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Data: 20/07/2011
Testata giornalistica: Il Centro
La scomparsa di Remo Gaspari - Ecco il suo testamento «L'Italia di oggi guidata da cortigiani» Che sono parlamentari lo sanno solo loro non c'è un intervento in difesa della Regione

Pubblichiamo un estratto dell'ultima intervista a Remo Gaspari, quella rilasciata ad Antonio De Frenza del «Centro» e pubblicata il 10 luglio scorso, in occasione dei 90 anni dell'uomo politico abruzzese.

Oggi molti dicono: ci vorrebbe una nuova Dc. E' d'accordo?
«Lo pensavo anche allora. Sapevo che era un errore disfare la Dc. In Consiglio nazionale sono stato l'unico a votare contro l'elezione di Mino Martinazzoli. Ritenevo che con la sua elezione la Dc sarebbe sparita».
Fu un danno per il paese?
«Un grave danno. La dimostrazione è la Germania dove i democratico-cristiani sono alla guida della nazione economicamente più forte d'Europa».
La Dc motore di sviluppo dell'Italia?
«Quando la Dc è andata al potere negli anni successivi alla guerra era tra gli ultimi paesi d'Europa, poi siamo arrivati ad avere uno sviluppo che per molti anni ha gareggiato con quelli del Giappone e della Germania, e siamo arrivati ad essere uno dei sette paesi più industiralizzati del mondo. Oggi siamo gli eredi di quella potenza, viviamo degli spiccioli che restano di quella grande epoca».
Qual è stato il punto di svolta?
«La fine dei partiti negli anni Novanta».
Ma i partiti ci sono ancora.
«No, è cambiato tutto. I partiti non ci sono più come partiti veri, perché nei partiti veri si fanno elezioni pubbliche, che in Italia sono soppresse. Oggi alla guida dell'Italia c'è una classe politica molto più vicina ai cortigiani dell'Ottocento che ai parlamentari del Novecento. I cortigiani venivano nominati dall'alto, com'è accaduto alle ultime elezioni e come si vuole continuare a fare. E' incredibile avere reintrodotto sistemi che erano stati combattuti per secoli. Per questo vorrei che i partiti tornassero: partiti veri con regole vere e ideali».
C'è chi obietta che anche col sistema delle preferenze era il partito a decidere chi doveva essere eletto.
«Se non avevi il consenso nessuno te lo regalava. Se un altro aveva un consenso paritario allora ci potevano essere giochi di partito, ma quando il divario c'era, contava il consenso».
Parliamo un po' dell'Abruzzo. Non è più la locomotiva del Sud come ai tempi d'oro.
«L'Abruzzo è stato non solo la locomotiva del Sud ma dell'Europa. Per 14 anni l'Abruzzo è stato all'avanguardia tra tutte le regioni del Mezzogiorno d'Europa. La seconda regione distava di 12 punti. Noi eravamo al 92% del reddito medio europeo, Lisbona e la Valle del Veyo erano all'80%. Eravamo di gran lunga i migliori. Il nostro veniva chiamato il "miracolo europeo"».
E fino a quando è durato?
«Fino al 1994: è finito con l'arrivo di Berlusconi e di tutti questi signori che abbiamo oggi».
Un rallentamento c'è stato anche con l'uscita dall'Obiettivo 1: meno finanziamenti, meno sviluppo.
«Siamo usciti nel 1993 perché non siamo stati difesi. L'italia si lasciò tranquillamente cacciare dall'Obiettivo Ma gli indici economici portavano a questo, no?
«Le condizioni economiche per le quali noi siamo stati cacciati, l'Italia li aveva raggiunti e superati nell'87. Ma noi alla verifica dell'87 e a quella del ' 90 siamo riusciti a ottenere di rimanere nell'Obiettivo 1».
Una carenza della classe politica?
«La classe politica è quella che è».
Quella di oggi non la soddisfa?
«Ai miei tempi la classe politica maturava negli anni. Io prima di arrivare al governo ho passato sei anni durissimi alla guida di una commissione parlamentare, la più difficile della Camera. Al mio capogruppo avevo detto di non sentirmi preparato per quel compito, ma lui mi forzò ad accettare».
Oggi invece si sgomita per arrivare.
«Ne combinano di tutti i colori. E quello che la gente sa è niente. Bisognerebbe andare dentro i ministeri. Ma sono tutti così, anche quelli del centrosinistra».
E in Abruzzo non arriva niente: niente fondi, niente infrastrutture.
«Non ottengono niente: fanno gli accordi Stato-Regioni in cui vengono previste esecuzioni di opere che poi sono molto scarsine rispetto all'abbondanza che va al Nord di Bossi. Una situazione vergognosa».
Deluso dai nostri parlamentari?
«Che sono parlamentari lo sanno solo loro. Sono inesistenti, non c'è un intervento a difesa della Regione, lei vede quello che stiamo subendo per la sanità. Ieri ero a cena con il vicepresidente della Regione Lazio. Ho domandato quanti ospedali avessero chiusi. Manco uno, mi ha risposto, e il Lazio ha una popolazione che è sette volte quella dell'Abruzzo e un numero di ospedali non paragonabile».

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