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Pescara, 14/04/2026
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Data: 20/07/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Alitalia, Fantozzi si dimette da commissario straordinario «Non ho la fiducia del governo». Rammarico di Palazzo Chigi

ROMA - Ha fatto volare Alitalia tra debiti e scioperi. Schivato il fallimento e le proteste sindacali. Consegnando nel 2009, dopo una dura transizione, a Roberto Colaninno e Rocco Sabelli una compagnia senza privilegi. Ammaccata ma vitale. Poi, fino a ieri, ha guidato la fase due. Quella più impegnativa, della bad company. Con la liquidazione degli asset per rispondere alle esigenze dei creditori, dipendenti in primis. Ora Augusto Fantozzi, tributarista di fama ed ex ministro, ha detto stop. E in una lettera inviata alla presidenza del Consiglio ha rassegnato le dimissioni da commissario straordinario di Alitalia (la parte della società in amministrazione controllata). Il motivo è chiaro. «Ho ritenuto - scrive - che sia venuta meno la fiducia del Governo». E questo perché nella manovra approvata c'è una norma (l'articolo 15, comma 5) che prevede una sorta di commissariamento del commissario. Ovvero l'affiancamento dell'organo commissariale monocratico con due ulteriori commissari «al fine di contenere i tempi di svolgimento delle procedure di amministrazione straordinaria delle imprese nelle quali sia avvenuta la dismissione dei compendi aziendali e che si trovino nella fase di liquidazione». Peccato che Fantozzi fosse ormai vicino alla conclusione del suo lavoro.
C'è chi giura che l'intervento a sorpresa del governo, che ha espresso rammarico e stima a Fantozzi, sia il frutto di un timore. L'imminente avvio, proprio da parte di Fantozzi, di una azione di responsabilità nei confronti degli ex manager dell'Alitalia. Da Giancarlo Cimoli al Francesco Mengozzi, da Carlo Prato a Domenico Cempella. Ritenuti responsabili di un dissesto lungo 20 anni e già nel mirino delle Procure. Le gestioni dissennate della vecchia Alitalia avrebbero scaricato nel tempo sui contribuenti circa 1,2 miliardi di costi, tra debiti e ricapitalizzazioni. A cui si devono aggiungere i costi per gli ammortizzatori sociali e quelli pagati dai piccoli azionisti. In totale l'avventura della compagnia di bandiera, tra interventi statali e salvataggi in extremis, sarebbe costata circa 2,9 miliardi. Forse di più. Pagando a carissimo prezzo i manager, il consociativismo sindacale e scelte strategiche discutibili. Ferite ancora aperte. Di cui i risparmiatori portano i segni.
Fino a ieri la bad company, gestita da Fantozzi, ha venduto tutta la flotta (65 milioni di euro di introiti), pagato il Tfr di buona parte degli ex dipendenti, accertato crediti per 1,5 miliardi, esaminato 25 mila istanze dei creditori, gestito la cassa integrazione.
Chi ha avuto modo di incontralo lo ha trovato sereno e determinato. Convinto di aver fatto la scelta più giusta, da servitore dello Stato. «Ho la coscienza a posto perché ho lavorato nell'interesse del Paese, della compagnia e dei creditori», avrebbe confidato ai suoi. Di ufficiale nemmeno una parola.
«Il commissario - si legge in una nota - renderà conto con la relazione semestrale ai nuovi commissari delle misure adottate, dei risultati raggiunti, della liquidità disponibile e delle questioni pendenti. E assicurerà collaborazione per il pagamento dell'acconto ai dipendenti di Alitalia Express, Alitalia Airport e Volare, predisposto da tempo e previsto per il prossimo 26 luglio, e a seguire per i dipendenti di Alitalia Servizi e Alitalia S.p.A.».
Ringraziamenti, infine, per tutti: collaboratori, la sezione fallimentare del Tribunale di Roma, i dipendenti Alitalia.
Il Pd, con Enrico Gasbarra e Michele Meta, va all'attacco: speriamo che alla base del comma anti-Fantozzi non ci siano le possibili azioni di responsabilità nei confronti dei precedenti vertici del gruppo Alitalia. Di fatto, creditori ed ex dipendenti di Alitalia sono stati nuovamente traditi da un governo che si preoccupa purtroppo soltanto dei soliti amici. Da Palazzo Chigi, in serata, l'invito a ripensarci. «La norma varata non c'entra nulla con Alitalia», si legge nel comunicato della presidenza del Consiglio. Troppo tardi.

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