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Pescara, 12/04/2026
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Data: 18/07/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Ticket, il rifiuto del Veneto. Si allunga la lista delle Regioni che non lo applicheranno. La Regione Abruzzo non blocca i nuovi ticket

Corsa contro il tempo dei governatori, ma alcuni non potranno farne a meno

ROMA. Anche il Veneto da ieri fa muro contro i ticket sanitari imposti dalla manovra finanziaria, e va ad allungare la lista delle Regioni che - con risorse proprie - cercheranno di evitare questo pesante balzello alle famiglie.
Sono solo sei le regioni dove il ticket sarà applicato, ma solo perché alle prese con il rientro dal deficit sanitario. «Siamo tra le poche Regioni, forse l'unica - ha commentato il governatore Luca Zaia - che ha deciso di affrontare questo nuovo salasso pur non avendo superticket e addizionale Irpef». Veneto regione virtuosa, e Zaia va ad allungare la lista di quei presidenti che quasi subito avevano detto no al ticket: Toscana, Emilia Romagna, Sardegna, Trentino Alto Adige, Val D'Aosta, Umbria. In quest'ultimo caso i dubbi sono stati sciolti ieri dalla presidente Catiuscia Marini che ha comunicato a tutte le Asl di non applicare i ticket in attesa di provvedimenti che la giunta regionale prenderà stamani. Sei le regioni dove invece i cittadini dovranno versare da oggi i ticket, seppur con importi diversi: Lazio, Liguria, Lombardia, Calabria, Sicilia e Basilicata. In alcune di queste il ticket si paga già, ma ci saranno dei rincari. Molte regioni comunque stanno lavorando per schivare il colpo di mannaia arrivato dalla manovra. Le Marche sono orientate ad applicarlo anche se aspettano un vertice con le Regioni per mercoledì, così come Piemonte, Campania e Friuli Venezia Giulia.
Governatori comunque agitati, visto che dovranno comunque distogliere risorse da altri settori.
«E' solo l'inizio di un percorso fatto di tagli, di tasse, di drastico impoverimento dell'Italia più disagiata» protesta il presidente della Puglia e leader di Sel Nichi Vendola. Il segretario del Pd Pierluigi Bersani critica invece tutto l'impianto della manovra di Tremonti: «Carica di tasse e senza alcuna riforma che non ci metterà al riparo dai mercati e che ha innescato una bomba a orologeria che scoppierà tra il 2013 e il 2014».
L'Idv accusa il governo di colpire «soprattutto i pensionati e quelle famiglie che già faticano ad arrivare alla fine del mese».
Cittadinanza attiva mette in guardia anche sull'esistenza del versante speculativo: «Se la spesa per le visite specialistiche è arrivata a 46 euro, con liste di attesa di mesi, spendendo qualche euro in più, 52, si prenota una visita privata con un'attesa di due-tre giorni. Questa manovra è una spinta verso il privato».
Infine la Cgil, che dopo l'allarme per i soldi in meno (dai 1.200 ai 1.800 euro) per famiglia che deriverà dalla manovra, calcola che i dipendenti pubblici perderanno dalla massa salariale 8-8.500 euro in quattro anni sommando la manovra attuale con quella precedente.

La Regione non blocca i nuovi ticket
Da oggi la specialistica costa di più, in sette regioni non si paga. Agli abruzzesi sarà richiesto di condividere fino al 50% le spese per la residenzialità quasi tutta in mano ai privati

PESCARA. L'Abruzzo non poteva dire no ai ticket da 10 euro che entrano in vigore oggi sulle prestazioni specialistiche, in compenso non subisce l'aumento da 25 euro sui ricorsi impropri al Pronto soccorso. Ma c'è poco da consolarsi, perché in arrivo c'è la compartecipazione, parola tecnica con la quale gli utenti sono chiamati a condividere le spese sanitarie con il pubblico.
Tempo qualche giorno e l'Abruzzo tornerà ad essere fra le regioni con la sanità più cara. Questo dopo i ticket imposti dal governo che scattano oggi: 10 euro in più che gli utenti devono pagare per effettuare prestazioni specialistiche come ad esempio la mammografia, la risonanza magnetica, la Tac. La Regione, considerato il deficit sulla Sanità e il faticoso piano di rientro, non avrebbe potuto «congelare» i ticket come è stato fatto da altre parti come ad esempio le virtuose (Emilia Romagna, Toscana, Sardegna, Veneto, Umbria, Trentino Alto Adige e Val d'Aosta). Non avrebbe saputo dove andare a cercare le altre risorse richieste dal governo dal momento che già ne chiede tante ai suoi cittadini. Di contro non è interessata ai superticket, anch'essi imposti dalla Finanziaria, da 25 euro per i codici bianchi al Pronto soccorso per, cioè, i ricorsi impropri al reparto di emergenza. Ma sia chiaro, i 25 euro non scattano non perché la Regione ha potuto dire no a questi ticket, ma solo perché già li fa pagare da cinque anni essendo sempre rimasti dal 2007 in poi nelle varie manovre di recupero dei debiti della sanità che si sono tramandate le amministrazioni di centrosinistra e centrodestra.
A questo quadro, già di per sè doloroso per chi ha che fare con la sanità in Abruzzo, si aggiungerà presto un altro tassello previsto dal piano operativo allestito dal commissario alla Sanità Gianni Chiodi e dalla vice Giovanna Baraldi per cercare di raggiungere il pareggio il prossimo anno.
Parliamo della manovra da 118 milioni che la Regione porterà al più presto, forse già questa settimana, al tavolo di monitoraggio con il governo. Se riceverà il via libera, e tutto lascia intendere che ci sarà, ecco che l'Abruzzo tornerà a primeggiare quanto a costi della sanità. Di che cosa si tratta? Della fase di compartecipazione alle spese che la Regione aveva previsto di far scattare già da luglio se non fosse stato per l'assoluta precedenza che ha acquisito la manovra finanziaria.
La compartecipazione va a colpire le prestazioni residenziali e semiresidenziali dell'area anziani, disabili, portatori di handicap e di patologie psichiatriche, un settore che in Abruzzo è quasi totalmente coperto da strutture private. La Regione spiega che è costretta a chiedere la compartecipazione dopo che ha dovuto rivedere i budget delle convenzioni con i privati. In sostanza chi dovrà fare ricorso a questo tipo di assistenza dovrà pagare di più per venire incontro alle esigenze economiche e finanziarie della Regione. "Quanto di più" è difficile dirlo, ma le previsioni parlano fino al 50 per cento della spesa totale. Le prestazioni quindi non saranno più solo a carico delle Asl, ma divise con il ricoverato. Davide Farina, della Cisl sanità, che sta seguendo il piano, indica un'alternativa che, però, interviene soltanto nel caso in cui il paziente non percepisce un reddito tale da consentirgli di pagarsi le cure: «In questo caso il conto del 50 per cento verrà scaricato sul Comune di residenza del paziente». Le percentuali sulla compartecipazione variano rispetto alla tariffa a seconda della tipologia di struttura. Se il paziente ha una pensione di invalidità e/o un'indennità di accompagnamento dovrà rinunciarci versandole alla Regione per il periodo (e la tipologia) di cure seguito.
Nel piano operativo si fa riferimento a un ulteriore meccanismo per poter aiutare soggetti nullatenenti, disabili e pazienti psichiatrici. La Regione prevede di costituire una Fondazione con l'apporto di banche, Comuni, associazioni. Questa Fondazione interverrebbe a favore dei pazienti più sfortunati. Per gli anziani, invece, si farà ricorso al fondo nazionale della non-autosufficienza.

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