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Pescara, 12/04/2026
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Data: 15/07/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Le perplessità degli industriali, il no della Cgil. Marcegaglia: «Si doveva fare di più sulle liberalizzazioni». Camusso: «Ingiustizia sociale»

ROMA - Su una cosa sono tutti d'accordo: accelerare l'approvazione del decreto di stabilizzazione finanziaria è stata una mossa più che opportuna. Praticamente indispensabile. Ma sui contenuti non mancano le critiche e le perplessità. Fino ad arrivare a delle vere e proprie bocciature.
Gli imprenditori non nascondono un po' di amarezza. «Si poteva fare di più su tagli alla spesa pubblica, liberalizzazioni e privatizzazioni e fare meno aumento di tasse» dice il leader dell'associazione di viale dell'Astronomia, Emma Marcegaglia. Molte le perplessità anche sulla soluzione scelta per l'Ice: «E' uscita una cosa che è un papocchio e non aiuta». «C'erano molte aspettative per la riduzione dei costi della politica, ma non è stato fatto» aggiunge il suo vice, Alberto Bombassei. Su una cosa, comunque, gli industriali non hanno alcun dubbio e la Marcegaglia lo ribadisce forte: la manovra «va approvata», perché «dà il senso che l'Italia è un paese stabile».
Si schiera tra i perplessi anche il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che apprezza la soluzione trovata per la rivalutazione delle pensioni medie, ma critica la decisione sui ticket sanitari: «Restano i punti problematici che avevamo criticato all'inizio, per questo continueremo la nostra battaglia. Abbiamo tempo, vedremo cosa si può fare».
Una bocciatura netta, invece, arriva dalla Cgil. Susanna Camusso è categorica: «E' segno di profonda ingiustizia sociale». A corso d'Italia hanno fatto due conti: la clausola di salvaguardia introdotta nel decreto, con il taglio lineare delle agevolazioni fiscali, potrebbe portare a «una perdita secca di reddito tra i 1.200 e i 1.800 euro l'anno per famiglia. «Utilizzando cinicamente una oggettiva situazione di emergenza derivante dalle turbolenze e dalla instabilità dei mercati finanziari, il governo - attacca la Cgil - inasprisce la manovra allargando oltre il tollerabile il segno antisociale». «Bisogna spostare i pesi, bisogna chiedere una tassazione delle grandi ricchezze, sui patrimoni» dice la Camusso.
Proteste vigorose anche dagli enti locali, che lamentano un peso eccessivo dei tagli. «Il 50% dell'intervento finanziario della manovra grava sui bilanci delle Regioni,: è un'ingiustizia. Siamo di fronte ad un vergognoso scaricabarile» tuona Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni. Che avverte: «Ci saranno pesanti ricadute sui servizi fondamentali, come sanità, trasporto pubblico locale, politiche per le imprese». Sul piede di guerra anche i Comuni: «Abbiamo aderito all'appello al senso di responsabilità lanciato da Napolitano, ma ora rischiamo di essere schiacciati da questa manovra». Dall'Anci, l'associazione dei Comuni, è partita ieri una richiesta di incontro con il presidente della Repubblica.

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