PESCARA - La notizia del giorno è che il governatore-commissario Gianni Chiodi ha deciso di sospendere, per quindici giorni, l'applicazione del ticket da dieci euro per la specialistica ambulatoriale, introdotto dalla Finanziaria del Governo. La decisione giunge al termine di una giornata intensa, e soprattutto al termine della riunione del lunedì del tavolo tecnico regionale sulla sanità, segnata da «un'attenta valutazione dei riflessi negativi che il ticket poterebbe alle famiglie abruzzesi».
La giornata era iniziata con le dichiarazioni infuocate, a margine del pur cordiale incontro tra i gruppi consiliari per disinnescare la bomba della sfiducia al presidente dell'Emiciclo Nazario Pagano, del capogruppo Pd Camillo D'Alessandro: «L'introduzione del ticket è una facoltà, e non un obbligo. Chiodi vuole fare cassa sulla pelle ed il sangue dei cittadini nel modo più odioso, sulla loro salute. Se non è in grado di evitarlo si dimetta. In Consiglio regionale presenteremo proposte alternative per coprire il gettito potenziale dei nuovi ticket, senza scaricarlo su malati e cittadini. Siamo sull'orlo della disperazione, i cittadini non ce la fanno più, ne va della tenuta sociale della nostra regione». A brevissimo giro di mail, come ormai è consuetudine, l'altrettanto veemente replica del Pdl, con il portavoce Riccardo Chiavaroli: «Se venisse imposta una tassa sulle affermazioni demagogiche di D'Alessandro l'Abruzzo vedrebbe crescere di molto le proprio entrate. Un sistema sanitario regionale, negli anni disastrato economicamente e strutturalmente proprio dal filone politico di cui è figlio il capogruppo Pd, se oggi vede un netto avvio verso la normalità lo deve proprio a Chiodi e al governo regionale del Pdl. Sul ticket nazionale di dieci euro per i codici bianchi in pronto soccorso non vi è facoltà di esenzione per le regioni, come l'Abruzzo, sottoposte al piano di rientro nazionale del debito, tanto che anche la Puglia del Vendola amico del popolo non potrà non applicare tale misura».
Mentre la guerra dei comunicati infuria, a metà pomeriggio Chiodi inizia il suo smarcamento dalle impopolari decisioni governative, prima di tuffarsi nella riunione di Pescara con il subcommissario Giovanna Baraldi, i direttori generali delle Asl, la dirigenza dell'Agenzia sanitaria regionale e il superesperto Lanfranco Venturoni: «Non sono assolutamente d'accordo sull'aumento del ticket di dieci euro per le prestazioni specialistiche, misura iniqua e inaccettabile per una regione come la nostra ancora soggetta al commissariamento. Pur non avendo potere discrezionale, farò di tutto per impedire che le misure contenute nella manovra finanziaria abbiano effetti gravi sul nostro sistema sanitario. L'Abruzzo, secondo il Governo, non ha discrezionalità sul ticket e non può evitare l'aumento. Ma visti gli ottimi risultati ottenuti in materia di risanamento, farò ogni tentativo per impedire questo aggravio di spesa per i cittadini. Il contributo di 25 euro per i cosiddetti codici bianchi qui da noi era già in vigore, la novità sono questi dieci euro per le prestazioni specialistiche. Aspettiamo l'esito del tavolo di monitoraggio sulla sanità, domani a Roma: credo potranno uscirne notizie positive». E per notizie positive si intendono dunque, oltre al riavvio delle assunzioni nelle Asl, magari anche lo stop al ticket.
Invece, in serata, la svolta improvvisa. «Considero il ticket tichiesto dal Governo eccessivo e penalizzante, specie per i più deboli. Per questo ho deciso di congelarne, per il momento, l'applicazione in attesa di un confronto con il Governo in cui valutare soluzioni alternative», Chiodi dixit. Insomma, dalla non discrezionalità alla discrezionalità nel breve volgere di poche ore. Chiodi rompe gli indugi, congela il ticket e fa la faccia dura con il Governo. Domani da Roma sapremo quanto futuro verrà concesso a questa svolta decisionista.