PESCARA - «Eccomi, sono sereno. Ho già inserito nell'ordine del giorno della seduta di martedì la mozione di sfiducia nei miei confronti. Mi auguro che il buon senso prevalga e che questa mozione venga ritirata. Ma io sono pronto comunque». Beh, proprio sereno non diremmo. E' decisamente amareggiato, Nazario Pagano, altro che: non l'ha nascosto alla notizia della proposta di sfiducia nei suoi confronti avanzata da Cesare D'Alessandro dell'IdV e sottoscritta da un buon numero di consiglieri del centrosinistra, non ce la fa a nasconderlo ora.
Pure, presidente Pagano, non può essere sorpreso: quanto accaduto in Consiglio regionale martedì scorso, con il centrosinistra che va via dall'aula al momento del voto sulla riforma dei consorzi industriali, con un attacco chiaro alla sua decisione di accogliere un subemendamento della maggioranza presentato, a dire delle opposizioni, fuori tempo massimo, lasciava presagire qualche iniziativa clamorosa.
«E invece non me l'aspettavo. La richiesta di sfiduciare un presidente del Consiglio è rarissima, devi avere davvero combinato qualcosa di grave per arrivare a questo. Altro che un subemendamento che peraltro, lo assicuro, era arrivato in tempo. Fosse arrivato oltre i limiti l'avrei rigettato, pur ritenendo necessaria quella riforma dei consorzi: perchè io il garante delle opposizioni lo faccio e l'ho fatto sul serio, io. Mi conforta che il vice presidente del Consiglio Giovanni D'Amico, del Pd, quel documento contro di me non l'abbia sottoscritto. Lui mi conosce bene. Ma la verità è che mi conoscono bene tutti, non merito questo trattamento».
L'altro D'Alessandro, Camillo, quello del Pd, dice che non c'è nulla di personale nei suoi confronti.
«Ma come si fa a dire così? Una mozione di questo tipo punta alla persona, non all'istituzione, dunque a me. Proprio a me. Eppure sono stato eletto anche con i voti del Pd e dell'Udc, e per me è stato motivo di grande orgoglio. Ho accettato questo incarico convinto di poter fare qualcosa di buono per tutti, visto che praticamente tutti si fidavano di me. Ho accettato per questo anche la guida del Calre, l'assemblea dei Consigli regionali d'Europa, per portare l'Abruzzo in evidenza, e ci sono riuscito, sì, posso dire di esserci riuscito. Credo che per meritarsi il rispetto degli elettori occorra rispettarsi principalmente tra rappresentanti degli elettori, e per questo mi sono battuto per dare prestigio all'istituzione Consiglio. I miei comportamenti non sono mai oltre le righe, non credo di potermi rimproverare nulla, men che meno di non tutelare le opposizioni. Anzi: nel mio schieramento mi rimproverano spesso di tutelare le opposizioni più della maggioranza, e adesso siamo alla richiesta di sfiducia. Non posso crederci, non so darmi pace».
Questa situazione, se si protrarrà, sembra destinata a mandare in frantumi il dialogo che si era riallacciato, in qualche modo, all'Emiciclo.
«Per forza. Altro che gli appelli alla coesione nei momenti di difficoltà fatti dal Capo dello Stato. Altro che l'invito all'unità fatto giusto martedì da Remo Gaspari, e Gaspari riprendeva proprio un mio appello. Mi sono impegnato su iniziative condivise da tutti come il trattamento economico dei consiglieri o il miglioramento della qualità della produzione legislativa. E invece D'Alessandro dell'IdV mi ha attaccato a testa bassa e gli altri hanno seguito il capopopolo, senza considerare le mie ragioni. Spero che ci sia spazio per il buon senso, ma al momento lo strappo c'è ed è ampio».
Restano pochi giorni per un'iniziativa pacificatrice, forse troppo pochi prima di martedì.
«Sono pochi, ma potrebbero essere sufficienti. Io ci spero, ma quest'amarezza non si cancella, non mi abbandona. Perchè mi hanno fatto questo?».