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Pescara, 12/04/2026
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Data: 17/07/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Sul ticket Regioni in ordine sparso. Cinque giunte hanno già dato l'ok. Verso l'applicazione anche nel Lazio

ROMA - Lombardia, Liguria, Veneto, Basilicata e Sicilia da oggi applicheranno il ticket di 10 euro su esami specialistici e di 25 sui codici bianchi al pronto soccorso (25 euro). In cinque, dunque, hanno deciso di dire sì da subito, all'entrata in vigore delle nuove norme approvate con la manovra. Di aggiungere, cioè, 10 euro alla cifra finora pagata per le prestazioni. Lazio e Calabria dovrebbero partire tra qualche giorno, forse la prossima settimana. In altre, Piemonte, Umbria, Campania, Marche e Friuli, il provvedimento resterà sospeso finché le giunte regionali non sceglieranno quale strada prendere. Se dare il via libera al superticket oppure prendere provvedimenti autonomi per trovare coperture alternative alla tassa sulle prestazioni. Cinque, infine, si sono già pronunciate per il no. Val d'Aosta, Trentino Alto Adige (solo per i codici bianchi e non per la specialistica), Emilia Romagna, Toscana e Sardegna.
Il governo ha varato la sua manovra economica ma, in fatto di tasse sanitarie ogni Regione si comporterà come crede. D'altronde, la gestione della sanità, è a totale appannaggio delle amministrazioni locali. Che possono scegliere quale sistema applicare per fronteggiare le spese e ripianare gli eventuali deficit. Alcune, come il Lazio, non possono permettersi, al momento, di decidere quale strada percorrere. I conti non tornano, le casse sono in rosso: tocca accettare pur masticando amaro. «E' impossibile scongiurare la compartecipazione - spiega la governatrice Renata Polverini -. Non lo possono fare le Regioni virtuose, figuriamoci noi che siamo soggetti a piano di rientro». La situazione dei conti del Lazio non permetterebbe di approfittare della possibilità che il ministro della Salute Ferruccio Fazio ha lasciato aperta alle amministrazioni «di non applicare il ticket sulla specialistica di dieci euro purché adottino altre misure di partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie equivalenti sotto il profilo del mantenimento dell'equilibrio economico-finanziario e del controllo dell'appropriatezza». Trovando, a parità di conti, i soldi da altre fonti. Renata Polverini, nei prossimi giorni, valuterà di nuovo la situazione con i suoi tecnici.
Saranno almeno 15 milioni gli italiani (quelli senza esenzioni per età, malattie e reddito) che pagheranno i dieci aggiuntivi su visite e analisi. Fino ad oggi, la cifra massima di un ticket è di 36,15 euro (in Calabria e Sardegna arrivano anche a 46). A queste cifre, dunque, nelle Regioni che hanno deciso di adottare da subito la nuova misura economica, si dovranno aggiungere altri dieci euro. Che si tratti della radiografia, di un'analisi del sangue o di una tac. Questo vuol dire che, nel caso di un controllo impegnativo come la mammografia, non si pagheranno più 36,15 euro ma 46,15. Stesso discorso per tutti gli altri esami per immagini come la risonanza, tac e colonscopie. E per le visite. Se un primo consulto endocrinologico prima veniva a costare circa 22 euro nei prossimi giorni la cifra verrà caricata di dieci euro.
Questo significa, come hanno calcolato molte associazioni di consumatori, che per molti esami (quelli con il ticket attuale più basso tipo analisi del sangue) sarà meno costoso rivolgersi ad un privato. Prendiamo, per esempio, l'emocromo: al servizio sanitario si deve una cifra che va da 3 ai 4 euro, con il superticket si arriva a 13-14. Un costo superiore a quello di un qualsiasi ambulatorio.
La tassa sui codici bianchi al pronto soccorso, in realtà, non è una novità. Esiste già in molte Regioni come il Lazio ma, nella pratica quotidiana, a nessuno viene chiesto di pagare. Per le ragioni più diverse. D'ora in poi, a pazienti con patologie meno gravi, verrà chiesto di sborsare la cifra di 25 euro. Per evitare sovraffollamenti nei reparti di emergenza. Ogni anno sono trenta milioni le richieste al pronto soccorso. Uno su quattro è un codice bianco. Si tratta, in genere, di problemi per i quali il paziente potrebbe rivolgersi al proprio medico di famiglia.





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