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Data: 16/07/2011
Testata giornalistica: La Repubblica
Approvato il piano industriale Atac - Attese infinite alle fermate, la rabbia dei passeggeri «Hanno assunto le cubiste e scaricano i costi sui romani»

"L'Atac è tutta da bruciare, bisogna dargli fuoco. Fanno bene i portoghesi a non pagare il biglietto". È esasperata la signora Maria Cuzzocrea, a bordo del bus 60 alle 14 di ieri, vettura n. 4200, strapiena. E non è l'unica. Basta chiedere ai passeggeri, stremati dall'attesa sotto il sole, se qualcuno ha da inoltrare lamentele e segnalazioni all'azienda di trasporto romana, che ognuno fa a gara per dire la sua. Tutti intorno al cronista, come le api intorno al miele. Scontenti e furiosi. E ancora non sanno dell'aumento del biglietto da un euro ad un euro e 50. Altrimenti sarebbe scoppiata una sollevazione popolare.

"C'è una cosa che voglio domandare ai dirigenti dell'Atac", chiede la signora Alexia Masella, "Perché tagliano il servizio quando finiscono le scuole? La gente continua a lavorare, a vivere in città. Mica andiamo tutti in ferie. Così ci spingono a prendere la macchina". La signora Masella è una vera eroina dei mezzi pubblici. Ogni giorno ne prende tre ad andare e tre a tornare per spostarsi dalla Batteria Nomentana a oltre corso Francia. "In inverno ci metto tre quarti d'ora, racconta, in estate due ore. La settimana scorsa il bus 90 ha saltato sette corse, regolarmente indicate dal display della tabella alla fermata".

A volte anche alle tabelle luminose piace scherzare. Sono le 13.55 quando, alla seconda fermata sulla Nomentana, direzione periferia, la tabella indica che il 60 è in arrivo. La signora Lidia Cazacu, che aspetta da 20 minuti, e Laura Colozza, che è in attesa da dieci, tirano un sospiro di sollievo. Eccola l'agognata vettura che si avvicina dal fondo di via Nomentana, rompendo l'aria tremolante della calura estiva. Ma purtroppo è soltanto un bluff: il bus è vuoto, davanti non porta l'indicazione di nessuna linea. Dalla tabella luminosa, intanto, è scomparsa la dicitura "in arrivo" e ne è comparsa un'altra che dà il 60 a tre minuti e due fermate di distanza. E meno male che ci sono i santi platani di via Nomentana a fare ombra. Alla fermata di corso Sempione, direzione Termini, non ci sono né pensilina né alberi. Sotto la canicola delle due del pomeriggio i poveri passeggeri aspettano boccheggiando. In questa fermata "sfigata", non c'è nemmeno la tabella "intelligente", che dà i tempi di attesa.

"A Milano è tutta un'altra vita con i mezzi pubblici", dice Claudio Urbani, romano, che si è trasferito nel capoluogo lombardo, "Passano con regolarità anche d'estate". A Termini Urbani è salito sul 90, ma a Porta Pia è sceso per la disperazione e ha preso il 60. "Non c'era l'aria condizionata racconta si moriva di caldo". "E anche quando l'aria condizionata funziona interviene Francesco Curtis da Porta Pia a Termini si viaggia senza perché in quel tratto il 90, che è un filobus, stacca il collegamento con la linea elettrica e va a batteria. Le batterie non hanno tanta potenza da alimentare l'aria condizionata, così andiamo con la ventilazione forzata e moriamo di caldo". "A Talenti ieri, intorno alle 17.30, davanti allo Zio d'America, ho aspettato un'ora il bus 63", protesta Sergio Tammaro, pendolare da Fondi. "Per favore scrive a Repubblica il signor Roberto Spositi fate sapere ai dirigenti Atac che i romani non sono andati in ferie. Solo loro ancora non lo sanno. Del resto, cosa possono aspettarsi i romani dai tanti amici del sindaco neo assunti in Atac. E poi il sindaco viaggia in moto".

«Hanno assunto le cubiste e scaricano i costi sui romani»

Durissimi i commenti dell'opposizione: "L'aumento è un insulto, soprattutto per un servizio indecente". Contrari anche i sindacati e le associazioni consumatori. Ma è polemica anche all'interno della stessa maggioranza. Piccolo: "Prima aumentare qualità e quantità del servizio"

Dura la replica da parte dell'opposizione contro l'approvazione del piano industriale di Atac che vede aumentare il costo dei biglietti da 1 euro a 1e 50. "Annunciamo la nostra battaglia contro questo aumento che appare una vera e propria tassa su Parentopoli", afferma Fabrizio Panecaldo, vice capogruppo del pd capitolino e membro della commissione mobilità di Roma Capitale. "La destra romana fa come il governo nazionale: prima fa i disastri e poi mette le mani nelle tasche dei cittadini", così Marco Miccoli, segretario del pd Roma. "Hanno assunto di tutto: cubiste, ex fiorai, ex terroristi di destra, pugili, amici degli amici, e anche i due figlioli dell'ex caposcorta del sindaco Alemanno", sostiene Paolo Masini, consigliere del pd romano.

Molto critici l'idv, sel e i verdi. "Loro assumono migliaia di parenti, amici e amiche e i cittadini devono pagare il 50 per cento in più, dichiarano Vincenzo Maruccio e Giovanni Colagrossi dell' italia dei valori. "Questa sarà ricordata come l'amministrazione degli aumenti di tasse e tariffe", prosegue Gianluca Peciola di sinistra ecologia e libertà. "L'aumento è un vero insulto alla città, per un servizio indecente", conclude Angelo Bonelli, presidente nazionale dei verdi. Duro anche Giovanni Barbera, presidente del XVII municipio: "L'unica risposta a questa scelta scellerata non può che essere una campagna di disobbedienza civile di massa".

Polemici anche i sindacati e le associazione consumatori. "Questa operazione è assolutamente vergognosa perchè interviene dopo la manovra nazionale che introduce tagli e tasse con ricadute pesanti sui cittadini", afferma il segretario Cgil Lazio Claudio Di Berardino. "E' ora che anche a livello locale si cominci a parlare di abbattimento dei costi della politica, dichiara Luigi Scardone, segretario Uil di Roma e Lazio". "Ancora una volta l'inadeguatezza della politica scarica i costi sui romani, sui lavoratori e sui pendolari", così Mario Bertone segretario Cisl. E Carlo Pileri dell'Adoc: "Ci auguriamo che un aumento avvenga solo una volta assicurata un'ottima qualità del servizio".

Ma le proteste arrivano anche dalla stessa maggioranza. "L'aumento rappresenta un vero schiaffo alle famiglie, sostiene Federico Pasquali, capogruppo regionale Fli. "Non possono essere i cittadini a pagare per ripianare i debiti delle cattive gestioni dell'Atac", afferma Veronica Cappellaro (pdl), presidente della commissione Cultura alla Regione. "Se ci sarà un aumento è doveroso che sia legato a una maggiore qualità e quantità dei servizi", così Samuele Piccolo, vicepresidente dell'assemblea capitolina. E conclude Donato Robilotta, coordinatore dei socialisti riformisti del pdl: "Mi auguro che questa vicenda apra gli occhi a quanti ritengono che la gestione pubblica sia l'antidoto agli aumenti dei costi".

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