MONZA - Due ore di ritardo dicono molte cose: che Umberto Bossi non smania per inaugurare la sede nordista del suo Ministero; che l'efficienza padana fa cilecca nel giorno in cui dovrebbe dar prova di sé; che Monza è comunque un posto scomodo da raggiungere anche per i lombardi. Dopo un'ora d'attesa uno stizzito Tremonti capisce che il capo leghista è intenzionato a disertare: «Mi hai obbligato a venire, adesso ci vieni anche tu» gli urla al telefono. Così dopo un'altra ora Bossi fa capolino salutato da un centinaio di contestatori avvolti nel tricolore: «Vai a lavorare!».
I Ministeri al Nord sono un'invenzione, e quella che va in scena alla Villa Reale di Monza è una finzione. Non c'è nessun Ministero, nessuna sede di rappresentanza, nessun ufficio distaccato. Solo due stanzette con tre scrivanie senza telefono che però consentono a Roberto Calderoli di mostrarsi raggiante: «Oggi si corona un sogno». Ci sono anche trenta leghisti a fare da claque, quattro bottiglie di spumante, due bandiere italiane e due europee. Però non c'è il bagno, che se qualche ministro avrà un'urgenza dovrà correre cento metri all'aperto per trovare una toilette.
Dovrebbe essere un giorno di festa, ma parecchi invitati hanno il muso lungo. Giulio Tremonti per esempio cerca di non farsi vedere: e sì che dovrebbe essere uno dei più felici visto che ha accettato che la targa d'ottone del suo prestigioso dicastero venisse affissa sul muro scrostato di questa Versailles brianzola. L'unica cosa che gli preme (e costringe l'amico Umberto a farlo) è far sapere che le scrivanie e le bottiglie di spumante sono state comperate a spese dei ministri, che nessuno dunque vada in giro a insinuare che i costi sono a carico del contribuente.
Calderoli voleva far suonare Va' pensiero, gli hanno detto che è meglio di no. Sarebbe un'esagerazione, certo, ma almeno sarebbe un atto di coerenza visto che più che sede distaccata di Ministeri sembra una sede della Lega Nord. Per Bossi una stanza tutta da solo, una grande poltrona con schienale, una lastra di vetro per pavimento con vista su fondamenta antiche. Gli altri tre ministri (all'ultimo ha voluto aggiungersi anche la Brambilla) ammassati in un tinello quattro per quattro, spoglio e disadorno, salvo una statuetta di Alberto da Giussano su ciascun tavolo.
Per non offendere nessuno alle pareti ci sono le foto di Napolitano. Ma per mettere le cose in chiaro ce ne sono anche di un Bossi assai giovanile. Il quale Bossi, potendosi permettere di far sciogliere i sudditi in attesa per due ore sotto un sole assassino, arriva verso l'una e mezza. Grazie al ciuffo e agli occhiali neri ricorda José Feliciano: «Ieri ero in ospedale in Svizzera, mi hanno operato agli occhi». L'assessore lombardo alla Sanità, il leghista Bresciani, ascolta indispettito: il capo ha così tanta fiducia nell'efficienza medica della sua Lombardia che per un interventino alla cataratta ha preferito il Canton Ticino. Roba da casta.
Domandare a cosa servirà questo appartamento spoglio è fatica inutile: «Vedremo, faremo, decideremo». Dicono che chi vorrà esporre qualche problema ai Ministeri potrà farlo qui senza accollarsi il peso di un viaggio a Roma. Già, ma da chi verrà ricevuto il cittadino questuante? «Vedremo, faremo, decideremo» spiega Calderoli. Gli altri tre - Bossi, Tremonti e Michela Brambilla - preferiscono cambiare argomento. C'è anche Roberto Cota, governatore del Piemonte che tutti immaginavano in Val Susa dopo la notte di scontri nel cantiere della Tav, ma non ha voluto mancare a questo momento storico.
«Al nord sono contenti» ribatte Bossi a chi gli fa presente che questa inaugurazione sta facendo incavolare parecchie persone. A guardarsi intorno si direbbe piuttosto che al nord, più che contenti, sono indifferenti. I primi a sapere che alla Villa Reale va in scena un canovaccio con il quale i vertici della Lega sperano di distrarre l'attenzione dei loro potenziali elettori da questioni più serie sono proprio i leghisti. Che, a parte i colonnelli e i funzionari obbligati ad esserci, hanno disertato in massa la solenne cerimonia.
Manca anche Bobo Maroni, e naturalmente l'assenza accende la miccia alle insinuazioni sui contrasti interni che dilaniano il Carroccio. Qualcuno prova a smorzare: «Se è per questo, manca pure Reguzzoni», cioè il rivale numero uno del ministro dell'Interno. Ma Calderoli non può sopportare che la festa venga rovinata in questo modo: «Nella Lega c'è massima unità d'intenti. Maroni doveva venire, ma è stato colpito da un'intossicazione alimentare». E visto che qui manca pure il gabinetto, devono avergli suggerito di non venire.