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Pescara, 12/04/2026
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Data: 18/07/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Dopo la sentenza Fiat Marchionne "deluso" congela gli investimenti Camusso: modello fallito. Il responsabile auto della Fiom: «Bene la condanna Fiat»

ROMA. «Vogliamo capire». Il giorno dopo la sentenza del tribunale di Torino, dalla Fiat trapelano segnali di insoddisfazione e di delusione. Tali persino da non poter escludere un congelamento degli investimenti in Italia. Marchionne, che prepara il cda Fiat in Brasile per esaminare i conti del Gruppo del secondo semestre, vuole capire se la riammissione della Fiom in fabbrica con le sue Rsa senza riconoscere l'accordo, possa essere considerato un pareggio accettabile o un ostacolo al progetto di Fabbrica Italia. Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco ne rappresentano la parte fondante ma, se si esclude il piano per lo stabilimento campano (700 milioni di investimento per la produzione della Panda e l'obiettivo di 270 mila vetture l'anno) per gli altri siti le indicazioni non sono ancora chiare.
Per Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, «la cosa più importante della sentenza è che il modello della divisione ha fallito e viene restituita ai lavoratori la possibilità di decidere a quale sindacato appartenere. Questo dovrebbe indurre tutti i firmatari dell'accordo separato a riflettere sul fatto che le strade che portano a separazioni ed esclusioni non funzionano». Sull'ipotesi del congelamento degli investimenti, Camusso dice che «davvero colpisce l'atteggiamento di Fiat che per l'ennesima volta, ora di fronte ad una sentenza della magistratura, coglie l'occasione per rimetterli in discussione».
Giuseppe Farima, segretario generale della Fim-Cisl, ritiene invece che «la Fiom non abbia nulla di che essere soddisfatta dalla sentenza» perché, invece, si tratta di «un indubbio successo del sindacato metalmeccanico unitario Fim e Uilm e la sconfitta di chi nell'industria e nel sindacato metalmeccanico ha fatto in questi anni solo politica e ha smesso di occuparsi concretamente degli interessi dei lavoratori metalmeccanici». Farina parla di una «debacle sui tavoli di trattativa e nelle aule di tribunale che non lascia alibi né alternative al gruppo dirigente della Fiom che, o torna fare il sindacato confederale partecipando, con le nuove regole unitarie definite nell'accordo interconfederale del 28 giugno scorso, alla gestione del Ccnl e firmando gli accordi Fiat, o, a tutti gli effetti, si trasforma in un Cobas». Appello rigettato da Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, che conferma di non volerla sottoscrivere e sottolinea che «è fallito il tentativo della Fiat, attraverso le newco e gli accordi separati, di tenere la Fiom, i suoi delegati ed i suoi iscritti fuori dalle sue fabbriche».
A Pomigliano il sindaco Lello Russo chiede polemicamente alla Fiom «di far lavorare» gli operai. Ma il parroco della chiesa di San Felice in Pincis della città campana, don Peppino Gambardella, afferma che il giudice «ha fortunatamente riconosciuto il diritto sindacale della Fiom, non si poteva tenere fuori l'organizzazione storica più rappresentativa».
La sentenza, auspica Stefano Fassina responsabile economico del Pd, «potrebbe e dovrebbe essere colta da entrambe le parti come opportunità per ritornare al terreno negoziale» utilizzando il recente accordo tra sindacati e Confindustria. Fortemente critici con Marchionne, se dovesse congelare gli investimenti Idv e Rifondazione comunista

Intervista. Il responsabile auto della Fiom: accordo legittimo? Non lo firmiamo
«Bene la condanna Fiat»
Airaudo: non è un pareggio, noi torniamo in fabbrica

ROMA. «Non c'è nessun pareggio: è stato riconosciuto dal giudice che la Fiat ha tenuto una condotta antisindacale mettendo in pratica delle azioni specifiche. Noi rientriamo in fabbrica per questo con le nostre Rsa». Giorgio Airaudo, responsabile nazionale auto della Fiom e protagonista della «battaglia» di Mirafiori contro l'accordo separato, aspetta di conoscere nel dettaglio tutte le motivazioni ma annuncia che la Fiom, comunque, non firmerà l'intesa di Pomigliano.
Il giudice riconosce la legittimità dell'accordo.
«Ha respinto la richiesta di dichiarare illegittimo quel contratto separato perché, magari, ritiene che non avevamo titoli come Fiom nazionale a presentare il ricorso. Leggeremo nelle motivazioni, vedremo. Noi volevamo ottenere il risultato di far dichiarare la condotta della Fiat come antisindacale. Così è stato».
Rientrando in fabbrica riconoscerete l'accordo di Pomigliano?
«La rimozione degli effetti antisindacali garantisce la rappresentanza sindacale aziendale anche alla Fiom ma senza i vincoli di quell'accordo. Che non firmeremo e contro il quale continueremo a batterci. Si ripristina il diritto».
Sembra che Marchionne non sia soddisfatto e punti a congelare gli investimenti promessi.
«Non ho letto comunicati Fiat di questo tenore. In realtà la Fiat non vuole modernizzare alcunché. Il suo obiettivo dichiarato è rinunciare al contratto nazionale e avere una rappresentanza sindacale unica, magari compiacente. E' la modernizzazione che piace al ministro Sacconi che persegue vendette ideologiche. In pratica la Fiat propugna un modello aziendalista di tipo americano e, infatti, chiede una legge specifica».
Ritiene che la Fiat possa rallentare il piano di Fabbrica Italia?
«Spero che la Fiat non voglia usare ancora una volta, come a Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco, la minaccia di bloccare investimenti promessi come pressione sull'intero Paese. Mi chiedo: dove è la politica? Dove si nasconde la classe dirigente di un Paese che si deve adeguare alla Fiat e non il contrario come è successo in Germania o negli Usa dove le grandi aziende fanno conoscere i dettagli dei loro piani ai governi. Da noi chi conosce Fabbrica Italia?».
Marchionne chiede la piena governabilità degli stabilimenti.
«Capisco cosa vuole la Fiat. Ma visto che è fallito il disegno di escluderci e noi rientriamo negli stabilimenti a pieno titolo, chiedo ad alcuni dei tifosi più accesi di Marchionne: ne valeva la pena? Ora la Fiat deve rispettare le leggi».

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