mila euro l'anno. È importante sottolineare che, secondo l'emendamento, a formare il trattamento pensionistico complessivo sul quale scatta il contributo di solidarietà concorrono anche i trattamenti erogati da forme pensionistiche integrative.

Secondo le stime contenute nella relazione tecnica che accompagna l'emendamento del relatore di maggioranza il maggior gettito derivante dal contributo non è ingente. Si tratta di 18 milioni di euro quest'anno, che si riducono a 12 milioni al netto delle ritenute fiscali. Le maggiori entrate salgono rispettivamente a 44 milioni di euro al lordo del fisco (24 al netto) nel 2012 e negli anni successivi.

Sulle pensioni c'è però anche una piccola buona notizia, dovuta alle pressioni che nei giorni scorsi sono state fatte sul governo sia dall'opposizione e dai sindacati sia da settori della stessa maggioranza. Un emendamento del relatore prevede infatti una correzione del congelamento dell'indicizzazione delle pensioni al costo della vita che era contenuto nel testo originario del decreto legge per i prossimi due anni. Sempre per il biennio 2012-2013, sale infatti dal 45% al 70% l'adeguamento all'inflazione delle pensioni medie, quelle fino al triplo degli assegni minimi (attorno ai 1.428 euro al mese). Resta confermata la piena indicizzazione per le pensioni inferiori e l'azzeramento per quelle superiori a cinque volte il minimo, pari a circa 2.380 euro mensili, per due anni.

La stretta, sia pure attenuata rispetto all'impianto iniziale della manovra, comporterà ugualmente risparmi consistenti: 420 milioni di euro nel 2012, 680 nel 2013 e altrettanti nell'anno successivo. La relazione tecnica stima infatti nel 22,3% la quota percentuale del monte pensioni relativo a trattamenti pensionistici complessivamente superiori a cinque volte il trattamento minimo.

La sorpresa finale sul capitolo previdenziale dell'emendamento del relatore è pero ancora di segno negativo. Ci sarà infatti un ulteriore anticipo della norma che fa aumentare automaticamente per tutti l'età pensionabile in rapporto all'allungamento della speranza di vita. Il meccanismo scatterà infatti dal primo gennaio 2013 e non più dal 2014. In base alla norma, precisa la relazione tecnica, si stima che si andrà in pensione più tardi di 3 mesi dal 2013, mentre per i successivi adeguamenti triennali la previsione è di altri 4 mesi in più dal 2016 e così (4 mesi ogni tre anni) fino a circa il 2030 e intorno a tre mesi in più ogni tre anni fino al 2050. Tirando le somme, significa che, rispetto a oggi, nel 2050 si andrà in pensione 3 anni e 10 mesi più tardi.

RISPARMIO E DEPOSITO TITOLI

Per chi ha azioni, obbligazioni o titoli di Stato arriva la rimodulazione dell'imposta di bollo, dovuta sull'ammontare del deposito titoli. Non sarà più di 120 euro come previsto in un primo momento, ma di importo diverso a seconda della consistenza del dossier. Intanto dal 2013 ci sarà un inasprimento delle aliquote rispetto a quest'anno. Se il valore nominale degli investimenti finanziari detenuti è inferiore al 50.000 euro non cambia nulla: sull'estratto conto titoli inviato annualmente dalla banca viene applicata un'imposta di 34,2 euro o di 17,1 euro se l'invio è semestrale, di 8,55 se inviato ogni tre mesi o di 2,85 euro se mensile. Diverso il discorso per chi detiene titoli il cui valore nominale è superiore ai 50 mila euro. Il governo ha previsto sette diverse fasce: da 0 a 50.000 euro, da 50.000 a 150.000 euro, da 150.000 a 500.000 euro e oltre i 500.000. Per la prima fascia, come detto, non cambia nulla. Chi ha invece un deposito titoli il cui valore arriva fino a 150.000 euro quest'anno pagherà 70 euro per l'estratto conto annuale, 35 euro se la comunicazione è semestrale, 17,5 se trimestrale e 5,83 euro se è mensile. Dal 2013 l'imposta aumenta. E non di poco: sull'estratto conto titoli annuale si pagherà una tassa di 230 euro o 115 se è mensile e così a scalare a seconda della periodicità. Quindi il bollo sarà di 57,5 euro se la banca invia l'estratto ogni tre mesi o 19,17 se mensile. Salendo oltre i 150.000 euro e fino a 500.000 l'imposta annuale prevista quest'anno è di 240 euro, o 120 per semestre, 60 per trimestre e 20 se mensile. Dal 2013 si passa a 780 euro di bollo per le comunicazioni con cadenza annuale, 390 quando è semestrale, 195 euro se trimestrale oppure 65 euro se è mensile. Infine la fascia più alta, ovvero oltre i 500.000 euro. Quest'anno pagheranno 680 euro per ogni dossier, secondo la modalità a scalare previste per le altre fasce. E quindi: 390 euro su ogni estratto conto semestrale oppure 195 euro a trimestre o 65 euro al mese. Dal 2013 le aliquote cambiano così: 1.100 euro l'anno per singola posizione, oppure 550 euro per le comunicazioni semestrali, 275 se trimestrali e 91,67 euro se mensile.

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