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Data: 16/07/2011
Testata giornalistica: La Repubblica
Sì alla Camera, la manovra è legge Berlusconi: "Resto per abbassare tasse"

Il premier ricompare: "Silenzio per senso di responsabilità". La legge di bilancio passa con 314 voti a favore, 280 contrari e due astenuti. Una stima di circa 1000 euro di costi all'anno in più per le famiglie. Napolitano la promulga: "Straordinaria prova di coesione". Bersani: "Va contro la povera gente". Da lunedì in vigore i ticket sanitari. Il Pd: "Sopprimerli, la copertura venga dal taglio ai costi della politica"

ROMA - Nel giorno del via libera definitivo alla manovra, Silvio Berlusconi torna a parlare. E dà la sua versione: "Mi si attribuisce un silenzio inspiegabile, è invece molto chiaro: se io dicessi quello che penso davvero, andrei contro gli interessi del Paese in questo momento di attacchi internazionali. Il mio senso di responsabilità mi ha quindi impedito di dichiarare quello che penso". Dopo il voto, il premier lascia Roma per farsi visitare: la notte scorsa è scivolato in casa e oggi ha lamentato dolori alla mandibola. 1

VIDEO - BERSANI: "MANOVRA CLASSISTA" 2

Fiducia con 314 "sì". Il ritorno attivo del presidente del Consiglio sulla scena politica arriva nel pomeriggio in cui la manovra economica firmata dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti 3, il primo a votarla in aula, ottiene la fiducia alla Camera: 316 i voti a favore, 284 i contrari e due astenuti. Poi il via libera definitivo al provvedimento con 314 sì, 280 "no" e due astensioni. In
serata, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l'ha promulgato: quasi raddoppiata nell'entità dai 40 miliardi inizialmente previsti fino agli attuali 79. E il Quirinale rimarca in una nota che l'approvazione in tempi brevissimi rappresenta una "prova straordinaria di coesione nazionale, che rafforza la fiducia nell'Italia da parte delle istituzioni europee e dei mercati. Non sarebbe stata possibile senza il deciso concorso delle forze di opposizione". I costi della manovra sono stimati in oltre 1000 euro annui per le famiglie. Particolarmente colpiti i nuclei monoreddito 4, va meglio ai benestanti. Nessun ritocco ai costi della politica, con tutta l'opposizione unita contro la "casta".

Ticket da lunedì. La prima misura a scattare sarà la reintroduzione dei ticket sanitari, 25 euro sui ricorsi impropri al Pronto Soccorso (codici bianchi) e dieci sulle visite specialistiche. Un contributo che fa gridare allo scandalo tutta l'opposizione, e che il Partito democratico propone di depennare dalla manovra, sostituendo il gettito previsto con dei tagli al costo della politica.

Il ministro della Salute Ferruccio Fazio conferma l'esenzione ai ticket per le fasce deboli, tra cui gli invalidi e i malati cronici e le categorie esenti per età e reddito (bambini e anziani con redditi familiari sotto i 36.150 euro annuo). Oltre a questi, esenti anche disoccupati, pensionati sociali e pensionati al minimo e i loro familiari a carico, con basso reddito (8.260 euro, aumentato in base al numero dei familiari), i malati cronici, i cittadini affetti da malattie rare e gli invalidi civili, di guerra, per lavoro e per servizio.

Come è facoltà delle regioni, l'Emilia Romagna 5 comunica subito lo stop al provvedimento. L'assessore regionale alla salute Crlo Lusenti parla di "scelta sbagliata e ingiusta. In attesa di decisioni da parte della Giunta regionale, lunedì prossimo in Emilia-Romagna non scatteranno i nuovi ticket sanitari previsti dalla manovra del governo".

Berlusconi: "Italia più forte". "Dopo l'approvazione della manovra l'Italia è più forte - afferma il premier - Anche se le incognite della crisi economica restano e bisogna superare delle criticità che impediscono la crescita dell'economia, nei prossimi due anni realizzeremo le riforme necessarie, per cui auspico un clima bipartisan". Berlusconi sottolinea che sono i "34 voti in più" a contare, che garantiscono la solidità dell'esecutivo. Dalla maggioranza gli fa eco il ministro per le Riforme Umberto Bossi: "Il governo va avanti".

Bersani: "Servono elezioni". Durante le dichiarazioni di voto, il segretario del Pd Pierluigi Bersani 6 ribadisce il no del suo partito, sottolineando la necessità di un cambio di passo: "E' una manovra classista, diciamo subito che siamo radicalmente contro. Serve una ripartenza, nuove persone, idee, un confronto, una nuova piattaforma, energie nuove. Per noi questo si chiama elezioni". Il leader democratico descrive l'atto di responsabilità dei democratici nel non fare ostruzionismo parlamentare: "L'abbiamo fatto per l'Italia aggredita dai mercati, per non aggiungere due settimane di confusione a una situazione già confusa, sapendo che la confusione si scarica sui più deboli". "Nei confronti del governo - conclude - la nostra responsabilità si ferma qui. Noi adesso la nostra responsabilità ce la prendiamo nei confronti degli italiani".

Opposizioni unite. Sulla stessa lunghezza d'onda anche Pier Ferdinando Casini (Udc) e Antonio Di Pietro (Idv), che pure invocano le dimissioni del governo. Le critiche al provvedimento sono le stesse: la manovra colpisce solo ceti medi, famiglie e lavoratori dipendenti, il che tra l'altro trascinerà in picchiata i già stentati consumi interni. E tutti i leader dell'opposizione dicono che andavano semmai toccati i grandi patrimoni e le rendite, non le detrazioni fiscali alle famiglie o imponendo i ticket. E soprattutto contestano il fatto che i tagli alla politica, molto limitati, scatteranno solo nel 2013.

Il caso dei "liberal" della maggioranza. Malumore anche nelle file del Pdl. Antonio Martino vota sì alla fiducia, ma non la manovra. E Isabella Bertolini chiede al governo di "cambiare" fase e di avviare le riforme e le liberalizzazioni. Queste ultime bloccate l'altro ieri dai parlamentari-avvocati, bollati dalla Bertolini come "corporazioni che bloccano l'Italia". "Questa manovra - lamenta Giorgio Stracquadanio - non ha nemmeno tagliato la spesa pubblica, ma solo aumentato le entrate" cioè le tasse.

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