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Data: 20/07/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
La Lega: no al decreto rifiuti ma è compromesso su Papa Sì all'arresto con libertà di coscienza». Il rebus del voto segreto

ROMA - Con una mossa a sorpresa, il probabile ritiro del decreto sui rifiuti di Napoli, avversato dalla Lega, la maggioranza potrebbe raffreddare la tensione che scuote il governo e che si intreccia con la votazione a scrutinio segreto sulla richiesta di arresto per Alfonso Papa (Pdl), prevista per oggi pomeriggio in Aula alla Camera.
Se una mina appare disinnescata con un escamotage tecnico (l'esame finale del decreto sull'immondizia è stato rinviato a questa mattina, ma dovrebbe essere appunto ritirato), un'altra rischia di esplodere, oggi pomeriggio, sul cammino della maggioranza. La Lega ha sciolto, in tarda serata, le proprie riserve sul deputato napoletano coinvolto nella vicenda P4: è favorevole all'arresto, ma lascia libertà di coscienza, come annunciato da Marco Reguzzoni, presidente dei deputati leghisti. Una libertà di manovra che si compensa con la volontà del Pdl nel dire no alle manette.
Angelino Alfano, segretario del partito, ha confermato il voto contro la richiesta dei giudici di Napoli. Durante l'incontro con il gruppo, ha avvertito: «Fare il partito degli onesti non significa diventare il partito delle manette». Le opposizioni si esprimeranno per il sì all'arresto. Anche se vogliono il voto palese. Come ha spiegato Pier Luigi Bersani, segretario Pd, «ci opporremo al voto segreto e siamo favorevoli sia all'autorizzazione» sia per Papa sia per l'ex pd Alberto Tedesco (al Senato).
Per una singolare coincidenza, infatti, mentre la Camera voterà per Papa, al Senato approda un altro caso scottante: l'Aula di Palazzo Madama sarà chiamata a votare sull'arresto ai domiciliari per l'ex senatore Pd, Tedesco, coinvolto in una vicenda di corruzione nella sanità pugliese. L'inserimento a sorpresa nei lavori dell'Aula, del caso Tedesco, preoccupa i vertici del Pd. Si sarebbe trattato, spiegano, di una mossa autonoma del vice-capogruppo Nicola Latorre il quale ha affermato che «in questo modo si allontanano i minimi sospetti che possano esserci miseri scambi politici». Ma è questa la preoccupazione maggiore dei vertici che avvertono dei rischi di scambio, coperti dal voto segreto. E ciò potrebbe generare «cortocircuiti» che potrebbero salvare sia Papa che Tedesco. Ma l'effetto avrebbe ricadute devastanti sull'opinione pubblica sulla quale soffia il vento dell'antipolitica.
Del resto, sono quei rischi che già paventa la Lega per il caso Papa. I deputati del Carroccio sembrano spaccati al loro interno: da un lato ci sono gli onorevoli vicini a Roberto Maroni, favorevoli all'arresto, dall'altro i bossiani. «Qui ci inseguiranno con i forconi» ha esclamato ieri un deputato emiliano. Nessuno nasconde che se la maggioranza si frantumasse, si aprirebbe una possibile crisi di governo. Timore diffuso anche nel Pdl. Le previsioni per oggi, a Montecitorio, sono queste: la maggioranza, in caso di spaccatura della Lega, spera di ricevere una ventina di voti dal Pd, qualcuno dall'Udc, perfino una manciata dall'Idv. Quanto al voto segreto, la richiesta arriverà non tanto dal gruppo dei «Responsabili», ma da una ventina di deputati, compresi alcuni del Pdl.
A condizionare l'esito della votazione pomeridiana sarà la battaglia sui rifiuti di Napoli (il dibattito è in mattinata), che viene seguita con preoccupazione dal Quirinale. La battuta d'arresto del governo sul rinvio del decreto in commissione Ambiente (sconfitto per 6 voti) ha innescato forti tensioni nella maggioranza. La Lega è contraria a spostare in altre Regioni la spazzatura. Il presidente dei deputati, Reguzzoni, ha spiegato che senza le modifiche richieste il Carroccio voterà contro. Dopo una lunga riunione tra governo, Pdl e Lega, si è fatta strada l'ipotesi del ritiro di tutto il decreto, anche a seguito di un'ordinanza del Consiglio di Stato che vanificherebbe lo spirito del provvedimento del governo.
Se la mossa del ritiro avrà effetti per calmare le acque, lo si vedrà da subito, questa mattina. Berlusconi non molla, non vuole che dal caso Papa si possa staccare una valanga che travolga, in rapida successione, Marco Milanese, sul quale pende un'altra richiesta di arresto, ed il ministro Saverio Romano, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il segretario Alfano, parlando al gruppo Pdl, ha fatto diversi esempi di parlamentari poi assolti, facendo i nomi di Gaspare Giudice e Mercadante. Nella memoria difensiva di Papa si insiste, invece, sul «fumus persecutionis» dei giudici di Napoli.

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