PESCARA - «Mi auguro che la Fiat, anziché fare ricorso, riprenda una trattativa vera, che tenga conto di tutti i sindacati, ma soprattutto del consenso dei dipendenti; senza consenso le fabbriche non funzionano». Così Maurizio Landini, numero uno della Fiom Cgil, a margine di un incontro con le tute blu abruzzesi, ieri a Pescara. Pensa, e spera, che la sentenza per comportamento antisindacale contro il Lingotto sul caso-Pomigliano, possa far aprire una nuova pagina nelle relazioni industriali con la Fiat, anche in Sevel.
«Aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza di Torino, per capire come può evolversi anche in Sevel il contenzioso aperto dopo il nostro mancato accordo sulle clausole antisciopero», spiega Marco Di Rocco, Fiom Chieti. Un nuovo braccio di ferro potrebbe aprirsi. «Per martedì è convocato un incontro in Confindustria per discutere dei tempi di pausa ricalcolati da 40 a 30 minuti», informa Di Rocco.
Non solo Fiat: della partita dei diritti, e del contratto nazionale, Landini ieri ha parlato nel quartier generale Cgil a Pescara. Sotto la lente d'ingrandimento l'accordo interconfederale del 28 giugno, per evitare il ripetersi di accordi separati. «Ma abbiamo perplessità -avverte Landini - : nell'accordo si ribadisce l'importanza del contratto nazionale, ma si prevede che laddove ci sarà la contrattazione aziendale basterà il voto della metà più uno delle Rsu, senza il voto di tutti i lavoratori sugli accordi. Va riaffermata, e c'è una discussione aperta anche in Cgil, la questione della democrazia e del diritto di tutti a poter votare, anche le scelte delle multinazionali». Soprattutto quando i lavoratori sono l'anello più debole. Anche l'Abruzzo è sotto stress da fuga di colossi: dalla Bianchi alla Matex fino alla Airone Technic, tanti posti a rischio. «Oggi sono le multinazionali a decidere dove si produce e cosa si produce. La stessa Fiat dopo la sentenza di sabato ha annunciato anche rischi di sospensione degli investimenti in Italia; i rapporti di forza tra lavoratori e aziende sono sbilanciati. L'assenza della politica rende più grave questa sproporzione; serve una politica industriale che indichi una prospettiva sui territori, ma in modo coordinato. E' un problema l'assenza del Governo nell'affrontare anche le questioni di politica industriale. Occorre un cambiamento politico».