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Data: 22/07/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Allarme di Confindustria crescita ferma nel trimestre. Cgil e Pd prevedono un autunno nero per il lavoro

ROMA - Debolezza della domanda interna, frenata dell'export, consumi piatti, ordinativi in calo. Poi: stretta sui conti pubblici, contesto per gli investimenti deteriorato, tempesta dei mercati a causa della crisi dei debiti sovrani. E infine, tanto per non farci mancare niente, ci sono anche le materie prime care e l'aumento dei tassi Bce che accentuano le difficoltà dei debitori. Conclusioni: fiducia a picco e crescita nel terzo trimestre «quasi nulla».
A leggere la congiuntura flash di luglio del centro studi Confindustria, vengono i brividi. Qualunque dato si guardi, qualunque indicatore si analizzi, il risultato è sempre nero. Quel poco di speranza che c'era all'inizio dell'anno su una ripresa, per quanto lenta e modesta, sembra svanito. L'Italia è al palo. Forse peggio. Come i gamberi, facciamo un passo avanti e due indietro.
Uno scenario decisamente preoccupante. Che potrebbe avere effetti devastanti su un mercato del lavoro già in forte difficoltà (a maggio il tasso di disoccupazione è arrivato all'8,1% e tra i giovani ormai uno su tre è senza lavoro). «A giugno la percentuale di imprese che si attendeva una riduzione del numero di addetti nei successivi tre mesi (17,5%) è tornata a essere superiore a quella di quante prevedevano un incremento (16,0%)» si legge nel rapporto. La preoccupazione monta. Osserva Cesare Damiano, deputato Pd ed ex ministro del Lavoro con il governo Prodi: «È probabile che il prossimo autunno sia caratterizzato da un mancato sviluppo dell'economia che coinciderà con uno shock occupazionale dovuto al compiersi dei processi di ristrutturazione delle imprese medio-grandi che hanno attualmente centinaia di migliaia di lavoratori in cassa integrazione». Secondo la Cgil «il Paese paga non solo gli effetti della crisi internazionale, ma anche le mancate scelte di un governo, che non ci ha voluto ascoltare. La manovra economica non fa altro che aggravare questa situazione. Gli oltre 180 tavoli di crisi aperti al ministero dello Sviluppo sono la dimostrazione lampante dell'inerzia del governo e della fallacia delle sue politiche».
Eppure nel secondo trimestre, come ricorda la stessa Confindustria, sembrava che la situazione stesse migliorando: c'era un aumento dell'1,6% della produzione industriale, concentrato nella prima parte del periodo, che aveva originato una temporanea accelerazione del Pil. Poi la girata a 180 gradi con la «crescita quasi nulla nel terzo trimestre». Dice il rapporto: «Gli indicatori qualitativi sono in corale arretramento: gli indici Pmi hanno rilevato in giugno ordini calanti nel manifatturiero (47,5, minimo da 20 mesi, da 51,1) e nel terziario (47,4, da 50,1). Giudizi e attese delle imprese rivelano la fiacca dinamica produttiva».
L'allarme di Confindustria sulla crescita zero del Pil preoccupa molto anche i consumatori: «E' una situazione giunta al limite» sostengono Adusbef e Federconsumatori. Secondo le due associazioni in questo contesto la manovra «peggiorerà ulteriormente le condizioni delle famiglie» con un incremento dei costi a nucleo che potrebbe arrivare nel 2014, se verranno attuati i tagli lineari sulle agevolazioni e detrazioni fiscali, anche a oltre 1.700 euro all'anno.




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