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Pescara, 14/04/2026
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Data: 25/07/2011
Testata giornalistica: La Repubblica
Rogo Tiburtina. Ora è polemica sulla sicurezza ma Rfi: possibile manomissione. La rivista storica dei ferrovieri: insufficienti le misure antincendio.

"In queste ore, come ferrovieri, ci interroghiamo sull'adeguatezza e sull'efficacia dei dispositivi di prevenzione antincendio presenti nella stazione Tiburtina, tenuto conto che si tratta di impianti elettrici molto estesi e complessi, realizzati in parte in ambienti sotterranei".

E' l'allarme lanciato dai ferrovieri della storica rivista "Ancora In marcia" dopo l'incendio divampato la notte scorsa nello scalo romano. Di più: anche dalla Polfer arriva un punto interrogativo sul funzionamento se non l'esistenza stessa di sistemi di prevenzione: "Non è stata ancora verificata la presenza di un impianto antincendio", spiegava a fiamme ancora non domate Marco Napoli, responsabile della squadra di polizia giudiziaria della Polfer del Lazio, rispondendo alle domande dei giornalisti all'esterno della stazione Tiburtina. Napoli ha spiegato: "Non è stato ancora possibile effettuare il sopralluogo all'interno per via delle alte temperature".

I ferrovieri hanno poi rincarato la dose: "Rileviamo l'insufficienza delle ordinarie misure di prevenzione antincendio in uno dei più grandi impianti italiani, nodo nevralgico della circolazione ferroviaria che garantisce quotidianamente lo spostamento per migliaia e migliaia di viaggiatori. Siamo convinti - hanno sottolineato - che ogni scelta di investimento e miglioramento delle infrastrutture di trasporto debba essere fatta solo dopo aver garantito per le strutture in uso la massima sicurezza possibile, per viaggiatori e lavoratori. Non si può abbassare la guardia ... restiamo stupiti da quanto accaduto anche per l'esistenza nel gruppo Fs Spa, ed in RFI Spa, di corpose strutture aziendali, tecniche e amministrative, dedicate esclusivamente a studiare e garantire la cosiddetta 'sicurezza di sistema' ".

Anche il sindaco Alemanno è stato perentorio sulla vicenda: "Vogliamo sapere da ferrovie - ha detto - che cosa è successo. Perchè questa vicenda creerà difficoltà- a Roma almeno per un mese".

Ma la Rete Ferroviaria Italiana non ci sta, e mentre annuncia "unha commissione d'inchiesta" rilancia l'ipotesi di un sabotaggio: Tra le possibili cause - sostiene - non è esclusa la manomissione o asportazione "di cavi o di collegamenti in rame o alluminio che provocano anomali funzionamenti degli impianti, anche in tempi differiti rispetto al momento del danneggiamento.

Questa la tesi di Rfi: "Eventi simili a quello accaduto oggi nella stazione Tiburtina sono, per esperienza, attribuibili prevalentemente a tre tipologie di cause: fulminazioni dirette di cavi elettrici per scariche atmosferiche; contatti diretti su apparecchiature e/o parti di impianto di segnalamento a bassa tensione per rottura e caduta linee elettriche ad alta tensione (3mila volt) che forniscono energia di trazione ai treni; manipolazioni e/o asportazioni di cavi o di collegamenti in rame o alluminio che provocano anomali funzionamenti degli impianti, anche in tempi differiti rispetto al momento del danneggiamento".

"Nel caso di Tiburtina - prosegue la nota - la ricostruzione dei fatti mostra che alle ore 4 circa veniva segnalato, da parte del personale in servizio, la presenza di fumo negli impianti tecnici di comando e controllo del segnalamento ferroviario, sebbene dai sistemi di monitoraggio dell'alimentazione delle linee elettriche efficienti, non si avevano segnali premonitori, come aperture dell'interruttore di protezione dei circuiti elettrici né di bassa tensione nè di alta tensione". "Ovviamente - prosegue Rfi - è da escludere la prima causa. Ed anche la seconda è da escludere. Per quanto dianzi descritto, non essendoci stati interventi delle protezioni, prosegue ora l'analisi in merito alla terza causa potenziale ovvero di altre eventuali di cui non si ha esperienza, e allo scopo è stata istituita una commissione di inchiesta".

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