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Pescara, 12/04/2026
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Data: 15/07/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Melfi, accolto ricorso Fiat no al reintegro dei 3 operai. Il legale del gruppo: appurata la verità. La Fiom: indignati

ROMA Pomigliano, Mirafiori, Grugliasco: nomi di altrettante battaglie di un conflitto che si sta consumando da mesi tra Fiat e Fiom. Attacchi e contrattacchi. Ieri l'ennesimo scontro con la sentenza del giudice del lavoro di Potenza che ha accolto il ricorso del Lingotto contro il reintegro di tre operai dello stabilimento di Melfi (Potenza) che erano stati licenziati dall'azienda perché accusati di aver sabotato la produzione nel corso di uno sciopero interno. Verdetto praticamente ribaltato: i tre in primo grado erano stati reintegrati dal magistrato del lavoro. Fiat aveva risposto accettando di pagare loro gli stipendi, senza però reinserirli in fabbrica. L'ultima decisione conferma i licenziamenti.
«Presenteremo ricorso», la risposta a caldo di Maurizio Landini, leader delle tute blu della Cgil. «Appurata la verità» la replica di Francesco Amendolito, legale dell'azienda. Come dire, la guerra continua. Anche perché domani potrebbe essere il giorno di un'altra sentenza, quella sul ricorso Fiom contro la newco di Pomigliano che azienda e sindacati aspettano con legittima preoccupazione anche se per interessi opposti per quanto immaginabili. A dare l'idea dei pessimi rapporti tra le parti anche uno sciopero di otto ore (per mancato pagamento del saldo del premio di risultato, secondo la Fiom) che oggi penalizzerà gli stabilimenti del gruppo.
Sempre oggi il giudice del lavoro Amerigo Palma depositerà le motivazioni della sentenza con la quale ha accolto il ricorso della Fiat contro il reintegro dei tre dipendenti di Melfi. Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli (due dei quali delegati Fiom) nel luglio dello scorso anno erano stati accusati di aver bloccato un carrello robotizzato impedendo di lavorare agli operai che non partecipavano a uno sciopero e a un corteo interni alla fabbrica lucana.
Momenti di tensione dinanzi al tribunale all'uscita degli avvocati di parte Fiat, accompagnati più volte da grida «vergogna». Anche qualche lacrima tra i lavoratori che presidiavano gli uffici giudiziari. «Comunque noi non ci arrendiamo», il messaggio rilanciato immediatamente da Marco Pignatelli, anche a nome degli altri due operai licenziati: «Accettiamo la decisione del giudice, ma riteniamo che il nostro sia stato un licenziamento illegittimo. In noi non c'è rabbia, solo amarezza».
«Indignato» Landini. Il numero uno della tute blu della Cgil ha spiegato anche il perché: «Una serie di prove da noi presentate non sono state accolte e il giudice, nel dichiarare che non c'è stato comportamento antisindacale da parte di Fiat, ha chiarito allo stesso tempo che non c'è stato un comportamento illegittimo dei lavoratori. Motivazione un po' pilatesca che nei fatti fa licenziare questi tre lavoratori. La partita per noi resta assolutamente aperta».
Ovviamente, il sindacato presenterà ricorso in appello, ma intanto l'azienda incassa il risultato del round. «Dopo circa un anno di istruttoria e l'audizione di ben 26 testimoni - ha puntualizzato l'avvocato Amendolito - è stata accertata la verità sui fatti e soprattutto che la Sata (la società, ndr.) non ha mai posto in essere comportamenti persecutori e antisindacali nei confronti della Fiom/Cgil».
Cauto il giudizio di Maurizio Sacconi. «Dobbiamo sempre aspettare la conclusione di un procedimento - ha sottolineato il ministro del Welfare - perché ciò che è successo quanto meno presenta caratteri controversi che hanno dato origine a diverse sentenze. Mi auguro comunque che le organizzazioni dei lavoratori e l'azienda vogliano concorrere a un clima positivo evitando in ogni modo forme di conflittualità minoritaria. Non deve mai accadere, infatti, che una minoranza di lavoratori impedisca alla maggioranza di lavorare». Piena solidarietà di Nichi Vendola agli operai licenziati: «Avete senso dello Stato, non vi lasceremo soli».

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