ROMA - L'allarme rosso del Pdl sul caso di Alfonso Papa è già partito, sotto forma di due sms con i quali i deputati vengono precettati per dire no ai Pm, e con la raccomandazione della «presenza obbligatoria» in Aula. Il neo-segretario, Angelino Alfano, stasera incontrerà il gruppo a Montecitorio allo scopo di tenere alta la guardia.
Che l'esito del voto, previsto per domani, sulla richiesta di arresto avanzata dal Gip di Napoli, sia appesa a un filo è dimostrato dalle divisioni della Lega, al cui interno, come ha rilevato Italo Bocchino, vice-presidente Fli, si agitano due anime, quella di «Bossi che tenta di accontentare Berlusconi», apertamente schierato per il no alle manette, e quella di Roberto Maroni figlia di un «rigurgito legalitario». I repentini voltafaccia di Umberto Bossi (l'ultimo è a favore dell'arresto) scandiscono le incertezze dei leghisti, pressati da una base che non digerisce sconti agli inquisiti. Mentre i nodi politici sulla compattezza della maggioranza non sembrano ancora del tutto sciolti, riemerge il caso del senatore Alberto Tedesco, ex Pd, per il quale l'Aula di Palazzo Madama dovrebbe votare la prossima settimana sulla richiesta di arresto del Gip di Bari per una vicenda di sanità. La mossa che sta studiando il Pdl è quella di non partecipare al voto, lasciando tutta la responsabilità all'opposizione.
Ma nel Pdl l'appuntamento di domani è cruciale per non creare un precedente «devastante», come ha detto Silvio Berlusconi, che può inghiottire in rapida successione Marco Milanese, sul quale pende un'altra richiesta di manette, ed il ministro Saverio Romano, sul quale grava una mozione di sfiducia in seguito all'accusa di concorso esterno alla mafia. L'allarme rosso, per la presenza in Aula, si allunga a tutta la settimana in corso, durante la quale, come ricorda Fabrizio Cicchitto, il capogruppo, la maggioranza è a rischio per le votazioni sui rifiuti di Napoli e la legge sull'omofobia. Le «missioni e gli impegni esterni» nel Pdl vengono abolite fino a giovedì. Non dovrebbero sussistere dubbi, invece, sul voto segreto. Il gruppo dei «Responsabili» è pronto a raccogliere le 20 firme necessarie per far sì che il presidente della Camera, Gianfranco Fini, imponga la segretezza. L'Udc chiede alla Lega di battersi per il voto palese. Soltanto così potrebbero emergere le contraddizioni della maggioranza. Pier Ferdinando Casini annuncia il voto per l'arresto di Papa, «ma tutte le scelte vanno rispettate: l'importante è che avvengano alla luce del sole. Per questo mi auguro che non si ricorra all'escamotage del voto segreto, ma che ci si assuma la responsabilità di una scelta trasparente, lineare e limpida». Invece, il segretario Pri, Francesco Nucara voterà no alla richiesta di arresto sia di Papa ma anche per Milanese, quando arriverà in Aula. Mentre l'Italia dei Valori con Belisario giudica sfacciato l'invio degli sms ai deputati, Paolo Guzzanti si dice «tentato di votare sì all'arresto». Non ne può di convivere con Scilipoti. Per questo, Massimo D'Alema, vede «una grande confusione» nella maggioranza.