E' sfumata in una notte l'ipotesi di smaltimento sulla terraferma dei fanghi prelevati dall'annunciato minidragaggio del bacino di levante che dovrebbe consentire le manovre portuali del catamarano Pescara Jet, garantendo i collegamenti turistici con la costa croata. «Uno stoccaggio, anche se temporaneo, in una ex cava non è consentito dalla normativa vigente che considera, di fatto, i fanghi prelevati in mare, un rifiuto», spiega il commissario straordinario per il dragaggio e presidente della Provincia, Guerino Testa, dopo l'ennesima convulsa giornata alla ricerca di soluzioni tampone, annunciando per stamane un incontro stampa, in cui, forse, illustrerà le ipotesi per ripristinare i collegamenti Snav con la costa croata e chiarirà il cronoprogramma delle operazioni di dragaggio del porto di Pescara.
Mentre i primi turisti, oltre un centinaio, si preparano ad imbarcare costumi e valige dal porto di Ortona. Già da domani e poi ancora lunedì. E' infatti sulla costa teatina che Snav, ha dirottato le partenze. E il pericolo che il Pescara Jet, possa diventare definitivamente, nel bel mezzo della stagione estiva, l'Ortona Jet, appare quanto mai concreto. «Ci auguriamo che questa soluzione sia temporanea, oltre che breve - precisa Quinto Ippoliti, operatore turistico e inventore del ponte navale Pescara-Croazia -. Al di là dei disagi per i passeggeri, a perdere davvero questa partita è l'economia di Pescara». Ne è convinta anche la Cna di Pescara secondo cui le conseguenze del mancato dragaggio cominciano a manifestarsi in tutta la loro perversa portata. «In tempi non sospetti - afferma la confederazione artigiana presieduta da Riccardo Colazilli e diretta da Carmine Salce - denunciammo l'irresponsabile balletto che la burocrazia stava esercitando sulle attività portuali. Come una cambiale, e dopo i danni patiti dalla pesca e dalle attività di movimentazione delle merci, puntuale arriva ora l'ennesima tegola. E la politica si divide nella ricerca affannosa delle responsabilità, anziché cercare di mettere riparo a una situazione che appare già compromessa».
Parla di un disastro annunciato, la Cna, snocciolando le cifre ufficiali sul movimento passeggeri del porto pescarese. «Tra il 2007 e il 2010, metà delle presenze è andata dispersa in mare - dice Cna - Degli oltre 45mila passeggeri tra sbarcati e imbarcati nel collegamento nella stagione 2007, già nel 2010 ne erano rimasti poco più di 23mila. Perdite dovute a incuria e superficialità, a politiche turistiche fatte di proclami e non di investimenti oculati. Il poco tempo a disposizione - conclude la Cna - deve essere dedicato a salvare il salvabile. Che non vuol dire soltanto tentare di riportare i mezzi della Snav sulle banchine pescaresi, ma soprattutto nel convincere la compagnia che nei prossimi anni troverà da queste parti interlocutori seri». Puntuale arriva anche la polemica politica e se da un lato il Pd, con il capogruppo in comune Moreno Di Pietrantonio commenta il fallimento dell'amministrazione Mascia, della Provincia e della Regione Abruzzo, dal Pdl replica il vicecapogruppo Armando Foschi, difendendo «l'intenso lavoro del commissario straordinario Testa e dell'amministrazione comunale».
Snav a parte, anche il Wwf interviene sulla vicenda dragaggio annunciando di aver diffidato l'Arta Abruzzo, che non ha reso note le analisi successive allo sversamento dei fanghi del porto di Pescara a mare e nella cosiddetta vasca di colmata. Acque sempre più agitate.