Pescara, il segretario nazionale della Fiom-Cgil all'assemblea regionale
PESCARA. La recente sentenza contro la Fiat per comportamento antisindacale, la manovra finanziaria e l'accordo confederale tra Confindustria, Cgil, Cisl e Uil.
Questi gli argomenti trattati da Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, intervenuto ieri mattina all'attivo regionale dei metalmeccanici abruzzesi (presenti in centinaia) nella sede del sindacato a Pescara. Con lui Gianni Di Cesare e Nicola Di Matteo, segretari regionali Cgil e Fiom.
Landini spera che la Fiat tenga conto della sentenza del tribunale e che non faccia ricorso: «Adesso riapra una trattativa vera che tenga conto di tutti i sindacati, ma soprattutto dei lavoratori. Non mi sembra che in questo anno e mezzo la Fiat abbia ottenuto il consenso degli operai e senza questo nessuna fabbrica funziona».
Il segretario generale Fiom evidenzia come l'interesse primario sia quello di mantenere i siti produttivi del colosso torinese in Italia: «Non abbiamo mai detto che non siamo disponibili ad affrontare il problema di avere più turni e una diversa organizzazione del lavoro per una maggiore competitività, ma ciò deve avvenire rispettando le leggi e i contratti che ci sono in Italia». Landini non accetta le minacce di Marchionne di voler chiudere se non si accettano le condizioni dell'azienda, anche in virtù del fatto «che sono anni che sento parlare di miliardi di investimenti, ma nessuno sa dove la Fiat li farà, se nel nostro paese o altrove».
Riguardo all'accordo confederale Landini non accetta che si sia superata la possibilità di scelta democratica dei lavoratori, demandata ora alle Rsu e alle Rsa, che sono in potere anche di sottoscrivere accordi separati derogando dai contratti nazionali.
Particolarmente critico nei confronti della manovra finanziaria, giudicata troppo pesante per le solite fasce deboli, e della classe politica: «È uno dei problemi del nostro tempo, negli ultimi quindici anni la politica è stata a disposizione della finanza e delle grandi imprese. Non si ha più la capacità di avere un'idea di sviluppo industriale di disegno collettivo. Credo che per uscire da questa crisi ci voglia un nuovo intervento pubblico per il rilancio dell'economia, e non penso alla Cassa per il Mezzogiorno. Il governo oltre a essere in crisi non ha affrontato nessuno di questi problemi, anzi ha lasciato fare. L'ultima manovra è un esempio lampante: deprime ancora di più i consumi perché riduce il reddito delle persone». Landini evidenzia infine come nelle tante vertenze aperte in Abruzzo manchi il ruolo della politica che dovrebbe aiutare i lavoratori e i sindacati di zona che da soli non possono competere per una sproporzione di forze con le aziende.