La prima occasione se n'è andata: nella manovra finanziaria varata dal Governo e approvata ieri in Senato non c'è la proroga della scadenza per la restituzione delle tasse non versate dopo il sisma. Stando così le cose, dunque, resta confermato che dal primo novembre si dovranno pagare le prime dodici rate in due mesi. Un esito abbastanza scontato per due motivi: il primo è che il Governo ha respinto qualsiasi proposta che comportasse spese considerevoli; il secondo è che la storia del post sisma insegna che si comincerà a parlare del problema solo a ridosso della scadenza. Il Pd aveva proposto emendamenti, puntualmente respinti. E così il deputato Giovanni Lolli ha attaccato: «I cittadini e le imprese aquilane devono sapere che nello stesso provvedimento per Lampedusa è prevista l'esenzione delle tasse fine al dicembre 2013 e per gli alluvionati del Veneto non è prevista nessuna restituzione delle tasse non pagate». Nel provvedimento, inoltre, non sono state inserite neanche le proposte a costo zero, comprese quelle avanzate dai commercialisti: «Nonostante le rassicurazioni politico istituzionali - ha detto Ettore Perrotti, presidente dell'unione giovani dottori commercialisti - sull'impegno a inserire nella manovra finanziaria la proroga sugli adempimenti fiscali nell'area cratere, nulla a tutt'oggi è stato fatto. Rimanendo così, le scadenze tributarie porteranno la nostra categoria a una immensa mole di lavoro con il rischio di errori nella compilazione delle dichiarazioni fiscali, con ricadute negative sui contribuenti stessi». Lolli, inoltre, ha denunciato che «nella manovra non sono stati accolti nemmeno gli emendamenti proposti dal Pd per mettere a disposizione dei beni e delle attività culturali aquilani l'addizionale del prelievo Arcus, che avrebbe messo a disposizione 50 milioni di euro l'anno, né la proposta per mettere a disposizione del Comune e della Provincia dell'Aquila 40 milioni di euro per le attività economiche e turistiche dai fondi previsti nella legge per il terremoto». «Ci rendiamo tutti conto - ha tuonato - che sono in gioco problemi che riguardano la tenuta dell'Italia, ma ancora una volta a fare i più forti sacrifici sono chiamati proprio i cittadini terremotati dell'Aquila». E se per il sindaco la situazione tasse rischia «di provocare un secondo terremoto se non si troverà un rimedio», da Fabrizio Di Stefano arriva una replica pepata: «Per velocizzare i tempi c'è stata un'intesa che ha consentito all'opposizione di inserire alcune richieste specifiche nella manovra. Se quella delle tasse fosse stata una priorità vera dell'opposizione e non un'operazione di facciata sarebbe stata certamente inserita. Comunque non era questo il provvedimento a cui agganciare un rinvio del genere». «L'atteggiamento di Lolli fa cadere davvero le braccia» aggiunge Filippo Piccone: «Pochi giorni fa in un convegno pubblico Lolli e io ci eravamo impegnati ad agire congiuntamente per affrontare la questione e invece ecco riemergere oggi il solito, inutile, anzi dannoso, riflesso demagogico». Chiodi, invece, liquida il problema così: «In questa finanziaria non ci doveva essere nulla», con il chiaro riferimento a una scadenza, quella del 30 ottobre, ancora di là da venire.