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Pescara, 12/04/2026
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Data: 18/07/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Manovra, sui ticket sanitari è caos. Cresce il fronte delle Regioni ribelli: sono diventate otto, anche Umbria e Veneto dicono no. Polverini: l'esecutivo ha sbagliato, è tutto sulle spalle delle famiglie

Molti ospedali ancora non sanno se far pagare i 10 euro in più per gli esami diagnostici

ROMA - Sarà un debutto nel caos più totale: si, no, forse, chissà. Secondo la manovra dovrebbero scattare da oggi i nuovi ticket sanitari: 25 euro per i codici bianchi al pronto soccorso e 10 euro aggiuntivi rispetto alle tariffe già in vigore per visite e esami specialistici. Un provvedimento impopolare che alle Regioni non piace. E così chi può sta cercando di evitare di far pagare il balzello ai propri concittadini, cercando risorse alternative per coprire i tagli, come d'altronde prevede la stessa manovra. Un fronte, questo delle regioni ribelli, che cresce: Val D'Aosta, Emilia Romagna, Toscana, Sardegna e Trentino Alto Adige già da giorni avevano detto che non avrebbero applicato gli aumenti; da ieri anche il Veneto ha detto no alla nuova tassa. «Abbiamo preso questa decisione nonostante minori entrate rispetto ad altre Regioni. Anche senza i ticket garantiremo gli alti standard qualitativi delle nostre cure come sempre» ha annunciato il governatore del Veneto Luca Zaia.
Anche in Umbria non dovrebbe cambiare nulla. Dagli uffici della Regione, un fax inviato ad Asl ed ospedali annuncia: «Lunedì mattina nessuna novità, procedere come sempre». I 25 euro per i codici bianchi già esistono dal 2007 e continueranno ad esserci; non verrà applicato invece il superticket da 10 euro sulla diagnostica e sulle visite. Il congelamento del balzello per ora è previsto fino a dicembre in attesa di predisporre un piano alternativo. Poi si vedrà. Stamattina la giunta ratificherà la decisione. «Sospendiamo una misura iniqua e ingiusta, che colpisce e danneggia i cittadini» dice il governatore della Regione Catiuscia Marini. Aggiungendo: «È una misura iniqua perché si tratta di una tassa imposta a tutti senza tenere conto delle differenze di reddito. Inoltre, una misura così danneggia lo stesso sistema sanitari pubblico, favorendo e aprendo spazi verso gli operatori privati».
Quasi certamente le Marche procederanno per la stessa strada. Anche qui i codici bianchi al pronto soccorso già pagavano 25 euro e così rimarrà. Sui 10 euro aggiuntivi, però, per visite e esami ci sono molti dubbi. La giunta regionale delle Marche ne discuterà oggi.
Nulla cambia per il momento in Campania. Già a gennaio scorso sono stati decisi una serie di aumenti dei ticket (sono stati introdotti anche sulle cure termali e sui codici bianchi al pronto soccorso già si pagano 50 euro) per cui è improbabile che si proceda con nuovi aumenti. Ma la Campania è una delle regioni con i piani di rientro dai deficit sanitari e quindi dovrà in tempi rapidissimi decidere come compensare la decisione di stoppare i nuovi aumenti.
A conti fatti, quindi, da oggi i nuovi ticket saranno richiesti sicuramente in Liguria, in Calabria, in Sicilia, in Abruzzo, in Basilicata, in Puglia. E in Lombardia dove comunque, il governatore Roberto Formigoni, ha messo al lavoro gli esperti per capire se a breve il superticket di 10 euro possa essere ridotto. Nel Lazio si sta ancora valutando (vedi intervista sotto).
E intanto l'associazione Tribunale dei diritti del malato ha fatto due calcoli: in alcuni casi converrà prenotarsi l'esame specialistico direttamente dalle strutture private. La differenza, a livello di costo, sarà di qualche euro, ma a in compenso si attenderà solo qualche giorno a fronte di svariate settimane: «La spesa per le visite specialistiche è arrivata a 46 euro, con liste d'attesa di due o tre mesi. Spendendo qualche euro in più, 52 euro, si prenota una visita privata con un'attesa di due o tre giorni». E' una buona notizia? Assolutamente no, replicano dall'associazione, perché di fatto é la privatizzazione della sanità».

«Sarà difficile evitare il balzello»
Polverini: l'esecutivo ha sbagliato, è tutto sulle spalle delle famiglie

ROMA - Presidente Polverini, avete fatto i conti? Metterete i ticket?
«E' bene precisare che per la regione Lazio si tratta solo dei dieci euro sulle prestazioni diagnostiche perché il ticket sul codice bianco al pronto soccorso l'aveva già introdotto il mio predecessore Marrazzo. Stiamo studiando e facendo un po' di conti ma non è facile perché se dovessimo evitarlo del tutto servono 35 milioni e non è scontato in un bilancio come il nostro. Comunque stiamo studiando e domani (oggi ndr) presto avremo delle simulazioni. Speriamo di poter alzare la fascia di esenti».
Altre regioni hanno però già fatto sapere che i propri cittadini non pagheranno nulla.
«Non abbiamo avuto la fretta di altri perché, come è mio costume, prima di annunciare misure positive o negative voglio essere certa di poterle applicare».
Nei giorni scorsi Formigoni ha detto che i tagli alla sanità li regge solo la Lombardia e con molta difficoltà. Nel Lazio quali altre ripercussioni rischiate di avere?
«Occorre tener presente che noi dobbiamo ancora assorbire la precedente manovra di 5 miliardi e mezzo. Per le regioni è una situazione molto complessa e lo stesso Errani ha detto che se si dovesse applicare la norma della Finanziaria a tutte le regioni, tutte sarebbero in piano di rientro. Sono però convinta che nel Lazio si possa ancora agire sugli sprechi. In un anno abbiamo già recuperato due miliardi di euro».
Quindi siete pronti ad altri sacrifici?
«Tutt'altro, le regioni hanno dato il più consistente contributo alla manovra. La metà dei risparmi sul bilancio pubblico è stata fatta con nostre risorse malgrado incidiamo sulla spesa per il sedici per cento».
Avete fatto presente dove è possibile tagliare nel bilancio pubblico?
«Intanto devo dire, e me ne rammarico, che queste misure sono state prese dal governo nella più totale assenza di confronto. Penso invece che il rispetto istituzionale sia la base dei buoni rapporti e del buon funzionamento dello Stato. Inoltre sulla sanità ci sono dei patti firmati da governo e Regione che non prevedevano interventi unilaterali. Se avessimo avuto la possibilità avremo certo indicato soluzioni diverse. Comunque siamo riusciti ad intervenire ed evitare misure di modifica del patto di stabilità che avrebbero danneggiato le regioni del centro-sud».
L'emergenza ha imposto velocità, ma non crede che questa gestione centralistica faccia un po' a pugni con il federalismo e il decentramento predicato dalla Lega?
«Sicuramente è un atteggiamento molto strano e contraddittorio. Questo doveva essere il governo del federalismo e della responsabilizzazione degli amministratori. Invece ora è tutto ricentralizzato e il governo non ritiene nemmeno opportuno interloquire con noi. Con questa manovra il federalismo rischia di franare definitivamente. La Lega ha combattuto per tre anni e ora che porta a casa un provvedimento importante, si fa carico di un testo che riporta indietro le lancette».
Che cosa avrebbe fatto lei, presidente di centrodestra, per non incidere su pensioni, sanità?
«Ho fatto per ventisette anni la sindacalista e io non avrei agito in questo modo. Avrei, per esempio, alzato le rendite finanziarie. Comunque avrei fatto questa manovra in maniera completamente opposta e comunque avrei inciso fortemente sui costi della politica. Le famiglie ora sono chiamate a dare una risposta molto forte ed è assurdo spostare il problema alla prossima legislatura. Ceti alti e corporazioni avrebbero dovuto pagare di più e poi non lasciare solo a noi amministratori il compito di contenere la riduzione dei servizi».
Si chiama scaricabarile?
«Beh, diciamo che si è colpito dove si sapeva di andare sul sicuro. Da un lato le pensioni, dall'altro i redditi fissi. La spesa delle regioni viene tagliata indiscriminatamente. La fretta con la quale è stata fatta giustifica solo in parte l'assenza di politica e di scelta. La politica non è politica se non sceglie. Mi rendo conto che è più faticoso e più lungo, ma la politica è quella che decide di togliere a qualcuno in difficoltà per dare a chi lo è meno o per nulla. Se si toglie a tutte e due, si fa prima ma non ha senso».
Chi non ha ancora contribuito?
«Lo Stato centrale. I ministeri, le consulenze, il Parlamento».

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