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Data: 15/07/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Regole vecchie e nuove così cambia la previdenza. Nel 2050 pensione di vecchiaia a 70 anni per uomini e donne. (Guarda le nuove tabelle per le pensioni di vecchiaia)

L'aumento dell'età per le lavoratrici si intreccia con l'aspettativa di vita

ROMA Alla fine, l'allarme per il taglio della rivalutazione è rientrato, almeno per quanto riguarda le pensioni di importo medio-basso. Ma il decreto legge che oggi sarà definitivamente approvato dalla Camera contiene molte novità in materia previdenziale; novità che aggiungendosi a quelle decise negli anni scorsi rendono difficile per un normale lavoratore avere un'idea, quanto meno intuitiva, dell'età in cui potrà effettivamente accedere alla pensione. Vediamo quindi come orientarsi nello scenario futuro alla luce dei vari cambiamenti.
La vecchiaia delle donne. È stato uno dei temi più discussi: dato l'obiettivo di uniformare l'età della pensione di vecchiaia delle dipendenti private a quella dei colleghi uomini si è scelto un percorso di avvicinamento decisamente lento, con avvio nel 2020 e conclusione nel 2032. Gli attuali cinque anni di differenza vengono colmati con gradini crescenti prima di un mese l'anno, poi di due mesi e così via, e di sei dal 2025 in poi. Questi incrementi si aggiungono però a quelli legati all'aumento dell'aspettativa di vita, che valgono per uomini e donne. Diverso il discorso per le dipendenti pubbliche, che già dal 2012 raggiungono l'età di vecchiaia prevista per gli uomini.
Da oggi al 2050. Proprio il meccanismo che fa dipendere l'età per la pensione dall'allungamento della vita media è stato anticipato in sede di manovra. Sarebbe dovuto scattare nel 2015, partirà invece due anni prima. Il principio di fondo è che l'età della vecchiaia, ma anche quella minima per la pensione di anzianità, aumentano ogni anno di alcuni mesi sulla base delle tendenze demografiche misurate dall'Istat. Per il 2013 l'incremento è già fissato in 3 mesi, per gli anni successivi sarà determinato precisamente solo ex post, ma viene comunque orientativamente stimato in 3-4 mesi a triennio. Per valutare l'impatto di questa progressione occorre ricordare che - in base alle nuove norme in materia di «finestre» introdotte nel 2010 - una volta maturati i requisiti per la pensione occorre attendere ancora prima di poterla effettivamente ricevere: un anno per i lavoratori dipendenti, un anno e mezzo per gli autonomi. Ecco quindi che di triennio in triennio l'età reale della pensione cresce fino a sfiorare nel 2050 i 70 anni, per quanto riguarda la vecchiaia. Da notare che l'incontro tra uomini e donne ci sarà nel 2032 non a 65 anni ma ad un'età effettiva di oltre 68. Il ritmo di incremento sarà lo stesso per le soglie di età minime della pensione di anzianità, nell'ambito del cosiddetto sistema delle quote: attualmente sono fissate a 60 anni con 36 di contributi e a 61 con 35 (quota 96), nel 2013 cresceranno di un altro anno ed anche dei 3 mesi legati all'aspettativa di vita.
La rivalutazione. Dai requisiti per la pensione di chi oggi lavora agli assegni di chi è già a riposo: il meccanismo per l'adeguamento all'inflazione messo a punto nel decreto salva i trattamenti fino a cinque volte il minimo Inps (circa 2.380 euro al mese). Per loro la rivalutazione sarà piena fino ai 1.430 euro e al 90 per cento oltre questa soglia (come già previsto nella legislazione precedente alla manovra). Invece coloro che sono sopra i 2.380, anche di poco, avranno solo una piccola quota fissa di rivalutazione, ossia il 70 per cento di quella che spetterebbe per la parte di pensione fino a 1.430 euro mensili: ipotizzando un tasso di inflazione del 2,2 per cento sarebbe un importo, per tutti, di 22 euro al mese.
Le pensioni d'oro. Ai trattamenti pensionistici più alti quelli superiori a 90.000 euro lordi l'anno viene chiesto - da agosto di quest'anno alla fine del 2014 - un «contributo di perequazione» che ricalca l'analogo prelievo applicato ai dirigenti pubblici: 5 per cento della parte di retribuzione che supera i 90.000 euro, 10 per cento di quella che è al di sopra dei 150.000. Per un pensionato che percepisce 200.000 euro l'anno la decurtazione lorda sarà di 8.000 euro; quella netta effettiva risulterà più bassa per effetto del prelievo fiscale (circa 4.500 euro).


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